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Scuola e computer

“Il computer ormai è un compagno di vita,capace anche di racchiudere dentro di se un mondo”. Ed è con queste parole che si conclude l’annuale meeting di Ginevra sui nuovi mezzi di comunicazione.
Si sa,il computer ormai è divenuto indispensabile alla vita dell’uomo e le scuole non possono non essere immuni da questo grande cambiamento.
Infatti in molti Paesi del mondo globalizzato,come quelli dell’America del Nord,si utilizzano i computer fin dai anni primissimi anni ’90.Questo passaggio necessario e difficoltoso dello sviluppo dell’apprendimento e delle comunicazioni, ha segnato un cambiamento radicale anche nel modo di pensare,modellando di conseguenza anche le relazioni sociali.Non a caso se prima,ad esempio, si preferiva fare conoscenza a “quattr’occhi”,ora è preferibile relazionarsi su internet. E questo non è sicuramente positivo.

Infatti molti insegnanti,vigili di questo dramma per paura o per ignoranza, preferiscono far lezione nel modo tradizionale che,a mio avviso, non è molto produttivo ed educativo.
E’ facilmente intuibile che grazie al progredire della tecnologia, purtroppo anche le scuole dovrebbero uniformarsi avendo a disposizione aule informatiche ove poter usufruire dei migliori mezzi multimediali a disposizione. Ma anche gli studenti denunciano la necessità di avere un percorso guidato non solo dal libro classico,ma anche dai cosiddetti CD-ROM che,naturalmente,debbono essere complementari al lavoro essenziale degli insegnanti.
Quest’ultimi infatti,per evitare paure causate dalla non conoscenza del computer, dovrebbero essere avviati in un percorso di attività,di esercizi tutti volti a meglio comprendere ed analizzare quello stranissimo mondo,meglio conosciuto come “villaggio globale”. E’ ridicolo,a mio avviso,credere che la didattica sia solo la lezione frontale poiché dopo poco tempo,e ne siamo tutti testimoni diretti,l’attenzione media della classe scende. 
Per tenere sveglio e possibilmente attento il gruppo classe per tutta la durata della lezione, è preferibile che gli alunni tutti abbiano a che fare con uno strumento a loro noto; e che cosa,se non meglio del personal computer, può rivestire questo ruolo?
Ci sono tuttavia studiosi della comunicazione che criticano aspramente quei governi,o quegli enti locali,che non investono affatto sulle nuove tecnologie. Pensiamo anche all’arretrata India che,pur avendo pochissimi soldi a disposizione,sta attuando dal 2007 corsi nelle scuole,volti a far conseguire una sorta di “patentino” riconosciuto in tutto il mondo e che fa acquistare agli studenti indiani,prestigio nelle varie facoltà universitarie.
Con l’avvento dell’informatica nella scuola,non si ha un apprendimento esclusivamente visivo come nel caso dello studio classico sui libri. Infatti si possono costruire mappe multimediali atte a meglio comprendere e memorizzare concetti a volte difficili!
Questi nuovi percorsi culturali, posso anche avere altri collegamenti; infatti nello studio “informatico” non c’è la separazione e la distinzione fra discipline diverse,ma vengono ad auto crearsi interconnessioni e contaminazioni interdisciplinari.Questo,spinge lo studente stesso a non essere più statico ma dinamico,domandandosi il perché di molte altre cose che possono sovente allontanarsi anche dall’argomento stesso andando ad ampliare il proprio bagaglio culturale. Infatti nello studio classico si tende,per un’inclinazione tutta umana,solo ad imparare la paginetta assegnata.E questo è un male.
Perciò è assolutamente necessario,per il bene dell’alunno, che gli insegnanti cessino di avere reticenze e difficoltà nell’utilizzare e sfruttare al massimo questo potente mezzo conoscitivo.

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