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La droga

Del problema droga si discute con vigore, soprattutto dopo la scoperta della sua capacità di diffondere il terribile morbo dell’AIDS, ma ciascuno continua a considerarlo un problema degli “altri”.
Se ne parla fra amici come se fosse un problema attuale, e, infatti lo è, ma fin quando non ci si è dentro, non ci accorgiamo della vera drammaticità della questione. Spesso, le morti per tossicodipendenza, occupano le prime pagine dei giornali, ma a volte, passano inosservate perché non si capisce che questo è un male della società, di fronte al quale, nessuno dovrebbe sentirsi estraneo o considerare superfluo il proprio impegno.
Le cause di quest’allarmante fenomeno, si trovano nell’ambiente giovanile, infatti, sono proprio i giovani, soprattutto quelli tra i 16 / 24 anni a cercare aiuto nella droga.
La droga, in molti casi, finisce per divenire un bene – rifugio, visto che in questa società, si dà più spazio al bello che al bravo.
Visto che da soli i tossicodipendenti, non riescono e disintossicarsi, sono nate delle attività terapeutiche, che oggi costituiscono il punto di riferimento più sicuro per chiunque voglia smettere di drogarsi.

Le strutture terapeutiche

La struttura tipica di una comunità, prevede un centro d’accoglienza (che ospita all’incirca venti tossicodipendenti). Qui viene offerta loro, la possibilità di usufruire di sociologi, di sanitari, e di coloro che riescano ad aiutarli ad affrontare il problema – droga, senza essere giudicati.
Chiunque lavori in questi centri, non ha solo il compito di curare il tossicodipendente fisicamente, ma anche e innanzi tutto deve risalire al problema psichico, e quindi cercare di rimuoverlo, e quindi di far instaurare un nuovo rapporto col mondo al malato. Terminato questo programma, il tossico torna alla vita di tutti i giorni, alla sua famiglia, ai suoi amici, ma coloro che lo hanno aiutato restano sempre e in ogni caso un appoggio su cui poter contare per non ricadere nuovamente in questo tunnel.
Le comunità italiane, a partire dagli anni settanta, sono andate moltiplicandosi, grazie all’opera di molti laici, come ad esempio don Luigi Ciotti e don Piero Gelmini.
La comunità più nota è quella di San Patrignano (Forlì), anche per le vicende che si sono venute a creare e che hanno portato a molti processi a carico di Vincenzo Muccioli.

I provvedimenti legislativi

La legge del 1975, aveva dichiarato non punibile chiunque avesse una modesta quantità di droga, utilizzata a scopo personale. Nel 1990, la legge 80 viene cambiata, infatti, questa norma dice che “drogarsi, o comunque possedere droga, era un fatto illecito”.

Chi non rispettava questa legge, però, inizialmente incorreva solamente in una sanzione. Lo Stato, così, all’inizio, si mostrava comprensivo nei confronti del possessore (non spacciatore) di droga.
Con questa legge, venivano stabilite pene più rigorose per chi consegnasse droga ai minorenni, la spacciasse nelle scuole, ospedali, caserme o carceri.
Nel nostro Paese, le droghe, nemmeno quelle leggere, sono legalizzate, come in altri Paesi d’Europa (Olanda, Svizzera). Ma le esperienze degli altri Paesi, continuano ad animare il dibattito anche in Italia, visto che ci sono i liberisti che vogliono che questa venga liberalizzata.
La droga illegale costa molto, e, un consumatore di eroina, ha bisogno di all’incirca 130 euro, visto che lo spacciatore si fa pagare anche il rischio che corre a venderla e quindi i prezzi, continuano a salire.

Dove trova i soldi il tossicodipendente?

La risposta è chiara agli occhi di tutti. Si comincia rubando a casa, per poi passare allo spaccio. Ma molto spesso i soldi non bastano, perché ogni giorno, il corpo, necessita di sostanze superiori. Allora si arriva allo scippo, alla rapina, anche e addirittura all’omicidio, per poi arrivare a fare parte di grandi associazioni mafiose, pronte a sfruttare il bisogno di soldi dell’individuo per i propri guadagni.
Il giro di denaro, che viene a formarsi, è stimato oltre 500 miliardi di dollari l’anno.

Le capitali della droga

Oggi tra le capitali della produzione della droga spiccano i Paesi della regione Andina: Bolivia, Columbia, Ecuador, Perù (America meridionale).In una Cronica del Peru’ pubblicata nel 1500, si legge “in tutto il Peru’ si ha l’abitudine di avere in bocca questa coca e avendone chiesto agli Indios il perché gli rispondevano che cosi sentono meno fame e si trovano con molta più forza e vigor.” L’illusione della droga , cosi come il narcotraffico ,ha dunque radici molto lontane.Si dice ancora :” ve ne sono al presente in Spagna molti che si sono arricchiti con il valore di questa coca dopo averla accaparrata sul mercato degli indios ed averla rivenduta.”

In Columbia, i narcotrafficanti,si tratta di associazioni mafiose che operano in stretto collegamento con Cosa Nostra e con la malavita organizzata in tutto il mondo. In Colombia hanno creato un vero e proprio Stato nello Stato” agiscono allo scoperto, proclamandosi tali arrivando a un vero e proprio potere di Stato.
L’unica scelta per mettere in crisi le grandi organizzazioni criminali, sarebbe quella di far crollare il mercato della droga, liberalizzandone la vendita. Privata dalla maggior fornitrice di denaro, la mafia internazionale andrebbe in fallimento.
L’impero della cocaina è dominato da quattro famiglie. Esso dispone di grandi piantagioni nella Columbia, nel Perù, in Bolivia, nella foresta Amazzonica.
Ha costruito autentici covi industriali per la raffinazione e la trasformazione della coca che cresce alle pendici delle Ande. Oggi viene coltivata su larga scala sotto il controllo di narcotrafficanti da campesinos. A parte le angherie e le imposizioni, trovano nella coltivazione di questa sostanza una disperata fonte di reddito. L’azione delle forze dell’ordine non può ottenere grossi risultati poiché la produzione della droga costituisce spesso l’unica forma di sostentamento per milioni di diseredati. Se l’America è ufficialmente il Paese più assediato e tormentato da questo flagello, non è certo l’unico: esiste anche in tutti gli altri Paesi europei e in Italia.

Rimedi

Per prevenire lo smercio della droga, bisognerebbe effettuare una corretta informazione sull’argomento e sulle conseguenze che produce sull’organismo.
Un altro modo per prevenire il fenomeno droga, è quello di vincere l’indifferenza e il perbenismo con cui affrontiamo spesso questo problema.
Molte volte il problema più grave è quello che il drogato, per timore delle sanzioni, sia spinto a nascondersi diffidando persino di chi cerca di aiutarlo. C’è il rischio che il tossicodipendente si chiuda ancora di più nella propria disperazione. Dovrebbe invece essergli spiegato chiaramente che ha il diritto alla riservatezza e che quindi nessuno verrà mai a sapere del suo male.
Inoltre dovrà capire che nei centri troverà gente disposta ad aiutarlo e non poliziotti pronti a denunciarlo.

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