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Stil Novo
La più nota scuola poetica del Duecento fu quella conosciuta come ‘Stil novo’, come un nome tolto da un passo del ‘Purgatorio’, in cui Dante immaginò di incontrare fra i golosi Bonagiunta Orbicciani.
Il nome di questa scuola è spessissimo associato all’aggettivo ‘dolce’ che ha, senza dubbio, valore stilistico: dolce è un termine tecnico che sta a indicare una lirica in cui un amore tutto interiorizzato e spiritualizzato si esprime attraverso uno stile terso e musicale.
Gli stilnovisti, perciò, si differenziano dai precedenti poeti non solo nella concezione dell’amore, quanto anche nei modi espressivi,e, in un certo senso, mirano a ricollegarsi a più antichi e maggiori poeti.
La scuola inizia con Guido Guinizzelli, a cui succedono poi Guido Cavalcanti, Dante, anche se solo in una fase giovanile, Lapo Gianni, Dino Frescobaldi, contemporaneo di Dante, e Cino da Pistoia. I rapporti di vita ed arte fra loro furono assai stretti: Dante denomina Guinizelli ‘saggio’ e Cavalcanti ‘primo de li amici miei’ nella vita nova, pone acanto a sé Cino da Pistoia con il quale ebbe corrispondenza poetica; sogna in un famoso sonetto,’I’ vorrei’ di trovarsi su un vascello incantato assieme a Cavalcanti e Lapo Gianni; Cavalcanti risponde cortesemente al sonetto ricevuto e rivolge più tardi un sonetto.
La spiegazione che Dante dà del ‘dolce stil novo’ chiarisce le caratteristiche di questa lirica che tende a rinvenire l’assenza dell’amore attraverso l’esaltazione e la devozione per la donna amata, fonte di gioia e di beatificazione; la ‘donna angelicata’ è il mezzo fra l’uomo e Dio, e l’amore per una simil donna rende veramente nobile l’uomo.
Questa nuova poesia è ricca di componenti filosofiche e totalmente priva di elementi autobiografici; pertanto l’amore e la donna vi sono cantati in modo ideale, come nei provenzali e nei siciliani, ma con un approfondimento delle tematiche mistico-religiose che privano di fatto a donna delle sue qualità umane per innalzarla a simbolo della perfezione e rappresentarla come mezzo di salvazione e beatitudine per l’uomo: la donne perde la sua corporeità, diventa una creatura angelicata.
I nuovi tempi hanno portato avanti aspirazioni di uguaglianza e l’esigenza di esaltare al nobiltà d’animo come unica vera nobiltà rispetto alla superiorità della nascita, tuttavia il poeta stilnovista, consapevole della propria raffinata cultura, si sente comunque partecipe di una libertà, anche se culturale e non aristocratica. La sua stessa collocazione nella società è mutata, egli vi partecipa a tutti i livelli e l’amore non è esclusivo protagonista della poesia, il poeta stilnovista non ha solo la professionalità dei provenzali né esercita un gioco intellettuale come i siciliani, ma è interprete degli stati d’animo più profondi e delle ispirazioni più elevata della nuova società.

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