coltina di coltina
Genius 11957 punti

L'importanza del dialogo

La parola è una delle competenze umane più sviluppate e, per la sua varietà, ci distingue dalle altre specie animali.
Fin dall'inizio della sua storia, l'uomo primitivo ha cercato di comunicare, prima forse per le necessità più impellenti (come la gestione del villaggio, la comunicazione con la famiglia, la ricerca del cibo), poi sviluppando un linguaggio non più limitato al bisogno ma quasi all'arte.
Non a caso siamo gli unici esseri viventi che producono opere letterarie, che usano sinonimi per esprimere al meglio ogni sfumatura del nostro pensiero. Con questa premessa sarebbe illogico dire che il dialogo non è un aspetto fondamentale della convivenza civile, eppure nella nostra epoca, chiamata epoca dell'immagine, la lingua, la parola, il confronto, il dialogo sembrano oppressi da altre forme espressive, non meno efficaci di sicuro, ma non esaustive.
Il dialogo è un mezzo molto complesso e allo stesso tempo molto immediato per esprimere le proprie convinzioni, far valere i propri diritti e idee; molti giovani preferiscono affidare alle mani, alla lotta, alle risse o ai silenzi i loro pensieri, senza rendersi conto che così regrediscono ad una fase quasi bestiale e rinunciano all'arma principale che possiedono. Spiegare con chiarezza quel che uno ha in mente o nel cuore non è facile, non solo per un'eventuale timidezza o riservatezza, ma anche perchè bisogna avere fatto prima chiarezza in sè, eppure, proprio perchè il linguaggio pretende prima un pensiero è così forte. L'abilità di parlare era molto amata nella cultura greca, che creò la logica e la dialettica, oggi, invece, si cerca la fisicità o lo scontro di forza. Anche con i propri familiari o i propri amici si fa fatica a usare le parole come se il mondo dovesse capirci al volo, come se fermarci a confrontarci o confidarci fosse una perdita di tempo, mentre invece è solo cercando le parole giuste che riusciamo a dare una forma ai nostri sentimenti. Nell'adolescenza, in particolare, tutti i genitori si lamentano che i figli parlano poco e sono "musoni" e loro, adulti, faticano a capire esattamente i contorni dei malesseri e delle tragedie di quest'eta'; non si sono dimenticati cosa vuol dire essere adolescenti, ma hanno probabilmente cambiato il codice di comunicazione. Nessuno pretende, nè forse ha voglia, di intavolare chissà quali discussioni con "i grandi", ma mostrare loro che gli scatti d'ira o nervosismo non sono solo questioni di umore e di ormoni potrebbe renderli più sicuri della nostra maturità, della nostra serietà, sfatando il mito per cui i giovani non riflettono su nulla e non pensano mai prima di agire.

Registrati via email