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Tema sulla radio
Agli occhi dei profani le trasmissioni radiofoniche sembrano richiedere meno preparazione ed impegno rispetto ai programmi televisivi. Immagina di dover confutare questo luogo comune, dimostrando le peculiarità del linguaggio radiofonico, le qualità umane/professionali e gli strumenti necessari per dare vita ad un programma radiofonico.

SCALETTA:

Introduzione:
- descrizione dei mass media, in particolare di radio e televisione
- tesi: la radio richiede impegno e preparazione
Svolgimento:
1) Peculiarità del linguaggio radiofonico:
- definizione di linguaggio e tipi di linguaggio esistenti
- caratteristiche del linguaggio radiofonico e differenze con quello televisivo
2) Qualità umane/professionali necessarie:
- tipo di comunicazione utilizzato dai conduttori radiofonici
- adeguata espressione nel trasmettere il messaggio al pubblico

- momento creativo e momento espressivo
3) Strumenti necessari:
- tipi di trasmissione e palinsesti
- strumenti utilizzabili solo con adeguate capacità tecniche
- personale necessario
Conclusione:
- breve conclusione e ripresa della tesi iniziale

TEMA:
Per mass media, o mezzi di comunicazione di massa, si intendono gli strumenti la cui innovazione tecnologica permette una diffusione delle notizie estremamente più ampia. Essi sono il fenomeno più vistoso della trasmissione della cultura, su scala planetaria e in modo estremamente veloce, della nostra epoca.
Si può affermare che la diffusione di questi sia avvenuta grossomodo nel secondo Dopoguerra, ai tempi del boom economico, anche se la loro nascita si può far risalire all’invenzione della stampa nel Quattrocento, se non addirittura a tempi più remoti.
La televisione e la radio sono forse i più “classici” mezzi di comunicazione di massa, i media per eccellenza. Hanno numerose caratteristiche che le accomunano, ma si differenziano per altrettante peculiarità, sia nel linguaggio, sia nel messaggio trasmesso, che negli strumenti utilizzati.
Recentemente c’è stato un grandissimo calo di radioascoltatori, perché purtroppo la televisione ha soppiantato qualsiasi altra forma di comunicazione: ormai, tutti hanno in casa un televisore, magari accompagnato da tanto di videoregistratore, dvd, decoder, mentre la radio è diventata solo un optional per l’automobile, sempre che non si ascoltino cassette o cd anche mentre si viaggia. Se si ha una radio in casa è perché si ha anche uno stereo, oppure perché è una radio rotta, altrimenti non va di moda.
Insomma, sono ben poche le persone rimaste ad apprezzare l’ascolto di un programma radiofonico, che sia musicale, d’informazione, o politico. Sostengo invece, che la radio sia un mezzo da riscoprire, perché può avere molti lati affascinanti e modi caratteristiche che la rendono nettamente migliore e superiore rispetto alla televisione, oltre a richiedere un notevole impegno da parte di chi la radio la fa.

Certo, non è facile sintetizzare in poche righe le peculiarità del linguaggio radiofonico, ma in ogni caso ve ne sono alcune molto importanti da illustrare.
Quando si parla di linguaggio generalmente si fa riferimento ad una lingua, cioè l’idioma parlato da un’etnia, da un popolo. Se alla parola linguaggio si aggiunge un aggettivo, le si dà un significato particolare, più precisamente quello di espressione o, per meglio dire, modo o facoltà di esprimere i propri pensieri o sentimenti. Ad esempio, il linguaggio pittorico è lo stile attraverso il quale il pittore esprime le proprie sensazioni.
Nel processo della comunicazione, il linguaggio non è altro che la codificazione di un pensiero attraverso la mediazione di un mezzo di comunicazione di massa. Di conseguenza, parlando di linguaggio radiofonico si intende il modo, lo stile di fare programmi radiofonici, cioè la forma espressiva attraverso la quale un soggetto, nonché un emittente radiofonico, attiva un processo di comunicazione diretto ad una massa di persone, ovvero gli ascoltatori.
La caratteristica principale del linguaggio radiofonico è quella di possedere un’illimitata libertà di espressione, anche se in misura minore rispetto al cinema e alla televisione: è possibile trasmettere e rappresentare sensazioni e stati d’animo, anche se poi spetta al ricettore del messaggio comprenderli nel modo adeguato.
Il linguaggio della radio è caratterizzato in secondo luogo dalla predominanza della sensazione uditiva. All’apparenza ciò potrebbe sembrare un limite, ma non è così: infatti, questa peculiarità serve a favorire i processi di fantasia ed emotività. In altri termini, la radio stimola l’immaginazione dell’ascoltatore; capacità che la televisione non possiede.
La radio significa suoni e parole, non parlato e immagini. Non insegue pubblici indifferenziati e “generalisti”, ma nicchie provviste di forti identità. La radio permette di dar voce a suoni differenti, ad una pluralità di lingue e dialetti, ricerca la differenza e non l’omologazione.
Questa miscela suono-parlato favorisce i processi di attaccamento ad uno specifico emittente radiofonico (non a caso in radio non esiste lo zapping, né si è mai diffuso il telecomando), sulla base di una maggiore affidabilità in termini di informazione e di cultura proposta. In televisione, invece, si perde spesso la capacità di distinguere le opinioni dalle notizie vere e proprie, soprattutto quando ad esprimersi sono i personaggi famosi, che in televisione abbondano. Si viene attratti dalle immagini, anzi dall’immagine, e tutto ciò va a discapito della propria capacità critica e di ragionamento.
In radio la trasmissione coincide, praticamente, con la produzione, non c’è una comunicazione pre-confezionata: questo le conferisce un senso di realtà, di verità, di immediatezza. Al contrario, talvolta, in televisione le trasmissione sono registrate.
L’incisività e l’essenzialità sono altre qualità che fanno risaltare l’unicità del linguaggio radiofonico: esso, infatti, manca di ogni tipo di ridondanza letteraria o stilistica.
La televisione, infine, è unidirezionale; i suoi tentativi di interattività, per via telefonica, si scontrano contro la differenza di possibilità fra chi chiama da casa, disponendo solo della sua voce, e il conduttore televisivo che scherza sulla chiamata, fa smorfie e allusioni. In radio, invece, chi chiama ha pari dignità e armi rispetto a chi sta in studio.
I conduttori radiofonici, infatti, presentano sempre delle qualità umane e professionali non indifferenti.
Essi, hanno l’arduo compito di trasmettere non solo avvenimenti oggettivi, ma anche e soprattutto sensazioni, emozioni. Il tutto, solamente con l’utilizzo della propria voce o, eventualmente, con il supporto di suoni, rumori o musica. E’ difficile esprimersi utilizzando solo ed esclusivamente il linguaggio vocale, senza aver modo di gesticolare o farsi comprendere attraverso il linguaggio del corpo. Di conseguenza, i dj, i giornalisti radiofonici etc., devono essere sempre persone altamente qualificate in modo da potersi esprimere facendo comprendere in modo adeguato il contenuto esposto all’ascoltatore. Il messaggio, infatti, può essere interpretato in vari modi, a seconda di diversi criteri. Talvolta, è il mittente, nonché il conduttore radiofonico, che si esprime in maniera errata o parla troppo velocemente, e quindi impedisce al destinatario di comprendere il significato di ciò che dice. Spesso, però, è l’ascoltatore che non riesce a capire ciò che sta ascoltando oppure fraintende ciò. Una delle principali cause è la scarsa cultura o conoscenza delle nozioni necessarie per poter far parte del target di una trasmissione radiofonica. Come già ho detto precedentemente, il linguaggio radiofonico è un genere di nicchia, rivolto solo ad alcune persone. Spesso, alla radio si fanno programmi culturali o specializzati in un determinato settore, e quindi le persone non competenti interpretano in modo errato o addirittura respingono il messaggio. Vi sono dati statistici che testano che casalinghe o operai che hanno titoli di studio effettivamente bassi (licenza elementare o media inferiore) non conoscono il significato di termini tecnici come “legislatura”, “inflazione”, “dicastero”. Solo il 5% degli intervistati conosce queste parole. Percentuale che, nei laureati, si triplica, salendo al 15%. Ciò significa che la principale caratteristica dei conduttori radiofonici dev’essere la capacità di farsi comprendere, che si può ottenere solo esprimendosi con chiarezza, sobrietà ed incisività.
La produzione di una trasmissione radiofonica avviene attraverso due fasi, entrambe a carico del conduttore, salvo aiuti esterni: il momento creavo ed il momento espressivo. Nella prima fase, quella ideativa, è necessario stendere i contenuti attenendosi al tema che si vuole trattare e soprattutto immedesimandosi nel radioascoltatore. Come già ho affermato, nel linguaggio radiofonico vengono a mancare la mimica, le espressioni del viso, e quindi è necessario che il conduttore inserisca nel testo opportune integrazioni che nel processo radiofonico aiutino a ricreare la situazione voluta. Il momento creativo, invece, è caratterizzato dalla presenza in contemporanea di voci, suoni e rumori, che insieme ricreano il contesto che si era cercato di esprimere a parole nella prima fase.
I prodotti finali sono molto simili a quelli televisivi. C’è una talmente vasta varietà di programmi da rendere i palinsesti ricchissimi e mai ripetitivi. Non a caso, lo scopo principale della radio dopo l’informazione, cioè quello di proporre momenti musicali, sta scomparendo, in quanto si dà maggiormente spazio ad interviste, talk show, dibattiti. Insomma, una radio piuttosto variegata, la cui differenza con la televisione si sta assottigliando, e che proprio per questo motivo dovrebbe essere amata anche dai teledipendenti.
Un tale assortimento richiede però anche l’utilizzo di strumenti molto sofisticati, che nella radio stanno andando via via modernizzandosi. Per realizzare un comune programma con voce e musica sono indispensabili microfoni, mixer, cuffie, oltre ai ricettori e ai trasmettitori delle onde radio. E altrettanti sono i tecnici addetti all’utilizzo, il funzionamento, la riparazione di questi apparecchi. La radio dà quindi impiego ad un elevato numero di persone, e se contiamo che solamente in Italia ci sono decine e decine di radio, proviamo solamente a pensare quanti posti di lavoro esse offrano.
Come dimostrato, la radio non è per niente un mass media vecchio e sorpassato. Purtroppo in televisione stanno nascendo di continuo nuove reti musicali che affascinano i giovani i quali, attratti dalla bellezza delle immagini ( e di ciò che esse raffigurano), si dimenticano della cara vecchia radio e perdono il proprio senso critico. Forse non si riesce a capire cosa sta dietro a quell’oggetto così piccolo e semplice, forse si crede che sia facile parlare senza poter essere visti, anche perché si ha la possibilità di esprimere ciò che si vuole. Non è affatto così: la radio è un mezzo di comunicazione di massa dietro al quale lavorano tantissime persone, e non solamente colui che parla. Le frasi che questa persona pronuncia sono il frutto del duro lavoro di tanta gente, che ogni giorno si sforza per trovare nuovi contenuti, nuove musiche, per stimolare la fantasia, la curiosità e l’interesse degli ascoltatori. Ma soprattutto per arricchire la loro cultura e aprire la loro mente, senza alcun inganno.

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