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La Mafia e il suo percorso nella storia
Innanzitutto bisogna chiarire il concetto di mafia, concetto che spesso si identifica nella criminalità organizzata ma che non sempre può essere considerata tale. Infatti, quest’ultima si limita, a compiere crimini, naturalmente mediante un’organizzazione, sul piano ad esempio di mercati illegali, furti, ma non come la mafia, che agisce da una parte in modo analogo, ma allo stesso tempo, ben diversamente. Infatti, nonostante si tratti ancora di criminalità organizzata le differenze sono per certi versi vistose. Basti pensare che la mafia non si limita esclusivamente ad opere criminali come detto in precedenza rispetto al resto della malavita organizzata, ma tende inoltre ad acquisire un, se così si può dire “dominio”, diretto o indiretto, sul territorio in cui agisce. Per di più, la criminalità mafiosa non opera solo e soltanto all’interno della sua organizzazione ma in alcuni casi, anzi quasi sempre, si serve della politica, o meglio delle autorità politiche al fine di compiere i suoi colpi più grossi. Concludendo questa “radiografia” della mafia non si può dimenticare che uno dei punti di forza di tutta le mafie, che esaminerò più avanti, è sicuramente la capacità di intimidire gli “avversari” mediante minacce, avversari che in tal modo diventano pedine della malavita organizzata che da quando esiste ha rappresentato, ma anche tuttora rappresenta uno dei mali più grandi della società.
Avendo chiarito il concetto di mafia ora è importante contraddistinguerne i vari tipi che esistono al mondo ed in particolare in Italia, paese in cui è nata ed in cui naturalmente si è diffusa maggiormente. La mafia se così può essere definita, vera e propria è nata, si è sviluppata, e tuttora risiede in Sicilia, dove, fin dalla sua nascita ha detenuto realmente una vera e propria supremazia. Infatti ha imposto le proprie leggi, e le ha fatte sempre rispettare. Inoltre sempre come un vero stato ha riscosso delle vere e proprie tasse dalle varie imprese economiche, se pur assai diverse da quelle che noi conosciamo: la cosiddette “tangenti”. Quindi si può dire che la mafia “pura” siciliana è riuscita mediante la sua compattezza ad instaurare un proprio regime su tutto il territorio avendo la meglio sul vero stato siciliano e riuscendo sotto certi aspetti a “governare” meglio di quest’ultimo. Essa secondo molti non può essere collegata direttamente al fenomeno del brigantaggio che si verificò nel sud del nostro paese in particolare nel periodo dell’unità d’Italia quando riforme agrarie ed in generale politiche hanno sbagliato irreversibilmente.
Essa nacque per molti studiosi nella Sicilia occidentale già nel periodo medioevale, quando il gabellotto, che subaffittava a terzi i terreni del padrone, in caso di liti o problemi giudiziari di altro genere, attuava una “giustizia privata”. In questi fenomeni è già rispecchiata la figura se pur semplice del mafioso “che risolve i problemi del clan nel clan”.
Ma come detto in precedenza la mafia non si è sviluppata esclusivamente in Italia, ma si è estesa in tutto il mondo e persino negli U.S.A. seguendo le orme della malavita siciliana. Infatti a seguito delle migrazioni verso l’America nei primi decenni del ‘900 fu “esportata” anche la criminalità mafiosa, che cominciò ad entrare nel giro della prostituzione e del riciclaggio di droga.
Tuttavia il governo statunitense attuò delle politiche, che costrinsero i mafiosi a tornare in patria, mafiosi che comunque mantennero sempre contatti con gli USA soprattutto a partire dagli anni ’50.
Ritornando al nostro paese c’è da dire che la mafia in Sicilia, non è come abbiamo detto, l’unica esistente. Di fatti troviamo la ‘ndrangheta in Calabria, la camorra in Campania e la Sacra corona unita in Puglia, che pur non avendo forse raggiunto un livello pari alla mafia siciliana, non sono da meno, come non sono inferiori i disagi che esse provocano alle rispettive regioni italiane ma in generale i problemi che procurano al resto della società.
Abbiamo parlato inoltre del fatto che la mafia è molto “legata” alla politica. Ciò non può essere negato, infatti fin da quando è esistita, la mafia ha stipulato molti accordi con varie autorità politiche, accordi che consistevano in uno scambio di favori. Ad esempio il mafioso, o meglio l’organizzazione permette ad un’autorità politico-giudiziaria di ottenere dei voti o addirittura una vittoria sicura in cambio che quest’ultima avesse ritardato o addirittura annullato un provvedimento antimafia. Un caso simile è accaduto per quanto riguarda l’organizzazione malavitosa di “Cosa Nostra” (la mafia americana), caso che però si è concluso con l’uccisione di molte autorità politiche in quanto non erano stati rispettati da queste ultime gli accordi persi. Tuttavia non si può negare il fatto che tra la mafia, e la politica, in parte ormai corrotta, vi era e vi è ancora oggi un rapporto “affaristico”. Esso ebbe inizio inizialmente nella classe conservatrice, poiché solo una forza politica avrebbe rappresentato una garanzia per la mafia.
Con l’ascesa al potere del fascismo vi fu un tentativo da parte del prefetto Mori di cambiare la situazione ma egli rinunciò presto, appena venne in contatto con i vertici della piramide mafiosa.
Nel corso, e dopo, il II conflitto mondiale gli americani che volevano assumere il controllo del nostro Paese cercarono di riallacciare i contatti tra mafia italiana e statunitense per avere nel territorio Italico un “approdo” sicuro mentre in Italia con il Boom economico la criminalità organizzata mirava al controllo degli appalti nel campo edilizio e compiva i primi attentati dinamitardi. Negli ultimi decenni qualcosa si è mosso, lo “Stato” si è mosso, grazie alle imprese di uomini come Falcone e Borsellino che hanno sacrificato la vita per combattere la mafia ma soprattutto uomini che hanno avuto il coraggio di denunciare pubblicamente il fenomeno mafioso.
Parlando di mafia e di organizzazioni mafiose, può sorgere una domanda.
Come si presenta il mafioso?
Al contrario di come qualcuno potrebbe pensare il mafioso non è un uomo dall’aspetto squallido e miserabile come invece rispecchia la sua personalità da malfattore, anzi, è un uomo d’onore e di rispetto, sicuro di sé, ed all’apparenza sembra una persona nobile d’animo e di classe. È sempre pronto a cogliere la giusta opportunità naturalmente, “modellandola” a modo suo, per scopi illegali. Inoltre il mafioso non ha neanche paura di essere arrestato e di finire in prigione, poiché sa che presto ne uscirà. Infatti come ogni detenuto ha la possibilità di avere incontri, diretti o telegrafici, senza essere sorvegliato, almeno una volta a settimana con altre persone, in questo caso quasi sempre con altri mafiosi. Niente di più facile a questo punto è l’essere liberato.
Non è detto però che “chi nasce mafioso muore da mafioso”. Di fatto chi non volesse più fare parte di un’organizzazione mafiosa può rivolgersi alla polizia. In questo caso si parla di pentito. I pentiti secondo molti sono indispensabili al fine di scovare le varie cosche mafiose ed in generale di combattere la mafia, ma non sempre è così facile cercare di abbandonare la malavita, infatti il pentito è più in pericolo ora rispetto a quando si trovava all’interno del suo clan. Tuttavia lo stato promette protezione e sconti di pena a chi si pente. Questa, “tattica” era stata già attuata riguardo al terrorismo degli anni ’60, in particolare quello delle Brigate Rosse. Così avendo avuto buon esito è stata riproposta nel caso della mafia. Ciò nonostante, c’è una differenza ben evidente tra il cosiddetto pentitismo del terrorismo e quello mafioso. Infatti il terrorista che si pente non ha nessun motivo di mentire in quanto ha perso ogni fiducia negli ideali in cui credeva: di fatto non si è mai visto un terrorista pentito, compiere ancora atti criminosi. Per il mafioso invece è diverso infatti, poiché compie crimini solo per arricchire il suo clan, non ci si può sempre fidare. Quindi se molte volte il pentitismo mafioso è stato un mezzo che ha aiutato molto la giustizia, in non pochi casi, al contrario, trattandosi di un falso pentito mandato appositamente dalla mafia, l’ha depistata.
Concludendo, altro elemento importantissimo se si parla di mafia, è il fatto che, nonostante la Sicilia sia sempre stata la casa della mafia, oggi quest’ultima si sta avviando ad un processo di “desicilianizzazione“, mentre il resto d’Italia si sta al contrario “sicilianizzando”: ovvero la mafia, tende ad allontanarsi, dalla propria città natale, per poi diffondersi largamente nel resto del nostro paese. Più precisamente si può dire che ormai la mafia sta perdendo ogni suo aspetto. Basti pensare al fatto che ormai essa commette delitti anche contro i bambini, i quali sono sempre stati considerati sacri per tutta la Sicilia ed anche, nonostante è difficile pensarlo, per la mafia.
Combattere la mafia, o meglio le mafie, non è facile, anzi è un compito molto arduo e complesso. Infatti per fronteggiarla, non si deve procedere solo ed esclusivamente con la forza, poiché non è con la forza che si impartisce l’educazione, e molti altri valori di cui al giorno d’oggi non si può fare a meno. Si dovrebbe anzi scovare le radici più profonde su cui si basa la criminalità organizzata e sradicare così questo orribile male.

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