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<i><< Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone adultero che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”. >></i>

Così Marco Travaglio comincia il suo articolo pro-crocifisso, che sarà analizzato a fondo più avanti. Introduzione comunque perfetta anche per un discorso che miri a sostenere il contrario. Ci dà l'idea di come un ideale portato avanti senza criterio possa condurre ad affermazioni ben poco pertinenti, alcune propriamente sbagliate: Ci dà l'idea di come il direttore di un giornale dall'importanza nazionale possa sputare veleno sulla Corte di Strasburgo senza avere la minima idea di come, per legge, essa <i>debba</i> operare; ci dà l'idea di un segretario di partito che, dando al crocifisso il valore di "simbolo", nè sancisce anche l'incostituzionalità in quanto avente peso religioso; ci dà la visione fenomenale della nordica ipocrisia selettiva, che condivide le idee di chierici & compagnia solo quando non si parla d'uguaglianza, difendendo il "simbolo" religioso più del fondamento della religione stessa; ed ultimo, ma non ultimo, il prospetto della minuziosità con il quale il nostro presidente del Consiglio ha scelto i collaboratori più <i>creativi</i>: Appare infatti chiaro, dalle di lei affermazioni, che il nostro ministro dell'Istruzione fatica a trovare argomentazioni ragionevoli, e si appella alla fantasia per dare sostanza ai suoi tristi interventi. Da notare inoltre che anche Travaglio tralascia un particolare tutt'altro che irrilevante: I sopracitati "regolamenti scolastici" risalgono al ventennio fascista, più precisamente vengono stilati tra il 1924 e il 1927 e mai abrogati. Per dare un'idea dell'attualità degli stessi, volendo attenervisi in classe dovremmo avere anche un'immagine del Re.

Ma perchè attardarsi sull'introduzione, quando sono tanti gli argomenti da trattare? Ecco quindi che si fanno avanti, impettiti nelle loro candide divise, tutti gli occasionali chierichetti di una funzione che è un'epoca intera: Sono i politici del politichese, quelli che credono in ciò che porta fama, moderni sofisti nell'epoca della strumentalizzazione. Stereotipi, si può dire, ma come costruire una tesi sensata se metà delle basi sono implicite? Non è sull'implicito e sull'incerto che i suddetti signori tessono le loro tele d'intrigo?

In quest'era perversa ogni fatto fa notizia, ogni scusa è buona per gridare allo scandalo: Ecco la situazione del momento attuale. E quale terreno più fertile di questo per un dibattito di tipo politico-religioso? E non è casuale l'ordine delle parole: Certo è vero che il crocifisso trova le sue radici nel Cristianesimo, ma non è certo per questo che è nato un diverbio. Appare chiaro che una debita scelta, una scelta <i>piena</i> e <i>cosciente</i> debba essere permessa a chiunque. E come può un bambino, nel momento del più spugnoso apprendimento, ignorare la costante sottoposizione ad un simbolo che, seppur di innegabile significato culturale, indica in modo univoco una data religione? È una forzatura, nascosta velatamente dietro alla tradizione. La stessa religione cattolica predica Fede, ma può essere considerato buono chi non ha mai avuto occasione di fare del male? Un bambino dalla mente tarata non ha Fede, ha convinzioni apprese da chi gli è superiore. E la Chiesa, per amor di coerenza, deve scindere le due cose.

Quindi il Cristianesimo non dovrebbe avere motivo di protestare contro la rimozione del crocifisso; o perlomeno contro il rimedio alla sua solitudine lì appeso al muro, altri simboli di altre religioni. No, in prima linea nella polemica ci sono le parti che per partito preso, invocano radici cristiane; nei loro casi specifici esse sono tranciate in partenza da stili di vita tutt'altro che puri, ma non è indispensabile che tali radici <i>esistano</i>: il fatto di parlarne basta e avanza. Avete mai notato che, nonostante l'indubbio interesse della Chiesa per la questione, chi sbraita una critica è sempre qualcuno che governa, o che vorrebbe farlo? Nel primo caso per mantenere il potere, nel secondo per ottenerlo. Sta di fatto che i discorsi in aula, i decreti, gli emendamenti marciti ormai da un numero indefinito di decadi, sono sempre riesumati da qualcuno che difficilmente è un membro del clero, per difendere <i>con le leggi</i> il simbolo fisico di una religione che non dovrebbe sapere che farsene di un crocifisso in classe. Un Cristiano, un Cristiano vero, come quello che si astiene dal dare un parere per non ferire nessuna delle parti, la croce l'ha nel cuore.

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Se passasse una legge tanto legante da <i>obbligare</i> scuole ad appendere un crocifisso per aula, cosa se ne farebbe il Cristiano della croce nel petto?

Non cadrebbe forse essa come cadde la Fede, quella pura, quella che anche l'ateo rispetta, quando fu costruito un idolo d'oro da venerare al posto di Dio?

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Passando ora a chi sostiene che il crocifisso è il simbolo della cultura italiana, c'è da rispondere con diverse argomentazioni: innanzitutto, nessuno lo nega; però il fatto che abbia <i>anche</i> peso culturale non ne elimina il significato religioso, ed è contro quello che i più indirizzano le proprie critiche. In secondo luogo, tra i tanti simboli rappresentanti l'Italia, perchè proprio il crocifisso? Tra l'altro non è una caratterizzazione univoca: molti paesi sono stati influenzati, anche in modo pesante, dal Cristianesimo. Lo straniero standard, alla parola <i>“Italia”</i> risponde: <i>“Well, Italia. . . Pasta, pizza and mafia!”</i>. A questo punto, siamo forse più caratterizzati da un piatto di spaghetti che dal simbolo in questione. Perlomeno ci identificano meglio, e si farà fatica a trovare un italiano che non sia d'accordo con tale rappresentazione, mentre il crocifisso è altamente contestato.

E ora, come previsto nell'introduzione, l'analisi della seconda parte dell'articolo di Travaglio:

<i><< Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”). >></i>

Questo tratto conserva una decisa dose di verità, ma si basa su un fatto non confermato: l'esistenza di Gesù, anche solo come uomo comune morto in croce. Quanto al valore morale che l'<i>immagine</i> di Cristo e dei suoi insegnamenti porta con se, è innegabile che sia un esempio integerrimo. E come potrebbe non esserlo: la figura del Messia è associabile alla concezione platonica dell'<i>idea</i>; un ente incorruttibile, perfetto, ideale, un modello a cui le cose terrene fanno riferimento in modo imperfetto, ma che fisicamente <i>non è mai esistito né mai esisterà</i>. È possibile che il Profeta non sia altro che una costruzione intellettuale, la quale mira a creare un concetto di esistenza “pulita” da seguire. Ma il simbolo di tale profeta non è la rappresentazione degli ideali che dovrebbe portare, quanto un'idolatrizzazione dell'immagine del profeta stesso. Non si inneggia alla virtù, ma a chi fu virtuoso, e questo è inutile e dannoso, perchè si perdono di vista gli stessi ideali che seguì chi fece da modello, incentrandosi sugli aspetti del modello in sé. Gesù Cristo predicava l'amore, ed è il messaggio che ha da essere seguito, non il messaggero: non serve un simbolo, non servono rituali, non santini od oggetti sacri se la Fede è forte nel credente, se egli crede davvero nel Verbo divino. Tutte queste cose possono servire da supporto alla religiosità di un individuo, ma <i>non devono</i> esservi indispensabili.

Soffermandosi un secondo sull'articolo si trova una citazione di Natalia Ginzburg, che riporto per intero in quanto davvero degna di nota:

<i><< Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli.>></i>

Quest'argomentazione apporta sicuramente grande valore alla tesi di Travaglio, ma presenta diverse contraddizioni: innanzitutto Natalia afferma sia che il crocifisso è l'immagine della rivoluzione cristiana, sia che non genera nessuna discriminazione; questo è un controsenso, in quanto il fatto che identifichi una religione univocamente lo rende automaticamente una forma di discriminazione. Il tema centrale è una realtà obbiettiva, esatta e non contestabile, mentre passando all'ultima frase troviamo il secondo errore, decisamente grave: Gesù Cristo non è stato affatto il primo ad affermare certi principi. Siddhārtha Gautama espresse le stesse idee di equilibrio ed uguaglianza 500 anni prima, e addirittura Socrate considerava tutte le anime di uguale valore.
Il crocifisso in classe forse non offende nessuno, forse è un simbolo rappresentante l'Italia, e forse sarebbe un insulto alla tradizione rimuoverlo. Ma non è giusto che, in uno stato libero qual'è il nostro, una religione si debba imporre sulle altre, quale che sia il metodo utilizzato. È segno di disuguaglianza, da qualsiasi lato lo si veda, ed è un paradosso, dato il significato del simbolo stesso. Gesù predicava l'amore e la tolleranza, la fratellanza tra tutti i viventi: imporremmo qualcosa ad un fratello per puro egoismo? Non ce lo dice la religione, nessuna religione, e la legge resta vaga per il semplice motivo che ogni disputa trova soluzione secondo il seguente ragionamento: per un Cristiano il perno sul quale si costruisce la Fede è l'uguaglianza, e quindi non ha senso imporre a qualcuno un'idea, o un simbolo, estranei. Per un non credente invece, la fratellanza dovrebbe costituire la base di qualsiasi ragionamento: non esiste infatti dimostrazione della superiorità di un uomo sull'altro, quale che sia la razza, il sesso o la religione, e guardacaso è uno dei fondamenti della nostra costituzione.

<i>La conclusione, inevitabile: l'uguaglianza è la base di tutto, e deve essere applicata come principio fondamentale. Cristiano, musulmano, ebreo, ateo o agnostico, buddhista o induista che sia, l'uomo è tenuto a rispettare i suoi simili non solo materialmente, ma anche e soprattutto a livello di idee. Non imponiamoci.
Non ha senso.</i>

Fonti:

Articolo Marco Travaglio:
http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2373449&yy=2009&mm=11&dd=05&title=ma_io_difendo_quella_croce

Leggi e sentenze:
http://www.uaar.it/uaar/campagne/scrocifiggiamo/29.html

Mattia Baraldi

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