Saggio breve
Ambito artistico-letterario
Argomento: La percezione dello straniero nella letteratura europea

Così diversamente uguali

Destinazione Editoriale: “Il Diario”, mensile di informazione, cultura e arte per un pubblico di media preparazione.

L'uomo è un animale politico, che per natura tende a vivere con gli altri.
Aristotele afferma che l'uomo è uno zòon politikòn, vale a dire un animale politico. La dimensione politica, secondo il filosofo greco, è connaturata all'essere umano e lo Stato è la più alta fra le forme di comunità cui egli dà luogo; costui è destinato istintivamente a convivere con altri uomini. Aristotele, nella “Politica”, afferma: “l'uomo per natura è un essere socievole: quindi chi vive fuori dalla comunità statale per natura e non per qualche caso o è un abietto o è superiore all'uomo, proprio come quello biasimato da Omero: privo di fratria, di leggi, di focolare.”. Tuttavia, la convivenza tra gli uomini, espressa da Aristotele, spesso si presenta burrascosa, caratterizzata dal conflitto e dalla limitazione della libertà altrui. Inoltre, l'interazione tra gli uomini diviene complicata se si presentano radici, costumi e origini non comuni. In un'Italia sempre più cosmopolita, lo straniero diventa perciò protagonista conflittuale della società, suscitando riflessioni e reazioni differenti tra la popolazione. I quotidiani nazionali riportano la notizia di un incremento della popolazione extracomunitaria in Italia, e, mentre la Lega si oppone al nuovo flusso migratorio, lo straniero diviene sempre più attuale e nuovo oggetto di analisi.

Da sempre, oltre a ciò, il forestiero è protagonista nella letteratura e nell'arte, esprimendo, nel corso dei secoli, l'impostazione culturale delle comunità e il malessere psicologico dell'uomo in reazione allo straniero.

Lo straniero nella cultura arcaica
Sin dall'antichità il tema dello straniero è radicato nelle produzione arcaica; nel ventiquattresimo libro del “Deuteronomio”, estrapolato dalla Bibbia, pur non essendo espressa la minaccia straniera, è avvertito il timore e la preoccupazione verso lo straniero: “Non lederai il diritto dello straniero o dell'orfano e non prenderai in pegno la veste dalla vedova; ma ti ricorderai che sei stato schiavo in Egitto e che di là ti ha redento l'Eterno, il tuo Dio; perciò ti comandò di fare questo.”.
Quindi, la stessa religione Cristiana invita a superare i particolarismi e ad abbracciare il prossimo riconoscendo in lui una persona che affronta le sfide del vivere quotidiano. Nel libro del Deuteronomio, Dio invita il popolo ebraico al rispetto e alla comprensione verso il prossimo facendo riferimento alla schiavitù patita in terra d’Egitto.
Oltre le prospettive che la fede può aprire è evidente che parlare di integrazione non è mai stato facile. Il vizio tutto umano di giudicare e sentenziare su persone e fatti sconosciuti innalza un muro, spesso insormontabile, tra noi e gli altri.

Particolare è la concezione dello straniero nell'antica Grecia, a metà tra xenos (ospite) e barbaros (nemico). Omero, nell'“Odissea”, racconta: “Nausicaa dalle bianche braccia: -Straniero, non sembri uomo stolto o malvagio, ma Zeus Olimpio, che divide la fortuna tra gli uomini, buoni e cattivi, a ciascuno come lui vuole, a te diede questa sorte, e tu la devi ad ogni modo sopportare.- […] Così disse, e diede ordini alle ancelle dalle belle chiome: -Fermatevi, ancelle, per favore. Dove fuggite al veder un uomo? Pensate forse che sia un nemico? Non c'è tra i mortali viventi, né mai ci sarà, un uomo che venga alla terra dei Feaci a portar la guerra: perché noi siamo molto cari agli dei. Abitiamo in disparte, tra le onde del mare, al confine del mondo: e nessun altro dei mortali viene a contatto con noi. Ma questi è un infelice, giunge qui ramingo. Bisogna prendersi cura di lui, ora: ché vengono tutti da Zeus, forestieri e mendichi, e un dono anche piccolo è caro. Su, ancelle, date all'ospite da mangiare e da bere, e lavatelo prima nel fiume, dove c'è un riparo dal vento.-”. I versi di Omero narrano di come Ulisse è accolto da Nausicaa, figlia del re dei Feaci Alcinoo, come è solito comportarsi con gli ospiti, protetti da Zeus e degni di rispetto. Gli stranieri nella società greca erano chiamati Meteci. A loro era proibito possedere terreni, né territori di città; i Meteci, così, si dedicarono all'artigianato e il commercio, rappresentando un bene prezioso poiché davano un contributo fondamentale alla vita economica. Lo straniero, infine, partecipando anche al servizio militare della polis, rimane forestiero, ma sensibile al bene della città come fosse un cittadino esemplare. Ciò è testimoniato anche dalla scultura “Galata morente”, copia romana dall'originale bronzea del III secolo a.C., dove l'artista si sofferma sulla bellezza fisica del barbaro, evidenziando il rispetto e l'esaltazione per il vinto. Il barbaro non è più un mostro; è un essere umano che associa alla naturale rudezza una sua nobiltà e una sua fiera bellezza. E' l'essere delle forti, indomate passioni. Quindi, lo straniero non è disprezzato, ma accolto nel rispetto reciproco tra il barbaro e il padrone di casa.

Lo straniero nella letteratura moderna
Da Manzoni a Walcott, lo straniero è un tema di assoluta attualità nella letteratura. Alessandro Manzoni, ne “I Promessi Sposi”, esprime il disagio di essere avvertito come una minaccia con la reazione atterrita di una donna: “un viso che esprimeva terrore, odio, impazienza e malizia, con cert'occhi stravolti che volevano insieme guardar lui, e guardar lontano, spalancando la bocca come in atto di gridare a più non posso, ma rattenendo anche il respiro, alzando due braccia scarne, allungando e ritirando due mani grinzose e piegate a guisa d'artigli, come se cercasse d'acchiappar qualcosa, si vedeva che voleva chiamar gente, in modo che qualcheduno non se n'accorgesse.”. Reazioni simili caratterizzano l'opera “La Storia” di Elsa Morante, dove un militare straniero si aggira per una terra sconosciuta, atterrendo una donna: “colei lo fissò con occhio assolutamente disumano, come davanti all'apparizione propria e riconoscibile dell'orrore.”. Anche in Dino Buzzati, nel racconto “Non aspettavano altro”, è possibile rintracciare le reazione della comunità nei confronti dello sconosciuto, che non è necessariamente straniero, ma presenta semplicemente abitudini e costumi differenti, producendo perciò il sospetto e la cattiveria della comunità: “Antonio era forestiero a tutti, là, parlavano in dialetto. Le sue parole ebbero un suono curioso, quasi ridicolo. […] Niente ormai tratteneva il buttare fuori il fondo dell'animo: il sozzo carico di male che si tiene dentro per anni e nessuno si accorge di avere.”.

Fredrick Brown analizza il conflittuale atto di insediarsi in una nuova terra da parte dello straniero nei confronti delle popolazioni autoctone, nel racconto “Sentinella”: “Era lontano cinquantamila anni-luce da casa. […] Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della Galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata la guerra, subito.”.
Charles Baudelaire, poeta maledetto francese, ne “I poemetti in prosa” del 1869, presenta la figura di un uomo enigmatico, senza alcuna patria, ma che possiede solo “le nuvole... le nuvole che vanno... laggiù, laggiù... le meravigliose nuvole!”. Si tratta di un uomo in completa connessione con la natura, ma che non presenta alcun legame con le comunità che incontra; posponendo, quindi, il mondo naturale alla collettività.
Infine, Derek Walcott auspica il ritorno ad un'epoca in cui tutti gli uomini si sentono amici e si vogliono bene, spiegando che lo straniero in realtà rappresenta il proprio io: “Tempo verrà/ in cui, con esultanza,/ saluterai te stesso arrivato/ alla tua porta, nel tuo proprio specchio,/ e ognun sorriderà al benvenuto dell'altro,/ e dirà: Siedi qui. Mangia./ Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io./ Offri il vino. Offri il pane. Rendi il cuore/ a se stesso, allo straniero che ti ha amato/ per tutta la vita, che hai ignorato...”.

Letteratura della migrazione
Nella società moderna, caratterizzata da slogan e frasi fatte, trovano sempre più consenso le esternazioni di quei politicanti che sostengono campagne di odio e discriminazione razziale. Integrare ed integrarsi in un nuovo contesto geopolitico è prioritario e determinante perché l’Italia possa essere capace di vincere quelle “resistenze interne” che ancora oggi ci impediscono di essere un paese moderno. La modernità come molti credono non è soltanto rappresentata dalle infrastrutture e dalle tecnologie, ma si realizza fattivamente nel momento in cui si guarda al “diverso” in una nuova prospettiva. Dobbiamo imparare a considerare le cose nella loro realtà, la quale, seppur non immediatamente, fu chiara a Nausicaa quando si trovò dinnanzi un Ulisse stanco e provato dal lungo peregrinare. Sembra ormai condiviso il principio Machiavelliano dell’historia magistra vitae, eppure, a pensarci bene, oggi come in passato, si continua a considerare lo “straniero” quale un diverso, cui dobbiamo discostarci e disfarci.

Per lasciarci alle spalle i vecchi retaggi e le ideologie folli, come il Darwinismo sociale, è necessario realizzare una compenetrazione tra le diverse etnie e creare una società multietnica e multirazziale della quale tutti possano sentirsi parte e nella quale tutti abbiano la stessa possibilità di realizzarsi.

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