walla89 di walla89
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Straniero e arte
Nell'ambito artistico e letterario ha sempre prevalso la figura dello straniero, del viaggiatore, del pellegrino in cerca della propria patria, di quella figura immersa in mille peripezie che, a volte, fanno di un uomo una storia, un racconto, un opera.
Lo straniero è Ulisse, è il Renzo di Manzoni, o lo stesso Dante che viaggia in compagnia di Virgilio in posti sconosciuti ad esso: ognuno di questi uomini si sono sentiti almeno una volta stranieri e sono stati considerati tali,da persone che non conoscevano.
Sono figure che hanno punti in comune, che hanno intrapreso un viaggio incerto e temerario, per raggiungere un solo scopo: arrivare alla propria patria, che non sempre corrisponde ad un luogo o una terra ma che, spesso, rappresenta la scoperta del proprio “io” interiore.
Ma chi è lo straniero? E perché a volte fa così tanta paura?
Ai giorni d'oggi si sente parlare spesso di straniero: ma diamo lo stesso significato che attribuiamo agli stranieri “famosi” nei libri?
Lo straniero è una qualsiasi persona che proviene da un posto più o meno conosciuto che approda in un' altra società non conoscendo nulla di quel luogo: partendo da questa definizione ci possiamo “vestire” un po' tutti da Ulisse o da Dante e ripercorrere la loro storia capendo a fondo il significato, ma, visto che non siamo a Venezia, possiamo solo immaginare.
Una figura esemplare e dominante è appunto quella del mito greco, Ulisse, che i Greci chiamavano Odisseo, re di Itaca, che è forse il personaggio più seducente e versatile tra gli eroi del mondo antico; costituisce il prototipo del viaggiatore, dello straniero ,di colui che attraversa un'infinità di pericoli e di tentazioni,volendo fondamentalmente fare ritorno in patria. Egli mette il segno sull'intera cultura umana, diventando un modello di potenzialità e di esperienza che raffigura uno straniero forte e coraggioso.

Poi c'è la poesia che ci presenta Baudelaire che è un'ennesima rappresentazione dello straniero in questo percorso; sostanzialmente è un “botta – risposta” tra il poeta stesso e un uomo: non uno straniero, ma ci viene descritto come un uomo enigmatico.
E allora, senza nulla da fare, ci chiediamo come mai questo uomo risponde in modo particolare: non ha famiglia né amici, né una patria dove vivere. E' forse un esiliato?
Non lo sapremo mai, come il peggiore dei dubbi, ma forse possiamo tentare un ipotesi: è l'ennesimo uomo che è alla ricerca della libertà, quella libertà accarezzata dalle nuvole, quella degli spazi ampi e liberi per non sentirsi diverso dalle altre persone.
Perché l'uomo e' soprattutto uomo , la nostra patria è rispecchiata nel mondo, le differenze territoriali sono solo differenze di cultura e di costume il cui incontro costituisce solo ricchezza e a volte gioie, perché nessuno, a tavolino, può decidere dei confini surreali.

Da Baudelaire si passa poi agli “auguri” di Walcott che nel suo componimento "amore dopo amore" desidera il ritorno ad un'era in cui tutti gli uomini si sentiranno amici e si vorranno bene: sembra un po' l'idea antenata dei pensieri hippie degli anni sessanta, ma in realtà è una condizione utopistica della società futura. Però si capisce molto bene che lo straniero che incontreranno gli uomini, non sarà altro che il loro “io” passato.
Dopo aver analizzato profondamente la figura dello straniero si arriva alla concezione che l'uomo è principalmente un uomo. Penso proprio che Einstein aveva ragione: "L'unica razza che conosco è quella umana...".

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