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Il tema del viaggio nei Promessi Sposi
Cammina, cammina… il tema della strada è stato fin dall'inizio del romanzo, connesso con il personaggio d Renzo, quasi emblema del suo modo di affrontare la vita, aperto e coraggioso. Ricapitola gli spostamenti di Renzo, prima nell'arco di poche miglia dal paese natale, poi su distanze sempre maggiori. Dimostra quindi quanto il viaggio contribuisca alla formazione psicologica del personaggio.

Dopo aver lasciato le due donne, Agnese e Lucia, nel convento di Monza, Manzoni torna a narrare le vicende del povero Renzo che nel frattempo è indirizzato a Milano, dal padre Bonaventura, raccomandato da Fra Cristoforo; così nel capitolo diciottesimo Renzo si trova per la prima volta a Milano, dove vivrà una serie di avventure.
Appena giunto nei pressi della città, diretto verso il convento di padre Bonaventura, vede della farina sparsa sulla strada, e dopo aver fatto pochi passi nota dei pezzi di pane anch’essi abbandonati, e pensa che a Milano la gente fosse talmente benestante da potersi permettere di sprecare così farina e pani. Dopo aver ricevuto la notizia dell’assenza di padre Bonaventura, Renzo decide di dirigersi verso la città e di capire meglio cosa stesse davvero succedendo.

E’ così che introdottosi nel cuore della città, il nostro protagonista trova spiegazioni alle strane situazioni capitate sotto i suoi occhi al suo primo arrivo a Milano; vive così in prima persona le rivolte del pane, sfociate nell’assalto ai forni e alla casa del vicario. Renzo si sente sicuro di sé e aizza la folla sostenendo un discorso essenziale ed efficace, che denuncia la sua più grande convinzione basata sulla concezione della “politica” come un “imbroglio”; viene allora scambiato per un promotore della rivolta, così un poliziotto, fingendosi uno spadaio, lo accompagna ad un’osteria dove il nostro protagonista alza un po’ il gomito e, come succede in queste casi, parla un po’ a sproposito. Questo episodio fa emergere l’ingenuità e un po’ anche la stupidità di Renzo che non riesce a tener freno alla lingua, ma che, seppur brillo, è attento a non pronunciare il nome di Don Rodrigo. A fine serata, l’oste lo accompagna nella sua camera, dove trascorrerà una notte terribile; al mattino seguente sarà arrestato, ma riuscirà comunque a fuggire sfruttando l'aiuto della folla. Qui parte la fuga di Renzo verso le rive dell’Adda, attraverso le campagne, facendo una breve sosta in un’altra locanda, presso la cittadina di Gorgonzola.
Qui giunge un mercante venuto da Milano che raccontando i tumulti accenna ad un ricercato dalla polizia, Renzo si riconosce nella descrizione e si affretta a lasciare l’osteria e a dirigersi sul confine
Durante il suo tragitto verso il confine, possiamo vedere un Renzo completamente diverso da quello visto a Milano: attraversando i bui boschi, egli pensa a tutto ciò che è successo, a Lucia in particolare, e si può vedere un aspetto del carattere di Renzo molto più maturo e ragionevole, però smarrito, in un certo senso, e affranto da tutte queste vicissitudini. Ad un certo punto, riconosce in lontananza il rumore dell’Adda e si dirige verso il fiume sentendo di aver ritrovato almeno un amico, un fratello.
È la rinascita di Renzo che esce da un mondo buio e lugubre per riscoprirsi salvo, pieno di energia e tante voglia di vivere.
A questo punto, riacquistata la fiducia in sé e la speranza, passa la notte in una capanna su un albero e la mattina seguente un pescatore lo traghetterà sulla riva opposta, nella Repubblica di Venezia dove Renzo giungerà a casa del cugino Bortolo che gli assicura aiuto e lavoro. A questo punto Renzo può illudersi che i guai siano finiti e che presto potrà riunirsi ad Agnese e Lucia.

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