Donna: persona o oggetto?

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” Così dice l'articolo 3 della Costituzione Italiana. Ma è davvero così?
L'argomento è stato il più discusso e spinoso dalla seconda metà del Novecento, quando le donne hanno finalmente acquisito il diritto di voto: nel 1866 in Svezia e nel 1918 in Inghilterra. In Italia, il nostro caro e amato paese, le donne hanno dato il loro primo voto nel '46, nel referendum per scegliere tra monarchia e repubblica, essendo così tra le più tardive. In seguito, nel dicembre '47 è stata resa ufficiale e quindi pubblicata la nostra Costituzione che contiene l'articolo 3. Tuttavia, specie al giorno d'oggi, questo enunciato non viene proprio rispettato, al punto che vengono dati minimo due anni di reclusione a chi maltratta un animale mentre, per chi stupra una donna i politici italiani stanno discutendo da tempo per decidere se far scattare o no l'immediato arresto. Fatto che lascia tutti un po' allibiti. Al giorno d'oggi questa è una faccenda ordinaria; non era così popolare cinquant'anni fa nonostante gli abusi siano sempre stati all'ordine del giorno durante tutta la storia dell'umanità.

La donna è cambiata nel corso del tempo: nel Medioevo ha avuto due epoche: dapprima era vista come essere diabolico e tentatore, per poi passare, con l'avvento dello stilnovismo, ad essere un angelo divino destinato ad elevare l'uomo alla salvezza... Purtroppo solo poeticamente parlando si può affermare tale evento, perché nella realtà quotidiana la donna è sempre stata inferiore agli uomini. Nell'antichità erano più le volte in cui non veniva considerata che quando lo era. E se la si includeva in un discorso, esso era un discorso tra uomini, di genere sessuale. La donna era principalmente un oggetto di piacere per l'uomo. E oggi dicono che donne e uomini sono eguali ma alla fine la donna è rimasta un mero oggetto. Ormai non solo più per mezzo della televisione o di internet, ma anche uscendo a fare una passeggiata per la città si vedono poter pubblicitari enormi sui quali il 90% delle volte sono rappresentate donne. E quasi mai vestite. Sono sempre seminude o abbigliate con vestitini trasparenti o con scollature molto osé. E tutto ciò mi direte, come può non attirare lo sguardo di un uomo? Dacché mondo è mondo l'uomo è prima di tutto homo ed è preda dei suoi istinti primitivi che non sono guidati dalla mente ma da ben altri stimoli, tanto che addirittura il noto quotidiano finanziario americano Financial Times ha denunciato il trattamento riservato alle donne nel nostro Paese. Per quanto riguarda la mercificazione della donna, si può fare riferimento ad un film italiano uscito qualche anno fa dal titolo Come tu mi vuoi, dove una giovane e brillante studentessa universitaria un po' bruttina e anticonformista, mentre impartisce ripetizioni di scienze delle comunicazioni ad un coetaneo molto chic, ricco e con alcuna voglia di studiare, se ne innamora, ma per poter restare al suo fianco deve trasformarsi in quello che ha sempre detestato: una donna del nostro secolo: vestita griffata dalla testa ai piedi per essere invidiata dalle amiche, molto truccata, e con le forme in bella vista. Insomma, senza rendersene conto si trasforma in un oggetto. Quell'oggetto che tutti gli uomini desiderano, il suo innamorato compreso. Non sbagliano quelle donne che si chiedono se non fosse davvero meglio fare una vita da Barbie, ossia da casalinga, sfera nella quale ogni donna potrebbe risultare la leader incontrastata, invece di sgobbare ore ed ore al lavoro in azienda, nel quale saranno sempre seconde all'ordinario stacanovista. Quello che spaventa davvero, è che alle donne va bene così, se non a tutte, alla maggior parte. Dopo tutte le battaglie che le nostre antenate hanno lottato per la nostra condizione sociale, ci lasciamo mettere i piedi in testa in questa maniera? E' triste la realtà... Ma sì, purtroppo è così. La colpa, però, è principalmente nostra, quindi non possiamo lamentarci.

Registrati via email