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Immigrazione e le sue conseguenze

La storia umana è una storia di migrazioni, infatti si sono registrate degli spostamenti di gruppi umani sin dalla preistoria.
Le cause della migrazione moderna sono diverse, ma possono essere riassunte in due punti fondamentali: aumento della popolazione e della disparità economica mondiale.
Si stima che il 3% della popolazione mondiale viva in un luogo diverso da quello di nascita.
Dagli anni sessanta fino ad oggi il tasso di migrazione è cresciuto dal 2,3% al 2,9%, all'apparenza potrebbe sembrare insignificante, ma se si fa caso al fatto che la popolazione mondiale in questo lasso di tempo è praticamente raddoppiata si può capire che questo fenomeno, almeno in valore assoluto si anch'esso raddoppiato.
La maggior parte degli immigrati appartengono al ceto medio istruito della popolazione ed, a seconda del paese di provenienza, hanno un progetto migratorio differente: i Senegalesi hanno in programma di restare per pochi anni, giusto il tempo di guadagnare il necessario per costruirsi la casa nel Paese di origine, i Sudamericani hanno come obbiettivo quello di restare nel Paese ospite per tutta la loro vita, mentre i cinesi hanno come obbiettivo di restare nel luogo di emigrazione fino alla pensione.

Il flusso migratorio nei paesi sviluppati è mediamente alto e la maggior parte di questi sta adottando delle politiche di contenimento, effettuate soprattutto allo scopo di calmare l'opinione pubblica, ma che si rivelano, spesso e volentieri, obbiettivamente poco efficaci.
Un particolare degno di nota per quanto riguarda il fenomeno migratorio è sicuramente quello delle rimesse. Queste non sono altro che denaro inviato dagli extracomunitari al loro paese di origine, solitamente per le famiglie, che negli ultimi decenni hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 320 miliardi di dollari per anno.
Le rimesse hanno risvolti preponderantemente negativi per i Paesi ospiti (uscita di liquidi) mentre le zone di origine ne beneficiano molto e fanno si che la ricchezza mondiale venga riequilibrata.
A causa del notevole salasso i Paesi ospiti stanno adottando delle limitazioni all'invio di denaro.
Sociologicamente parlando l'immigrato, almeno secondo il sociologo Geor Simmol, è il sospetto della società: in primis la gente del paese ospite si chiede come stia loro giudicando e si pone sulla difensiva.
Inoltre vedere un povero fa scattare nella gente un senso di dispiacere che si tramuta in rabbia o in malinconia.
Infine bisogna considerare che l'immigrato è il capro espiatorio della società e che, secondo il teorema di Thomas (ciò che è definito come reale è reale nelle sue conseguenze), a furia di essere bombardato da questi pregiudizi finisce per avverarli.
Per concludere bisogna considerare gli aspetti positivi intrinseci che l'immigrazione porta sia al Paese ospite che a quello di origine.
Per il primo i vantaggi sono una ricalibrazione interna dell'età media e l'assunzione degli extracomunitari in lavori umili.
D'altra parte, per il Paese di Origine c'è soprattutto un aumento esponenziale del Pil che in alcuni casi raddoppia addirittura.

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