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I simboli e la natura

I temi delle liriche

Nella prefazione alla Terza edizione dell'opera Myricae, il poeta Giovanni Pascoli enuncia i due temi fondamentali dell'opera: la morte del padre e la natura.

Ma l'uomo che da quel nero ha oscurata la vita, ti chiama a benedire la vita, che è bella, tutta bella; ciò sarebbe; se noi non la gustassimo a noi e agli altri. Bella sarebbe; anche nel pianto che fosse però rugiada di sereno, non scroscio di tempesta; anche nel momento ultimo, quando gli occhi stanchi contemplare si chiudono come a raccogliere e riporre nell'anima la visione, per sempre. Ma gli uomini amarono più le tenebre che la luce, e più il male altrui che il proprio bene. E del male volontario danno a torto, a torto, biasimo alla natura, madre dolcissima, che anche nello spengerci sembra che ci culli e addormenti. Oh! Lasciamo fare a lei, che sa quello che fa, e ci vuol bene.

Livorno, marzo 1894.

La natura non è soltanto dispensatrice di serenità, ma viene celebrata anche nei suoi aspetti più inquietanti e sinistri, come durante un temporale e nello sconvolgimento della tempesta.

Attorno ai due nuclei principali, nella raccolta troviamo altri argomenti ricorrenti, come la rievocazione degli altri familiari defunti (la madre, un cugino...), il culto del passato, l'impossibilità di raggiungere la felicità e il mistero della vita e dell'universo, con incursioni nel mondo del sogno o al confine fra sogno e realtà.

Il simbolo della natura

L'uccisione del padre e il legame morboso con la famiglia, sentita come rifugio dal male del mondo, sono elementi fondamentali per comprendere la poesia di Pascoli. Il tema-chiave è il nido, metafora dell'infanzia, della famiglia e dei suoi effetti, luogo di protezione e sicurezza in contrapposizione al mondo esterno, esposto alle aggressioni, alla violenza e al male.
Il "nido" significa anche poesia, intesa come scoperta della disposizione e della sensibilità infantile del poeta, secondo quanto afferma Pascoli stesso nella prosa Il fanciullino.

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