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Le nuove tecnologie e la perdita di se stessi

In questa nuova era, nella quale ogni individuo ha accesso alle tecnologie, internet ha cambiato il nostro modo di pensare e la percezione dell'essere unamo come persona senziente e “fatta di carne e sangue”.
Le conoscenze di ogni uomo non derivano più dall'esperienza di ognuno ma da una ricerca nel web e quindi nell'insieme sterminato di conoscenze che durante gli ultimi vent'anni si sono accumulate nel database della sapienza comune.
“Ora faccio quasi tutte le mie ricerche online e leggo solo sul computer” ammette Nicholas Carr, scrittore, in una riflessione riportata dalla rivista americana online Edge nell'ambito della riflessione riguardo a quanto la tecnologia ha cambiato il nostro modo di pensare.
Qulasiasi azione che normalmente, in passato, richiedeva un supporto cartaceo dal quale apprendere informazioni si è ridotta ad una mera illusione di ricerca, che in definitiva consiste nel digitare perole su di una tastiera e aspettare che un enorme cervello cerchi le nozioni e le corrispondenze che si stanno cercando.

In questo modo, però, tendiamo a non prestare attenzione alle informazioni che ci vengono fornite, ma ci fidiamo di quelle offerteci dai nostri siti preferiti. Problema: “dato che la profondità del nostro pensiero è direttamente collegata all’intensità dell’attenzione, a mano a mano che ci adattiamo a internet i nostri pensieri diventano probabilmente sempre meno profondi” (Nicholas Carr).
Questa diminuzione dell'intensità dell'attenzione fa sì che “internet influisca sul senso del sé, e lo fa a un livello profondo e funzionale. In molte situazioni le persone perdono la capacità di essere agenti attentivi, e di conseguenza il loro senso del sé risulta indebolito” (Thomas Metzinger, filosofo).
Questa forma di stato soggettivo debole può inoltre creare una forma lieve di spersonalizzazione: “una forma di veglia [...], un misto di sogno, demenza, ebbrezza e infantilizzazione” (Thomas Metzinger).
La spersonalizzazione dell'individuo è atta a negare la natura biologica dell'essere umano che, invece di “ creatura corporea mortale e confusa”, diventa sempre di più una “macchina astratta e immortale per produrre informazioni” (Jaron Lanier, musicista e informatico).
Questo processo, a mio avviso, si può riarrumere citando Sam Harris, neuroscienziato: “Ma anch’io, se voglio rispondere alla domanda “conosci te stesso?”, devo andare a cercare su internet”.

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