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Un mutamento di costume
Se le donne mettono al mondo meno figli rispetto ai decenni precedenti,questo non significa un rifiuto del bambino,piuttosto sono diminuiti gli indici di fecondità,rispetto al numero di bambini desiderati. Si tratta di un fenomeno che investe tutti i paesi di cultura occidentale: il rinnovo delle generazioni non è più assicurato.
Questa diminuzione si può spiegare con le trasformazioni delle condizioni di vita. E’ da mettere in evidenza la massiccia integrazione delle donne nel mondo del lavoro. Si sa che molte di loro rimandano le nascite per assicurarsi in primo luogo la riuscita professionale: di qui il diminuito numero di bambini possibili,nonostante una fecondità più forte che mai al di là del trentesimo anno delle donne.
L’introduzione della pillola begli anni ’70 ha modificato il legame tra atto sessuale e procreazione. Mentre nelle condizioni tradizionali le coppie dovevano prendere la decisione della contraccezione ad ogni loro rapporto,oggi le donne devono interrompere con largo anticipo l’assunzione della pillola per poter procreare:questo sfasamento temporale,assolutamente non spontaneo ,è di sicuro dissuasivo per molte donne. Ma bisogna anche pensare al mutamento del modello coniugale,alla regressione della pratica religiosa,alla crescita dell’individualismo,al peso delle difficoltà economiche.

Un invecchiamento accelerato
Tra le prevedibili conseguenze della diminuzione della natalità si segnala, innanzitutto, un invecchiamento accelerato della popolazione,e questo per due ragioni: da una parte, il regresso della fecondità ha per effetto meccanico l’aumento degli adulti : dall’altra,con l’allungamento della vita,nei prossimi decenni giungeranno all’età della pensione i figli baby-room, cioè una classe d’età numerosa,rimpiazzata via via da classi di età meno numerose.
Anche se l’evoluzione delle percentuali è lenta, l’Europa corre verso una catastrofe strutturale di lunga durata. Entro il 2020 la popolazione dovrebbe cominciare a diminuire in diversi stati europei,il che porrà gravi problemi. Lo scarto tra il dinamismo demografico dei paesi cosiddetti giovani, a forte natalità, e i paesi occidentali si accentuerà,anche se la fecondità comincia a ridursi anche in quei paesi.

L’Europa incontrerà grandi difficoltà
E’ verosimile,allora ,che l'avvenire demografico dell’Europa stia nell'immigrazione. Tuttavia questa soluzione presenta dei limiti. Le tensioni dovute alla crisi internazionale,rese più aspre da irresponsabili atteggiamenti razzisti,non devono far perdere di vista i problemi di fondo,compresi quelli di carattere sociale o culturale. Il problema si porrà,e già si pone,sarà l’inserimento degli immigrati.

Ma per far riuscire l’innesto,dovranno esserci numerosi europei giovani che contribuisco nano all'acculturazione degli immigrati.
I paesi di vecchi,ripiegati su se stessi e all'assimilazione nel vero senso del termine,vale a dire al riconoscimento dell’altro nel quadro di una cultura condivisa ed arricchita.
Si apre cosi il problema delle politiche a favore della natalità.
Si può discutere dell’efficacia degli inviti alla procreazione,che hanno solo effetti temporanei,ma occorre allargare gli aiuti a coloro che intendono avere dei bambini:questo perché assicurano l’avvenire e perché i loro figli pagheranno la pensione di persone senza discendenza,ricche e povere. E’ un elementare questione di solidarietà.
La diminuzione della popolazione dell’Europa, che nel XX secolo aveva raggiunto l’apice della popolazione e della potenza,avrà delle conseguenze .
L’Europa deve essere a sufficienza popolata e giovane per restare innovatrice,perché sono i giovani che inventano.

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