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Più TV che scuola per gli adolescenti
Gli adolescenti trascorrono in un anno più ore di fronte alla tv (1.100) che nelle aule scolastiche (800). È il dato dal quale è partita la commissione bicamerale per i diritti dell'infanzia che ha discusso, ma non ancora votato, una proposta di risoluzione (coordinata dal senatore dei Verdi Athos De Luca) per impegnare il governo a favorire l'introduzione di precise norme in materia. La risoluzione parte dalla considerazione che il livello qualitativo dell'offerta televisiva destinata ai minori è ancora "carente", perché propone "modelli di scarso valore qualitativo che penalizzano la cultura, la crescita civile ed etica dei cittadini e in particolare lo spirito critico e la creatività dei minori", che sono le "prime vittime dell'appiattimento culturale" imposto dalla tv. "Il mezzo televisivo - si legge ancora nella risoluzione - non può in ogni caso sostituirsi ai genitori o alla scuola" a cui è riservato il "compito primario di favorire la crescita dei minori". "Si deve tuttavia constatare che le emittenti televisive continuano a programmare anche durante le fasce orarie protette trasmissioni ad alto contenuto di violenza e a consentire un notevole affollamento di interruzioni pubblicitarie". "Il sistema televisivo - rileva ancora De Luca - tg compresi, è ormai condizionato dagli indici di ascolto, tarati su esigenze commerciali e quindi determinati dalla quantità e non alla qualità". Tuttavia il mezzo televisivo continua a costituire (anche per il fatto che molti adolescenti stanno di fronte allo schermo dalle due alle quattro ore al giorno) una delle "principali agenzie educative" e che il "contributo che la televisione può offrire alla crescita culturale e formativa e alla costituzione dell'identità giovanile resta in gran parte inesplorato". Tra le proposte si prevede l'introduzione dell'obbligo per le tv a "mandare in onda una formula esplicita di scuse nei casi di avvenuta violazione" del codice, l'obbligo di informare preventivamente i telespettatori sui contenuti della trasmissione e l'istituzione di una figura professionale responsabile della programmazione destinata ai minori, oltre all'introduzione di una un osservatorio ad hoc. Ai genitori si suggerisce di "favorire l'abitudine ad una visione familiare congiunta e consapevole della televisione".

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