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tema che analizza il grave problema del razzismo nel mondo
Il Razzismo
Con il termine razzismo si intende la supremazia di una razza sulle altre. Il primo teorico a studiare questo fenomeno fu il diplomatico francese A.J. Gobineaus che nel suo scritto saggi sull’eguaglianza sulle razze umane del 1855 attribuisce la decadenza della civiltà alla mescolanza tra le razze bianche e i gruppi di colore. L’appartenenza ai vari gruppi veniva determinata in funzione del colore della pelle, riconoscendo la superiorità alla razza bianca. Oggi, queste teorie risultano false e prive di qualsiasi fondamento scientifico. L’antropologia esclude che le risorse intellettive e culturali di un popolo possano essere connesse alla sua appartenenza a un determinato gruppo umano. Il grado di civiltà di un popolo dipende dalle opportunità che esso ha avuto nel corso della sua storia.
Il fenomeno del razzismo risale al cinquecento, quando ci fu la deportazione delle colonie del continente americano degli schiavi africani destinati al lavoro nelle piantagioni di cotone e di tabacco. Dopo la nascita degli USA, il problema razziale, si evidenziò in tutta la sua crudeltà, solo dopo la Seconda Guerra Mondiale la lotta al razzismo negli USA cominciò a registrare significativi successi che grazie al pacifista Martin Luther King (assassinato nel 1968), la popolazione di colore riuscì ad ottenere un’integrazione sociale.
Ma la forma più atroce di razzismo, nella storia, fu quella praticata in Germania contro gli ebrei da parte del regime nazista. Convinti della superiorità della razza germanica gli ideologi del razzismo tra cui ricordiamo Hitler, promossero un’ossessiva campagna contro gli ebrei fino che culminò con il genocidio: sei milioni di ebrei furono deportati nei campi di sterminio e a ciò contribuirono anche il governo francese e quello italiano.
L’Italia fascista diede il suo apporto varando l’esclusione degli ebrei dagli impieghi pubblici e il divieto di matrimoni misti.
Questi sentimenti razzisti, purtroppo, anche alla fine della Guerra sono ritornati alla ribalta: sono riaffiorati l’intolleranza e l’odio per il diverso, cioè l’avversione per gli stranieri e per tutto ciò che è straniero. In questa difficile fase sono sorti soprattutto in Germania movimenti di ispirazione neonazista, i cosiddetti naziskin che hanno come scopo primario quello di fare violenza contro gli extracomunitari. Questi giovani, riconoscibili per le loro teste rasate e per i giubbotti di pelle nera contrassegnati da simboli di morte, hanno seminato terrore e morte anche in Italia.
Oggi il fenomeno dell’immigrazione extracomunitaria ha creato enormi problemi agli stati dell’Europa occidentale che si sono trovati a dover assorbire nella loro società masse più imponenti di stranieri alla ricerca di un’occupazione e di un alloggio, pertanto molti cittadini europei temendo di essere privati dei loro diritti e del loro stato di benessere, hanno considerato gli extracomunitari soltanto dei parassiti sociali da combattere con ogni mezzo. Questi ultimi, per le disperate condizioni sociali in cui sono costretti a vivere, sono stati assoldati per lo spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione e contrabbando delle sigarette. Questa corrente migratoria verso i paesi industrializzati purtroppo è da ricercare negli squilibri tra paesi ricchi e paesi poveri. Gli immigrati sono per la maggior parte senegalesi, marocchini, tunisini, albanesi, russi e negli ultimi tempi anche ucraini e polacchi attratti da quello che a loro sembra un paese ricco e in grado di offrire loro un lavoro. Dopo la formazione del nuovo governo del 2001 del centro-destra molti esponenti hanno sostenuto la necessità di cambiare la legge sull’immigrazione del 1998. Tale legge prevede che siano rilevate le impronte digitali agli immigrati che chiedono il permesso di soggiorno, rilasciato per un periodo di due anni, che è dato solo a chi ha già un contratto di lavoro. Coloro che ottengono tale permesso, sono considerati "in regola" e possono richiamare con loro il coniuge, il figlio minore e i figli maggiorenni a carico della famiglia, sempre che egli abbia compiuto i 65 anni. Per chi è privo del permesso di soggiorno l’espulsione diventa immediata. Tutto questo è stato punto di polemiche, secondo gli ultimi dati, infatti, nei primi nove mesi del 2005 sono sbarcati sulle nostre coste circa 15000 clandestini. Negli ultimi anni i paesi europei hanno tentato di risolvere in maniera autonoma il problema dell’immigrazione ricorrendo a provvedimenti legislativi più restrittivi.
Organizzare un controllo di tutti gli stranieri presenti sul territorio nazionale è un’impresa difficile. Come sappiamo, infatti, le condizioni di vita degli immigrati nei loro paesi li spingono a cercare nuovi approdi. La miseria e la fame dalla quale tentano di fuggire sono tali che poi rifiutano con ogni mezzo di tornarvi anche quando qui in Italia vivono nel disagio e nelle difficoltà. Probabilmente un modo per risolvere questo problema potrebbe essere quello di attenuare il divario economico tra i paesi ricchi e paesi poveri in modo tale da assicurare un miglioramento delle condizioni di vieta nelle aree sottosviluppate. L’ondata migratoria è destinata ad aumentare sempre di più. Un politica giusta di collaborazione economica e tecnica può accrescere le opportunità dei paesi del sud del mondo consentendo la creazione di posti di lavoro ed il miglioramento del loro tenore di vita. Certo è vero che il problema dell’immigrazione va affrontato con costanza e con mezzi idonei e richiede un impegno politico e morale più ampio. Anche la famiglia e la scuola dovrebbero intervenire per sviluppare nei giovani il rispetto verso i diversi educandoli a vivere in una società che si presenta sempre più multi-razziale e multi-culturale.

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