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Il razzismo

Il razzismo è la convinzione che gli uomini siano diversi tra loro secondo la razza a cui appartengono, che esistano razze superiori alle altre, che le razze inferiori debbano essere discriminate e dominate da quelle superiori.
Già nell’antica Grecia, nacque una forma di discriminazione, è vero che il filosofo Aristotele giustificava la schiavitù dicendo che alcuni comandavano e altri obbedivano “per natura” (cioè, schiavi si nasce e non si diventa), ma, questa differenza, era determinata secondo lui dal "caso", dall’inclinazione del carattere.
Il termine "barbaro", venne utilizzato per la prima volta dai Greci, per indicare coloro che non sapevano parlare il greco.
Di conseguenza, questo tipo di razzismo era di natura culturale e non biologica.
I romani, invece, si basavano sul concetto di cittadinanza, infatti, discriminavano coloro che non appartenevano a tale razza.
Nel Medioevo, i cattolici europei si consideravano superiori a tutte le popolazioni del mondo, non solo per motivazioni culturali, ma anche per motivi di natura religiosa da qui il disprezzo per gli Ebrei, musulmani, eretici, pagani (incluse le guerre all’interno dello stesso cristianesimo, fra cattolico e ortodossi o fra protestanti).

Nel XVIII secolo, si formò una vera e propria ideologia razzista che partiva dalla differenza dei tratti somatici e del colore della pelle, per affermare la differenza di carattere biologico ereditario e quindi un’inferiorità intellettuale e morale, oltre che genetica.
Per quanto riguarda il fascismo, non solo Mussolini non ha mai creduto al concetto biologico di razza, ma anzi, era dell’avviso che proprio dalla fusione delle razze, potevano nascere individui migliori (poi tutto l’accaduto, per motivi politici).
Oggi, tuttavia il pregiudizio razziale è di carattere socio-economico.
Infatti fino a non molto tempo fa, venivano osteggiati i matrimoni tra individui appartenenti a classi sociali differenti.
Tutt’oggi, nei paesi occidentali, si sono sviluppati dei movimenti caratterizzati da un indiscriminato odio verso gli stranieri. Non si può non ricordare l’atteggiamento dei neo-nazisti, che perseguitavano tutti colore che erano stranieri e risiedevano in Germania.
L’intolleranza, oggi, sussiste anche verso i portatori di handicap, i tossicodipendenti e gli omosessuali; si porta ad una loro emarginazione che ferisce più profondamente di i un comportamento esplicito.
Il solo fatto che esistano gruppi sociali che assumono atteggiamenti poco gradevoli a queste persone, è già una violazione del concetto persona, d’identità e di qualità della società.
La discriminazione si attua sul posto di lavoro, dove rischiano il licenziamento e dove sono molestati, compatiti o derisi dagli altri lavoratori.
Bisognerebbe arrivare alla conclusione dell’importanza che l’altro può rappresentare nella nostra vita e non chiuderci in sciocchi ed inutili pregiudizi che ci porta a giudicare un individuo ancor prima di conoscerlo.
Proprio per questo motivo, non dobbiamo meravigliarci che la xenofobia e la conseguente, dilagante voglia di omogeneizzazione siano tra le principali e più pericolose sfide del nostro tempo.

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