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Malala Yousafzai cita anche nel suo discorso il detto “La penna ferisce più di una spada”. Ho sempre fortemente creduto nella veridicità di questa frase, come ho sempre creduto che si racchiudano le soluzioni per le guerre presenti nel mondo. La correttezza di questa mia opinione è stata confermata dall’attentato alla vita di Malala il 9 settembre 2012. I talebani hanno sparato al lato sinistro della testa di Malala perché lei ha ragione, e loro avevano paura di lei. Se l’opinione che studiare è giusto si fosse sparsa, le persone avrebbero incominciato a saper ragionare autonomamente e ribellarsi. Infatti i talebani sono i primi a non avere una educazione. Temono che la società cambi e incominci a basarsi sull’uguaglianza. Gli estremisti hanno paura del potere del loro popolo, del potere delle donne e della loro voce. Per combattere questo, rispondono nell’unico modo che conoscono, uccidendo. Per questo ogni anno si sentono stragi di studentesse, maestre e bombardamenti di scuole.

Volevano zittire Malala e spaventare il suo seguito, ma non avevano tenuto conto che un’idea non si uccide eliminando l’ideatore. Fortunatamente Malala è sopravvissuta, e l’attacco alla sua persona ha dato il via a delle reazioni opposte a quelle ipotizzate dai talebani. Il suo attentato ha richiamato l’attenzione di tutto il mondo, che si è unito alla voce di Malala. Malala ha compreso che la violenza non porterà l’uomo da nessuna parte, ma bensì lo farà l’educazione. Ammette che non si vendicherebbe con la violenza nemmeno contro il cecchino che le ha sparato, bensì si vendicherebbe con la scuola per ogni bambino. Facendo si che un giorno non ci siano più persone che comprendono l’opera dei talebani, ma che portano avanti un messaggio di amore e pace. Molte volte quando si era alle elementari, la maestra ci insegnava che un tempo non si era obbligati ad andare a scuola, e tutti gioivano dicendo che erano fortunati quei bambini a non essere obbligati a studiare. Dicevamo così perché eravamo piccoli e non avevamo mai conosciuto una realtà dove l’istruzione ci fosse negata. La realtà dove è cresciuta Malala e i suoi compagni. Dove al posto delle penne e dei libri c’erano le armi. La pace, ricorda Malala nel suo discorso, è necessaria per l’educazione, E’ la guerra che impedisce maggiormente ai bambini di frequentare la scuola. Le persone che non hanno una cultura si rifugiano senza capacità di giudizio nella religione, senza capire cosa realmente i testi sacri vogliono loro dire. I talebani sfruttano questo, abusando della parola di Dio per i loro scopi personali. Se gli estremisti non fossero presenti in Pakistan, esso sarebbe un paese democratico e in pace. I Pakistani desiderano l’istruzione per i loro figli e figlie e che l’Islam riconosce che l’educazione è sia un diritto dei bambini ma anche una responsabilità e un dovere. Non solo in Pakistan c’è un problema di non istruzione ma anche in paesi come l’India, dove i bambini sono costretti al lavoro minorile, Afghanistan dove la guerra monopolizza qualunque cosa, la Nigeria dove le scuole vengono distrutte, dove ci sono bambini soldato e paesi dove le ragazze non possono nemmeno pronunciare la parola cultura se no vengono considerate impure e ribelli, sono obbligate ai lavori domestici e diventano spose-bambine. Paesi dove c’è una deprivazione dei diritti fondamentali.
L’educazione non è più un optional nel 2015, i paesi occidentali non possono più permettersi di dire ai paesi lacerati dalla guerra che è un problema loro. Bisogna smettere di vedere i bambini solo come vittime ma iniziare a concepirli come potenze che possono diventare Malala, che possono insegnare agli adulti del domani e di oggi a non piegarsi alla dittatura e alzare la voce rivendicando i loro diritto.

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