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Dopo aver passato un lungo viale dritto sotto alberi fioriti io e mia sorella Viola siamo arrivate, finalmente, a Montorfano, provincia di Como, sole, si sfiorano i 27 gradi.

Viola è una ragazza solare, carina, abbastanza intelligente, ma non troppo. Ha quattro anni più di me, io ne ho quattordici e lei diciotto, già, purtroppo ha esattamente quei famosi anni in cui una qualsiasi ragazza inizia a credersi una super ragazza vissuta, ormai una donna, con tanto di macchina.
Il problema pero non sta qui. Voglio molto bene a Viola, ma siamo molto diverse e per ogni cosa lei deve aver ragione, e io, non posso fare che ascoltarla, o trovare vie alternative per non tirar fuori litigate peggiori delle volte precedenti.

Entro in casa, in fondo a destra, porta, giro la chiave, entro nella mia cameretta. Il primo libro della libreria è Marina, l'ultimo l'eleganza del riccio, il letto ha la coperta rivoltata dalla parte bianca, il secondo cassetto del comodino contiene le foto di famiglia, tutto in ordine.

"Elena apparecchi tu?"
"Mmh ok" risposi

Ci alziamo da tavola, Viola si avvicina a me:
"Senti Elena prima hai lasciato la bottiglietta, quella di plastica e la carta delle patatine del Mac fuori sulla panchina.. hai presente?"
"Si dopo le butto.."
"No ecco, adesso la zia le ha viste, si è lamentata, ci ha preso ancora una volta per bimbe e chiamerà la mamma e per colpa tua si arrabbierà anche con me, oltre ad arrabbiarsi lei e stressarsi e non farci più venir qui da sole.. Adesso tu ti alzi da quel divano vai dalla zia e le chiedi scusa, subito"
Scusa? Per cosa ? mi chiedo io, capita! Non è mai morto nessuno per aver buttato una carta non propria per fare un favore!
Invece no! Viola per l'ennesima volta deve aver ragione lei, sostenendo che io sia un'immatura, che non penso a quel che faccio, che sono un'egoista, che sbaglio in tutto.. Solita storia, ancora un litigio.
Forse è meglio andarsene da qui, non riesco a sopportarla, non la voglio vedere in faccia.
Ancora una porta che sbatte, alle mie spalle, cambio direzione, mi allontano.
Penso, continuo a camminare.
Penso, sono un'egoista? giro l'angolo, non ci pensare, non ci pensare.
In fondo, a destra, porta, giro la chiave, camera mia, finalmente, ma, in effetti.. I peluche sopra la libreria sono troppo vecchi, non stanno più bene li, la parete lilla mi fa venir la nausea, la scrivania è troppo piccola, lo spazio comprime. Mi volto, torno alla porta, la apro e la richiudo, ancora una volta, sbatte.
Nel corridoio rimbomba la voce di Viola.."Elenaa dove sei, torna subito qui e vai dalla zia, sbrigati, poi devi anche portare fuori Gilda"
Ripercorro il corridoio, fa caldo, terza porta a sinistra, entro in bagno, mi ci vuole una bella rinfrescata, apro l'acqua, penso.

Ancora una volta ho sbagliato? Ma io non ci vado dalla zia! Non ci penso neanche. Il bagno lo ricordavo più grande. Torno sul corridoio che porta al salotto in cui c'è Viola.
"Elenaaa allora! vai dalla zia subito, sei una maleducata!"
Io dalla zia non ci vado! Mi sembra assurdo!
In questa casa fa caldo, sembra di essere in una serra.
Continuo a camminare, sfioro Viola, giro a sinistra, prendo le scale.
Okay Elena conta fino a dieci prima di risponderle.
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette.. otto.. nove.... Nono almeno fino a trenta, se le rispondo ora, urlo ed è la fine.
Dieci, undici, dodici, tredici, quattordici, quindici, sedici.. diciassette… diciotto… Continuo a camminare, non ho neanche più voglia di contare, arrivo all'ingresso, dove vado, destra o sinistra?
"Elenaaa la zia è al piano di sopra! Dove stai andando!!"
h. 20.22
Ok ho deciso, dritto, vado dritta alla porta d'uscita, forse è la soluzione migliore.
Giro la chiave, apro la porta, sono fuori.
L’aria fresca fa bene, penso, è giusto così. Ma se la mamma si arrabbiasse poi davvero? Sarebbe colpa mia!
Ora sono di fronte al vialetto, a destra c’è il vigneto, a sinistra la strada per la piscina, cosa faccio? Destra, sicuramente, decisamente destra!
Però pensandoci.. non posso essere una cattiva persona solo per non aver buttato due pezzi di carta!
Ed ecco il vigneto il grande e famoso vigneto, come diceva il nonno, e per questo qui da piccole ci giocavamo a nascondino, ma cosa ci facci qui?
h. 20.30
Mi siedo tra l’erba, il buio cala, insieme al fresco. Osservo la mia casa da lontano.
La zia starà ancora pensando a quel che ho fatto? O meglio dire, non ho fatto?
Decido di non pensarci!
h.20.50
Ormai son qui fuori da mezz’ora eppure Viola neanche mi ha cercata!
Mi alzo, mi giro, ripercorro la strada verso il portone, e sono di nuovo qui, lo apro, dritto, dopo circa dopo cinque passi arrivo alle scale, risalgo. Mente libera, nessun rimorso.

Ciò che è intorno a te è una proiezione di ciò che c’è dentro di te, e proprio ciò che c’è dentro di te è una proiezione del mondo che ti circonda. Quando ti capita, per qualche causa esterna, di entrare nel labirinto che sta attorno a te, finisci nell’addentrarti anche nel tuo labirinto interiore.
Innumerevoli strade create dalla propria mente ci allontanano dall’ingresso dei questo labirinto, starà solo a noi il compito di riordinarle per ritornare in quel punto e uscirvi.

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