La poesia è un'arte sacra perchè rivela il linguaggio segreto dell'universo. La poesia è pura, libera ed individuale. Essa ci aiuta a comprendere il mondo spirituale dell'io e della natura, da cui le cose e le personalità germogliano con un'anima nuova.
Da questa rivelazione di un nuovo senso della vita nasce una poetica mistica, suggestionale ed evocativa: la poesia simbolistica.
Spiccano, in questa poesia, diversi punti che caratterizzano questo movimento poetico francese chiamato ''simbolismo''.
Per primo, essa è una poesia devota all'esaltazione dell'individuo, ricca di sensazioni visive ed uditive ricavate dal contatto che il poeta ha con la natura. Quest'ultima è descritta dai simbolisti come un mondo enigmatico che comunica con l'uomo tramite messaggi e simboli.
Il primo ha parlare della natura in questi termini fu Baudelaire che, con la sua ''poetica delle corrispondenze'', spiega questo nuovo modo di vedere la natura e il suo rapporto con l'uomo.
La natura, dice Baudelaire, è un tempio sacro che emana <<confuse parole>> che l'uomo può sentire ma non comprendere. Il poeta ha il compito di interpretare, mediante l'intuizione e l'immaginazione, tutti quei simboli che i sensi e la razionalità non gli permettono di cogliere.

Il ruolo del poeta diventa, quindi, quello di ''sommo creatore'': solo egli può arrivare a conoscere i significati simbolici di questa realtà nascosta, grazie ad ''intuizioni'' misteriose che solo la poesia e l'arte sono in grado di spiegare.
Ma il compito del poeta diventa anche quello di far emergere, attraverso la poesia, le impurità e le perversioni della vita. La realtà resta quella che è ed il poeta vi si immerge dolorosamente per poi uscirne vittorioso, grazie alla poesia.
Questa è la potenza straordinaria della poesia: possedere bellezza anche di fronte agli occhi dell'esistenza.
Per dare valore a questi concetti, i poeti utilizzano un nuovo tipo di linguaggio, fatto di parole, simboli, ascolto. Essi associano parole ed immagini a colori, profumi e suoni.
E' la ''parola'' quindi ad assumere il ruolo chiave di virtù magica in grado di evocare la realtà che si nasconde dietro le apparenze.
Ma per vedere, ascoltare, sentire, occorre avere un rapporto intenso con il mondo, occorre concentrarsi, occorre che ci sia silenzio, che la nostra interiorità sia libera dal condizionamento di fattori disturbanti.
Il silenzio è una condizione di oblio, di ricercato isolamento, è un mezzo di espressione di pensieri ed emozioni. Il silenzio è messaggio.
Esso non esprime solo la mancanza di qualcosa, ma il suo esatto contrario, perchè le emozioni diventano particolarmente significative quando si sta in silenzio: tramite questa pratica, si crea il giusto equilibrio tra il mondo esteriore e quello interiore che ci permette di comprendere ciò che pensiamo, sentiamo e desideriamo nel profondo.
Il silenzio è rigenerazione. Può durare un attimo o da qui all'eternità. E' un momento di isolamento che, se prolungato per troppo tempo, può tramutarsi in solitudine e assumere toni drammatici ed oppressori.
Tutti siamo vittime del silenzio.
In qualunque momento della nostra vita, della nostra giornata, esso può scivolarci addosso come un pesante mantello sulle spalle. E' un'abilità ma anche un fardello. Ci permette di riflettere attraverso l'ascolto, di guardarci ''dentro'' per conoscerci approfonditamente, entrando in contatto con i nostri demoni.
Il silenzio è una virtù, un dono, un valore ma anche un vizio, una debolezza, una cattiva abitudine. Lo temiamo e allo stesso tempo lo bramiamo. Fa parte di noi come noi facciamo parte di lui.
In principio era il nulla e noi parte di esso, in un'infinità di tenebre.

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