Daniele di Daniele
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Terrorismo
Dopo gli anni di piombo si torna a parlare, in Italia, del terrorismo come paura collettiva. E questa volta pur non essendo mai stati colpiti direttamente da un evento in Italia, ma avendo vissuto l’eco mediatico dei grandi attentati che hanno aperto questo secolo: l’attacco alle Twin Towers di New York l'11 settembre 2001; le bombe alle stazioni ferroviarie di Madrid l'11 marzo 2004; l'attacco alla scuola di Beslan, in Ossezia, il primo settembre 2004. Certo non sono mancati i morti italiani, basti pensare all’attentato di Nassiriya in Iraq, il rapimento e l’uccisione di alcuni ostaggi. Eventi terribili con stragi di civili innocenti e militari in missione di pace.
Il secolo appena iniziato è stato purtroppo funestato da eventi inimmaginabili: se prima il terrorismo era un evento legato a conflitti interni in un paese, la logica conseguenza di un mondo globalizzato è stata quella di riportare le tensioni sullo scacchiere globale. L'attacco terroristico dell'1l settembre 2001, ad opera di un gruppo di piloti kamikaze dell'organizzazione Al Qaeda di Osama Bin Laden, che dirottarono alcuni aerei di linea facendoli schiantare sulle Torri Gemelle di New York e sul Pentagono di Washington, provocando oltre tremila vittime, ha dimostrato tutta la potenzialità micidiale del terrorismo: per la prima volta gli Stati Uniti venivano colpiti da un bombardamento nel proprio territorio, per di più ad opera di aerei civili americani e senza che nessun altro Stato gli avesse dichiarato guerra. Terribili sono state poi le immagini di alcune stazioni ferroviarie di Madrid, in Spagna, devastate 1'11 marzo 2004 dagli attentati, condotti ancora una volta da Al Qaeda, che provocarono centinaia di vittime tra inermi lavoratori pendolari; e, ancora più sconvolgenti, le immagini della scuola di Beslan, una località dell'Ossezia, nel sud della Russia, assalita nel settembre 2004 da un gruppo di terroristi ceceni, con centinaia di bambini, ragazzi e insegnanti presi in ostaggio. L’irruzione delle forze speciali portò poi a una vera e propria carneficina: 330 vittime, di cui oltre la metà bambini.
Come accennato precedentemente, nel secolo passato il terrorismo era un fenomeno legato ai conflitti interni a un paese oppure tra paesi adiacenti. Migliaia sono state le vittime di queste guerre intestine spesso condotte nel nome della libertà: un ideale spesso tradito perché l’uccisione stessa di un innocente rappresenta essa stesa una squalifica della battaglia condotta dai terroristi. Anche l'Italia che, nel corso degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta, ha vissuto forse la fase più tragica della sua storia repubblicana, con le bande di terroristi neri e rossi che portavano il loro attacco allo Stato democratico e alla convivenza civile. Fu la stagione delle "Brigate Rosse" e di "Prima linea", per quanto riguarda il terrorismo d'estrema sinistra, con gli agguati mortali a magistrati, uomini politici, poliziotti e sindacalisti; e di "Ordine nuovo" e dei "Nar" (Nuclei armati rivoluzionari), per quanto concerne quello d'estrema destra, con le bombe delle stragi che insanguinarono la Penisola. Un periodo terribile, da cui si uscì grazie al concorso di magistrati coraggiosi, delle forze politiche democratiche e dei lavoratori tutti, che posero un argine alla violenza terroristica.
Ma non bisogna mai abbassare la guardia, come purtroppo ci hanno ricordato gli omicidi dei giuristi D'Antona e Biagi e dell'agente di polizia morti ad opera di terroristi delle sedicenti nuove "Brigate Rosse".
Il terrorismo internazionale in questo senso sembra essere ancora più minaccioso, in quanto le sue organizzazioni hanno ramificazioni in più paesi e sostegni finanziari tanto cospicui quanto occulti, legati anche alle rivalità tra paesi vicini: basti pensare a quanto denaro giunga nelle casse di Al Qaeda a opera di Iran e Siria. Se il fanatismo islamico fondamentalista costruisce il consenso popolare, i burattinai in realtà portano avanti gli interessi politici di questi paesi sulle rispettive aeree geografiche di pertinenza.
In passato gli atti terroristici più clamorosi hanno portato la società a reagire e a dire basta: è stato così in Italia dopo il rapimento Moro, è stato così dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio in cui persero la vita i giudici Falcone e Borsellino. Così è anche partita l’offensiva contro il terrorismo internazionale di matrice islamica: una guerra di tipo nuovo contro un nemico invisibile, che non ha una patria, pur avendo ramificazioni in molti Paesi, e ha in sommo disprezzo la vita umana, tanto da servirsi con cinica disinvoltura di ostaggi e attentatori suicidi.
Ma non è sufficiente, anzi forse è controproducente una guerra tradizionale, di tipo militare nei confronti dei paesi cosiddetti canaglia, ovvero fiancheggiatori dei terroristi: lo si è visto chiaramente con le fallimentari esperienze di Afghanistan e Iraq. Al contrario bisognerà una volta per tutte cercare di togliere l’humus favorevole all’attecchimento del terrorismo: la povertà! I serbatoi di milizie per i terroristi sono proprio quei paesi islamici dove le condizioni di vita sono più difficili. Questa è una sfida ancor più grande, con la quale il mondo civilizzato deve confrontarsi per difendere e affermare la propria civiltà contro la barbarie dei terroristi.

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