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Racconto d'amore
Una notte Roberto, studente diciottenne sognò la sua passione Grazia, del giorno in cui gli diede il suo indirizzo msn, e di quell'altro giorno in cui gli scrisse il numero di cellulare. Non erano ricordi vividi. Non ricordava il periodo esatto, le circostanze, le sue parole. Evidentemente, allora, non considerava la cosa così significativa, non lo aveva colpita emotivamente, era solo un normale gesto tra due persone che si trovano simpatiche e scelgono di stare in contatto. Poi il sogno deviò bruscamente, facendo un salto in avanti nel tempo di otto mesi. A quel tempo, ed era il periodo finale del nostro rapporto, Grazia era quasi sempre offline su msn, e le poche volte che la trovavo online, era away o chattava per pochi minuti, sostenendo poi di dover fare qualcosa, studiare o uscire. Una cosa che invece, prima, quando erano solo amici, non era mai successa. Nemmeno una volta. Addirittura, allora, chattavamo per ore, era sempre lei a chiamarmi, e se per una volta non era online mi mandava un sms chiedendogli a che ora sarebbe arrivato. Si svegliò di soprassalto, ma il tutto non era svanito: i sogni sono dentro di noi, come i ricordi, li possiamo vivere quando vogliamo, basta portare indietro l'orologio della memoria, del cuore, ad allora riesplodono quelle stesse emozioni, sensazioni, colori, odori, profumi. Erano già le sette e come ogni mattina, Roberto si preparò per andare a scuola, sul pullman che lo portava a scuola nel dormiveglia ebbe un’illusione: Roberto e Grazia stavano andando via dalla spiaggia. Sentiva la sabbia bianca, rovente, sotto i suoi piedi, il rumore dell'acqua, sul bagnasciuga, alle loro spalle. Correva. La raggiungeva. E allora vedeva Grazia accanto a lui, col suo sorriso tranquillo, una magliettina e i pantaloni a tre quarti, gli prendeva la mano e la stringeva forte alla sua. Lei gli restituiva la stretta, dolcemente, si guardavano negli occhi, le sorrideva, era felice. Salivano sulla sua moto, Grazia dietro di lui, i loro bagagli caricati sopra il bauletto, e andavano via. Insieme. Ad un tratto una mano lo scosse: era Paolo, suo migliore amico, che gli urlava di scendere dal pullman che erano arrivati a scuola. Roberto sapeva bene che la sua storia con Grazia era finita, ma quell’illusione era un segno evidente del bisogno di averla di nuovo vicino. Arrivato a casa si sdraiò sul divano e davanti a lui si posero immagini di lei con un altro mentre lo abbracciava, guardava dolcemente, sorrideva, ma riuscì, a malapena, a reggere per qualche istante quelle scene fino a quando urlò: “ti terrò sempre con me, Amore mio, ti amerò per sempre nel mio cuore". Non era giusto che amasse un'altra. Scoppiò a piangere, a singhiozzare, senza riuscire più a fermarsi: "Io non posso solo amarti nei sogni, nelle illusioni, nella fantasia, voglio amarti nella realtà, voglio averti con me." Spesso si perdeva nel ricordo dei suoi occhi e pensava a quanto era bella. Si convinceva che lei gli fosse accanto, col suo sorriso, con le sue mani, col suo affetto, con la sua anima. Era sempre più convinto che il vero Amore sia dentro le persone, per cui le sarebbe stato sempre accanto. A volte si ritrovava a voler sfiorare ancora una volta il suo viso per una carezza soltanto e rincontrarla anche tra vent'anni, solo per dirle: "Non ho mai smesso di amarti Amore mio, neanche per un minuto".

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