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tema sulla globalizzazione e le sue principali caratteristiche

La globalizzazione è un fenomeno che sta interessando il mondo intero, non conosce confini e sta sempre più interessando sia i Paesi del nord del mondo (quelli industrializzati e sviluppati) e il sud del mondo (i Paesi non sviluppati). Il fenomeno della globalizzazione sta interessando vari aspetti che sono in grado di condizionare la vita delle persone: quello economico, quello sociale perché investe la vita di tutti i giorni, quello tecnico-scientifico, quello culturale, etc... Le conseguenze e gli effetti della globalizzazione sono tanti, come per esempio la creazione di un'interazione globale tra i Paesi del nord e del sud del mondo; la possibilità per esempio di viaggiare in modo molto più semplice rispetto al passato in tutto il mondo, accorciando le distanze. Un altro vantaggio è rappresentato anche da Internet che grazie alla messaggistica istantanea e non solo migliora i metodi di comunicazione mondiali.
La globalizzazione crea anche degli svantaggi, come per esempio la distruzione ambientale causata da una sfrenata corsa alla crescita economica; la creazione di ricchezza mal distribuita nei Paesi mondiali, creando quindi delle grandi sacche di povertà.

Indice
La globalizzazione - Versione alternativa 1
La globalizzazione e i suoi effetti - Versione alternativa 2
Cos'è la globalizzazione - Versione alternativa 3
La globalizzazione economica - Versione alternativa 4
Globalizzazione e conseguenze - Versione alternativa 5
Definizione di globalizzazione - Versione alternativa 6
Il fenomeno della globalizzazione - Versione alternativa 7
Cause della globalizzazione - Versione alternativa 8
Vantaggi e svantaggi della globalizzazione - Versione alternativa 9
Internet e la globalizzazione - Versione alternativa 10

La globalizzazione


La globalizzazione è un fenomeno reale e recente che riguarda la progressiva apertura dei mercati nazionali all'estero dando così origine ad un mercato globale che varca i confini nazionali e che condiziona pesantemente con il suo andamento le singole economie nazionali (vi siete mai chiesti perché se cadono le borse asiatiche anche a Milano ne risentono?). La parola deriva dalla fusione di due termini distinti integrazione ed economia globale. la globalizzazione denota quindi quel processo tramite il quale aumentano e si intensificano i rapporti di ciascuna nazione nei confronti di molte altre. Quindi non significa come molti credono mondo senza confini, senza frontiere nazionali né mercato unico mondiale. Per molti secoli la competizione economica tra gli stati si è facilmente tramutata in conflitto militare. Nel secondo dopoguerra invece le tendenze all'avvicinamento dei mercati si sono accentuate al punto tale che a partire dagli anni 80 si è cominciato a parlare di globalizzazione. L'industrializzazione ha imposto l'apertura degli scambi e ha dato avvio alla mobilità territoriale di persone e tecnologie destinata a divenire sempre più intensa. Il contributo più grande è avvenuto con la rivoluzione informatica e soprattutto dalla possibilità di integrare i sistemi informatici con quelli delle telecomunicazioni.
Oggi è possibile inviare in ogni parte del mondo un numero infinito di informazioni, grazie alla rete telematica internet. Questa possibilità di collegare in pochi secondi luoghi distanti migliaia di chilometri ha finito per condizionare anche sistemi di produzione e di commercializzazione in quanto viene eliminato il contatto diretto fra produttore e consumatore, permette alle imprese di avere sedi anche in paesi diversi pur non perdendo mai di vista il loro operato mantenendosi in collegamento con le loro varie filiali. L'opportunità di accedere ai mercati mondiali fa mutare anche lo spirito concorrenziale delle imprese che non si trovano più a competere soltanto con quelle dello stesso territorio. La globalizzazione ha l'effetto più importante nella finanza mondiale e possibile infatti grazie alle reti telematiche spostare capitali, acquistare titoli o venderli o effettuare qualsiasi azione speculativa digitando pochi tasti.
Purtroppo la globalizzazione non ha portato solo riscontri positivi all'interno delle nostre società. La globalizzazione ha portato gli stati più ricchi ad arricchirsi sempre di più a discapito di chi povero lo è ancora e lo sta diventando maggiormente (o meglio, i soldi finiscono nelle mani dei pochi ricchi che gestiscono il commercio di materie prime con l'occidente dei paesi in via di sviluppo). La globalizzazione non ha effetti infatti solo nella commercializzazione ma anche nel campo del lavoro: per molte imprese occidentali il trasferimento di molti stabilimenti produttivi in regioni asiatiche in modo tale da poter sfruttare la forza lavoro meno costosa. La globalizzazione ha dato tanto e ha migliorato tanto ma ci ha portato ad essere tutti uguali.
Al di là delle singole manifestazioni c'è da dire che questo fenomeno condiziona ogni contesto della vita quotidiana: una stessa bevanda viene consumata a New York come a Pechino, uno stesso zainetto viene utilizzato a Milano come Singapore; uno stesso paio di scarpe viene venduto a Sidney come a Bankok. E lo stesso fenomeno e riscontrabile anche per la cosi detta fabbrica cultura le quella che si occupa della vendita di programmi televisivi cosi vengono veicolati non solo le conoscenze ma anche le mode i fenomeni sociali e anche le credenze religiose. Tutto questo ha portato alla nascita di un "villaggio globale" all'interno del quale le diverse società fino a ieri distinte per culture, tradizioni, credo e mode diverse vengono accomunate .Per non dimenticarci poi di un problema che sta facendo discutere: i reati globali. Lo straordinario sviluppo tecnologico del cyperspazio e la globalizzazione hanno indotto a parlare di un globalismo giuridico. Quest'ultimo dovrebbe contrastare la frammentazione della sovranità dei singoli stati incapaci di disciplinare attività che si svolgono fuori dai loro confini e fra l'altro colpire le attività illecite che una globalizzazione senza norme favorisce e alimenta. Nessuna giurisdizione statale è in grado di affrontarla. Il governo della legge che ha caratterizzato le democrazie liberali da solo non è più sufficiente. Esso ha infatti confini limitato ai singoli stati. Il principio della territorialità che è alla base del diritto è messo in crisi proprio dalla globalizzazione economica che rimane pericolosamente senza disciplina. Si stanno tentando di trovare delle soluzioni per tutelare gli stati più poveri dalla sovranità degli stati più forti.

La globalizzazione e i suoi effetti


La globalizzazione, detta anche mondializzazione, è l’insieme di effetti conseguenti al cambiamento di stile di vita degli ultimi anni.
Effetti che – almeno a mio parere – sono positivi e indispensabili per il miglioramento della vita.
Che la globalizzazione sia portatrice di enormi benefici al mondo intero è cosa certa. Un esempio in primis è la fortissima interconnessione globale che si è venuta a creare: il mondo quindi è sempre più connesso, sempre più interdipendente. E ciò comporta notevoli vantaggi in molti campi. A cominciare dagli spostamenti: infatti viaggiare ormai dacché era un’attività riservata solo ad un èlite che poteva permettersi il lusso di andare in vacanza non al solito posto vicino casa ma in un altro paese, adesso è praticamente diventato un flusso di massa, che si sposta da un luogo all’altro attraverso gli efficientissimi ed ultratecnologici sistemi di trasporto. Per non parlare poi della continua crescita dei viaggi di lavoro. Per quanto riguarda le comunicazioni, inoltre, grazie ad Internet ormai si può usufruire gratuitamente della messaggistica istantanea o addirittura si può parlare faccia a faccia con una persona lontana utilizzando la webcam del proprio computer. Anche il sistema delle spedizioni è stato potenziato, dando così l’opportunità a chi spedisce un pacco di sapere che in pochi giorni questo sarà recapitato al destinatario, per quanto esso sia lontano. Ma se ora è più facile lo spostamento sia di merci che di persone, è inevitabile la facilità nella transazione di denaro, per la gioia di grandi e piccoli investitori, che hanno così la possibilità di investire i propri capitali anche all’estero.
Se ci immedesimiamo in un viaggiatore originario di Roma che va in una città molto lontana, ad esempio New York, ebbene, ci sentiremo a nostro agio, perché vedremo nei supermercati gli stessi prodotti e le stesse marche che possiamo trovare nella nostra città. Poi usciremo dal negozio e vedremo gli stessi cartelloni pubblicitari del Mac Donald’s, e, una volta andati nella camera d’albergo, quando accenderemo la televisione guarderemo gli stessi programmi che guardiamo di solito comodamente seduti sul divano di casa nostra.
Accanto all’aspetto degli spostamenti, quindi, se ne profila uno altrettanto importante: quello dell’economia. Con la globalizzazione nasce infatti il concetto di “economia globale”, in cui l’economia dei paesi più forti funge da carro da traino per sollevare quella dei paesi in cui questa è più debole. Inoltre, si afferma anche la figura della multinazionale, un’impresa che possiede o controlla produzioni di beni o servizi, da più parti del mondo. Infatti le multinazionali si “delocalizzano”, ovvero fondano altre sedi delle loro industrie in vari stati. Tutto ciò è un bene, infatti creandosi varie fabbriche serve un ingente numero di lavoratori, e si riduce così la disoccupazione. E nella loro potenza economica, si stima che le multinazionali controllino circa il 90% dell’economia mondiale. La loro è un’economia che influisce anche sulla politica, portando il germe della democrazia occidentale nei paesi più arretrati sotto questo punto di vista, che ospitano delle fabbriche di queste imprese. Oltre al regime politico, più in generale si può dire che esse favoriscano la diffusione della cultura occidentale, dell’American way of life. E così la cultura dei paesi più industrializzati è quella favorita dalla globalizzazione, che è responsabile anche della diffusione del patrimonio delle conoscenze umane che così, grazie all’interconnessione, può essere punto di riferimento anche per i paesi più poveri. La conoscenza del mondo che oggi è alla portata anche di un bambino è facile e immediata, assai superiore a quella che potevano costituirsi le precedenti generazioni pur con studio e fatica.
Nonostante tutti questi vantaggi, c’è una corrente di pensiero che tende a vedere il “bicchiere mezzo vuoto” della globalizzazione – anche se ritengo che in questo caso il bicchiere sia tutto pieno –. Le critiche più frequenti sono riguardo a determinati aspetti: l’interferenza dell’economia politica, il fatto che non si sa bene a cosa può portare il dominio della globalizzazione, senza quest’interdipendenza; la perdita dei costumi caratteristici di un popolo, i danni all’ambiente. In realtà, è vero proprio il contrario di queste opposizioni.
Per quanto riguarda l’interferenza delle multinazionali – a parere dei no global – troppo invadente dell’economia nella politica, ciò non è assolutamente vero. Infatti, esse, oltre a favorire la diffusione della democrazia, evitano che uno stato sia totalmente in balia di un apparato politico magari formato da funzionari corrotti o incapaci. Inoltre, più che un’“invadenza”, esse portano aiuto ai governi degli stati, perché innestando fabbriche riducono la disoccupazione.
In risposta alla seconda critica, la globalizzazione non è un fenomeno esclusivo del XXI secolo, ma esso si è verificato anche in passato, con l’ascesa dell’Impero Romano. Esso infatti, unificando sotto un unico potere moltissimi territori, attuò una sorta di globalizzazione. E, come è scritto su tutti i libri di storia, la civiltà romana è considerata la più moderna ed evoluta del tempo di allora, su tutti i punti di vista. Pertanto abbiamo già visto a quali splendidi risultati portò in passato, pur essendoci una visione limitata del mondo. Immaginiamo invece adesso, nell’età moderna, a quali immensi vantaggi si potrebbe arrivare attraverso la cooperazione degli Stati.
La perdita dei costumi caratteristici di un popolo, è soltanto uno stereotipo del tutto falso. Dice infatti Giampiero Cantoni, giornalista di “Panorama”: <<La globalizzazione è il moltiplicatore della differenza: più persone scambiano, più diversificati ed esigenti saranno i loro gusti. Noi stessi, che pure siamo esponenti di quella cultura dominante accusata di immiserirsi immiserendo, al tempo, il resto del pianeta, siamo oggi più influenzati dall’altro, e gli siamo più vicini, di quanto non sia mai accaduto>>. La globalizzazione quindi, non mira al predominio della cultura occidentale, ma alla coesione di tutte le culture, in particolar modo a prelevare tutti i lati positivi da ogni cultura, al fine di elaborare un modello di civiltà perfetto.
Il problema dell’ambiente è un argomento un po’ più toccante, ma ciò non significa che sia effetto della globalizzazione, la quale anzi sta diffondendo e favorendo lo sviluppo di nuove tecnologie, tra le quali ve ne sono anche alcune mirate a risolvere il problema dell’emissione di CO2; Pertanto si parlerà di “industria verde”, ovvero che non emette gas tossici nell’atmosfera.

Cos'è la globalizzazione


A partire dalla metà degli anni Ottanta del XX secolo si è verificato un insieme di trasformazioni su scala mondiale, di importanza e impatto enormi, che vengono di solito indicati con il termine globalizzazione. Esso riunisce tutti i fenomeni o processi che presentano le seguenti tre caratteristiche:
1. sono estesi su gran parte del globo terrestre;
2. sono collegati tra loro con un numero di interconnessioni, una forza e un'ampiezza del tutto sconosciuti nel passato;
3. i cambiamenti che tali fenomeni provocano in una certa regione del pianeta si ripercuotono su molte altre aree anche molto distanti con grande rapidità (parliamo, nei casi più estremi, di minuti).

Le interazioni globali di cui stiamo parlando riguardano i campi più vari dell'agire umano; i più importanti sono quello economico e finanziario (nel cui ambito venne elaborato il concetto stesso di globalizzazione), quello tecnico-scientifico, quello culturale e della comunicazione.
L’accresciuta facilità degli spostamenti nello spazio è uno dei fattori che più hanno favorito i cambiamenti di cui stiamo parlando; si parla di:
• globalizzazione dei mercati, perche le merci si spostano con straordinaria velocità e in grandi quantità da un posto all’altro del pianeta;
• globalizzazione del turismo e della mobilità umana, perche spostamenti altrettanto rapidi si possono verificare per le persone, l
• globalizzazione dell’informazione, perche notizie e dati si diffondono ovunque in modo incomparabilmente più rapido.

Un esempio di globalizzazione: Ma che cosa vuol dire, in pratica, globalizzazione?
Per chiarirlo, analizziamo un esempio concreto in campo economico.
• Prima caratteristica: l'estensione globale. Un'importante impresa che produce abiti e accessori per l'abbigliamento, per reggere la concorrenza delle aziende rivali, ha il controllo diretto o indiretto di un gran numero di stabilimenti produttivi e di punti vendita in tutto il mondo.
• Seconda caratteristica: interconnessioni numerose ed estese. Un vestito acquistato in un negozio, ad esempio a Sydney (Australia). può essere stato prodotto in una fabbrica romena (Europa). che ha lavorato tessuti di cotone pro17enientid al Mali (Africa). Il design del vestito è opera di uno studio di Parigi (Europa), mentre alcuni macchinari della fabbrica sono stati progettati a Boston (Stati Uniti) e costruiti a San Paolo (Brasile). La campagna pubblicitaria destinata a lanciare la collezioni di cui il vestito è parte è stata messa a punto a New- York (Stati Uniti) e realizzata da un fotografo tedesco con modelle italiane in una suggestiva location esotica, l'arcipelago di Capo Verde (Africa). Attenzione. questo esempio non è un caso limite: anzi, lo abbiamo semplificato rispetto alla realtà!
• Terza caratteristica: eventi che si ripercuotono rapidamente a grande distanza. Un manager della nostra azienda d'abbigliamento viene a sapere in tempo reale che in Myanmar (Asia) è stata approvata una legge che impedisce la presenza dei sindacati nelle fabbriche, proprio mentre i «suoi» operai romeni hanno chiesto un aumento del salario. Decide così la chiusura delle fabbriche romene e la contemporanea apertura di altrettante fabbriche in Myanmar. dove può pagare gli operai dieci volte meno rispetto ai loro colleghi romeni. Un'impresa rivale, con stabilimenti in Canada, non riesce a reggere la concorrenza, fallisce e i suoi operai canadesi perdono il lavoro.

Le conseguenze della globalizzazione: La globalizzazione delle attività umane ha avuto e ha tuttora innegabili vantaggi.
• Ha portato, in alcuni periodi, a un grande aumento della produttività, dei commerci e della ricchezza totale. Grazie a ciò, i paesi sviluppati hanno potuto sostenere buone crescite dei loro PIL, mentre altri Paesi, in passato più deboli, hanno cominciato a crescere a ritmo serrato e uscire gradualmente dal novero dei paesi poveri (primi fra tutti, Cina, India, Brasile e Indonesia).
• L’accresciuta mobilità delle persone ha favorito il contatto e la conoscenza reciproca di popoli e culture in passato quasi del tutto sconosciuti gli uni agli altri.
• La disponibilità di informazioni in tempo reale da ogni parte del mondo permette a tutte le persone con responsabilità importanti di prendere decisioni migliori e di agire in modo più efficace.
• Le opinioni pubbliche e i gruppi di impegno di tutto il mondo possono tenersi in contatto, coordinarsi e promuovere azioni comuni in difesa dei diritti umani, della pace, dell'ambiente, ottenendo risultati e risonanza prima impensabili.

Non mancano però gli aspetti negativi. Alcuni di essi, se non saranno corretti al più presto, potranno essere fonte di problemi e ingiustizie in tutto il mondo.
• La corsa sempre più frenetica e, appunto, globale alla crescita economica sta portando all'esaurimento delle materie prime (tra cui fondamentale è l'acqua dolce) e alla distruzione dell'ambiente naturale (minacciando tutta la biosfera).
• La maggiore ricchezza prodotta è mal distribuita: alcuni paesi già poveri, ad esempio, hanno visto ancora aggravarsi le proprie condizioni.
• Esiste un sistema di regole internazionali che lascia libere di agire le imprese e gli stati più forti e non si preoccupa di sostenere i soggetti più deboli. Ciò finisce, direttamente o indirettamente, per lasciare abbandonati a se stessi e in condizioni misere oltre 2 miliardi di uomini, donne e bambini.
• Le tensioni acuite da tali estreme disuguaglianze possono spingere alcuni soggetti senza scrupoli a sfruttare le opportunità offerte dalla globalizzazione (estrema mobilità di persone, oggetti e denaro, grande capacità di comunicare e di coordinarsi a grande distanza) per procurarsi armi e anche le cosiddette «armi di distruzione di massa», usandole in azioni di guerra o di terrorismo.

La globalizzazione economica


La globalizzazione è un processo che sta prendendo ormai tutto il mondo e consiste nell’apertura dei mercati internazionali con la liberazione degli scambi commerciali e dei capitali al fine di portare in tutto il mondo le stesse idee e gli stessi oggetti di uso quotidiano e che vanno di moda nei vari periodi.
Ma chi permette che questo processo possa avvenire? I suoi sostenitori.
I sostenitori sono tutte quelle persone bene stanti che possono permettersi di giocare in borsa, i grandi capitalisti, i burocratici internazionali, ecc.
Sostengono questo progetto perché dicono che portando lavoro a chi non ne ha anche se questi vengono sfruttati si permette loro di recepire uno stipendio minimo a fine mese riuscendo cosi a comprare il minimo per vivere.
Molte persone però si definiscono contrarie a questo processo poiché dicono che non permette lo sviluppo di molti paesi mentre ne fa arricchire chi già è abbastanza ricco e sviluppato aumentando così il divario tra ricchi e poveri, a causa di questo l’Africa -già in una posizione precaria-, l’Argentina, la Russia e il sud-est asiatico sono cadute in una crisi molto forte trascinando poi tutto il mondo nella crisi portandoci sull’orlo di un crack globale. Molto criticate sono le aziende che diventano multinazionali fondando in diverse parti del mondo sottosviluppate dove appunto i lavoratori vengono sottopagati e sfruttati così da ridurre i costi e aumentare i guadagni. il G8 è stato invece criticato per il suo operato sempre nel caso dello sfruttamento, dell’inquinamento e della manipolazione genetica. Sono poi stati accusati da questi oppositori i paesi sviluppati che hanno convinto quelli meno sviluppati ad abbattere le frontiere dell’esportazione togliendo così la dogana sui prodotti esportati cosa che però loro non hanno fatto facendo così perdere anche quei pochi soldi che questi paesi guadagnavano con le esportazioni delle materie che si trovano in quegli stati.
Un esempio che abbiamo analizzato in classe è il viaggio che deve fare un paio di jeans per essere poi venduto. Il viaggio abbiamo visto che è lungo circa 60 mila km e va praticamente in tutto il continente euro-asiatico.
Questo è un chiaro esempio di globalizzazione poiché in tutto il mondo c’è un altissima richiesta di questo prodotto che viene prodotto pezzo per pezzo in diverse parti del mondo in fabbriche dei paesi sottosviluppati dove le persone vengono sottopagate e fatte lavorare fino al limite possibile per un uomo se non oltre. Però a questo non pensa nessuno quando ai grandi magazzini compriamo un paio di jeans perché ormai è una cosa normale.
Secondo me la globalizzazione ha sia i suoi lati positivi che i suoi lati negativi.
Positivi perché comunque porta lavoro dove non c’è e permette ai paesi ricchi di materie prime di poterle sfruttare ma è negativa perché anche se porta lavoro non porta soldi dato che i lavoratori sono maltrattati, sfruttati e mal pagati e poi perché i paesi ricchi comprano le materie prime di questi paesi a dei prezzi talmente bassi da sembrare assurdi ma che i paesi sottosviluppati sono costretti ad accettare pur di ricevere pochi soldi in più. Per questo se si va avanti così non ci sarà mai un sistema a parità di sviluppo e per questo il divario tra ricchi e poveri non diminuirà e non cesserà di esistere. Per risolvere questi problemi secondo me i paesi ricchi dovrebbero iniziare a pagare onestamente ciò che comprano da un paese povero come se lo comprassero da un paese ricco così che i soldi iniziassero ad essere ben distribuiti così da poter vivere tutti dignitosamente, anche se con questo non voglio dire che chi non lavora debba avere ciò che chi lavora se l’è guadagnato. Solo allora la globalizzazione potrà essere definita un processo totalmente positivo.

Globalizzazione e conseguenze


La globalizzazione si può definire come “un fenomeno in crescita progressiva delle relazioni e degli scambi a livello mondiale in diversi ambiti, il cui effetto principale è una standardizzazione economica e culturale tra i popoli”.
La crescita progressiva è iniziata fin dai tempi degli antichi Romani, infatti, una tra le tante ragioni del dominio di Roma nel mondo è stata, oltre l'imposizione della lingua comune, la costruzione di strade che hanno facilitato lo spostamento delle persone, quindi delle idee, delle merci ed in generale di tutto ciò che riguarda la cultura di un popolo.
Questo fenomeno ha avuto una forte accelerazione grazie alla Seconda Rivoluzione industriale (1880) fino ad arrivare ai giorni nostri ad una crescita esponenziale. Le scoperte dell'elettricità, del carbone (in seguito del petrolio), del telegrafo hanno funzionato come mezzo di condivisione delle idee, della cultura e delle conoscenze dei popoli anche attraverso eventi tragici come le guerre, fino ad arrivare ai giorni nostri dove le notizie si diffondono in tempo reale in tutto il mondo e costituiscono una specie di una realtà virtuale i così detti social network ovvero piazze virtuali nelle quali le persone sono sempre presenti e interagiscono scambiandosi ogni genere di informazioni.
Le primavere arabe sono delle proteste, scioperi riconducibili alla zona araba che hanno avuto molto successo grazie all'uso di Facebook o Twitter su cui le persone si scambiavano opinioni e si organizzavano per incontrarsi in un posto preciso e far valere le proprie idee.
Tra i tanti aspetti della globalizzazione assumono particolare importanza la lingua, la cultura tradizionale, i mass media, l’economia; la necessità di una lingua conosciuta a tutti i popoli è evidente in quanto è importante la condivisione di opinioni, informazioni, ma è ugualmente importante conservare le lingue parlate da una minoranza della popolazione che non assumono minore importanza di quelle parlate da più persone. É molto importante non perdere le tradizioni culinarie del nostro paese perché ci rappresentano sono il simbolo di ogni paese italiano.
Ogni Paese ha la sua caratteristica: per esempio a Genzano é tipica la produzione di vino e pane, a Nemi la produzione di fragole, frutta e fiori, ad Ariccia la porchetta, salumi e industria, a Lanuvio il vino e l'olio, ad Albano l'amministrazione e le libere professioni, il commercio.
L'importante é scoprire cose nuove, la diversità e le varietà sono ricchezze per tutti noi, e dobbiamo prendere tutto il meglio che le altre popolazioni possono darci.

Definizione di globalizzazione


Definizione: La globalizzazione è un avvenimento politico ed economico che si verifica in un determinato luogo e che ha conseguenze in tutto il mondo: essa porta ad un annullamento dei confini tra gli stati, i quali hanno contatti di ogni tipo con il resto del mondo.
La globalizzazione inizia a diffondersi per la prima volta all’inizio del novecento, ma fu interrotta dalla crisi di Wall Street nel 1929.

Basi: La globalizzazione principalmente si fonda su tre elementi che si possono definire basi della globalizzazione:
1. Rivoluzione informatica e telematica
2. creazione di un mercato mondiale
3. delocalizzazione con produzioni globali

Rivoluzione informatica e telematica: È la diffusione della telefonia satellitare, dei computer e soprattutto la creazione di una rete mondiale che permette un velocissimo passaggio di dati e informazioni: Internet. Il computer ha infatti permesso di immagazzinare (grazie alla memoria di cui ogni computer dispone) ed elaborare un massa enorme di dati e di informazioni(grazie alla sua potenza di calcolo). La telematica permette ai dati di girare il mondo in tempo reale.

Creazione mercato mondiale con produzioni globali: Le barriere doganali sono state abbattute per cui gli scambi internazionali sono facilitati e il loro volume è enorme.

Delocalizzazione: La produzione viene spostata in altri paesi del globo dove è più economico produrre. Ad esempio un’azienda può avere un centro produttivo in Europa ma stabilimenti in Asia i suoi mercati prevalenti in America Latina. Essa ha perciò delocalizzato le sue produzioni ma anche operazioni su scala mondiale.

Globalizzazione come fenomeno culturale: La globalizzazione è anche un fenomeno culturale in quanto la facilità negli scambi e nei contatti favorisce l’incontro e la condivisione di usi, costumi, cibi, oggetti e abiti provenienti da diverse parti del mondo. C’è pero il rischio di un appiattimento culturale causato dall’annullamento delle differenze culturali e dalla diffusione dei modelli culturali appartenenti ai paesi più ricchi.

Crescita economica del paesi in via di sviluppo: La globalizzazione ha avuto tra le sue conseguenze anche la crescita economica di numerosi paesi in via di sviluppo grazie alla diffusione dell’industrializzazione. Alcuni esempio sono la Cina, l’India, il Brasile e la Corea del Sud. La Cina si è industrializzata grazie alla manodopera a basso costo ed è diventata un grande esportatore. L’India invece è diventata un centro per le multinazionali dell’informatica.

Impoverimento stati deboli ed aumento disuguaglianze: Un ulteriore conseguenza della globalizzazione è il peggioramento economico dei paesi poveri. In molti casi essa ha determinato l’aumento delle differenze tra i paesi già sviluppati o che si stanno sviluppando rapidamente e quelli che rimangono economicamente deboli in quanto non sono riusciti a beneficiare degli effetti positivi della globalizzazione. Un esempio di fenomeno di crescente disuguaglianza è la cosiddetta frontiera digitale che divide i paesi con ottimi collegamenti a Internet da quelli con scarsi o nulli collegamenti.

Aspetti positivi: Integrazione culturale, tecnologica, politica cioè libertà culturale perché c'è libertà di movimento: non ci sono molte barriere e ogni angolo del mondo è raggiungibile con un click del mouse; posso conoscere nuova gente, confrontarmi con altre culture diverse dalla mia, sentirmi parte del mondo.

Economia globalizzata che genera molte opportunità per tutti, ad esempio un grande imprenditore può decidere di costruire fabbriche in Paesi più poveri, creando così commercio e possibilità di lavoro; oppure se vado al mercato posso trovare tanti tipi di pomodori provenienti da tutto il mondo e decidere di comprare quale voglio, POSSIBILITA' DI SVILUPPO E

Progresso per tutti i Paesi:
Aspetti negativi: 1. Differenze tra paesi poveri e paesi ricchi. I poveri si trovano per lo più nell’emisfero australe e i ricchi in quello boreale;

2.problemi ambientali, come inquinamento, disboscamento

3. sfruttamento degli Stati poveri causato dalla delocalizzazione, trasferisco la produzione in paesi dove è possibile lo sfruttamento della manodopera a basso costo, si pagano meno i dipendenti, i lavoratori non hanno diritti

4. aumento dell’immigrazione con problemi di "razzismo" e convivenza;

5. omologazione culturale, in tutti i paesi del mondo abbiamo per esempio la Coca Cola, o si diffonde lo stesso stile di vita (ovunque vai trovi le stesse cose);

Il fenomeno della globalizzazione


Il vocabolo “globalizzazione” è ormai entrato nel linguaggio corrente.
Con questo termine si intende il grande processo d’internazionalizzazione planetaria sul piano politico ed economico che sta contraddistinguendo il mondo contemporaneo dominato dal cosiddetto “villaggio globale”.
In pratica, è come se l’intero pianeta fosse diventato unico, immenso villaggio in cui dominano pochi centri di potere che prendono le più importanti decisioni per tutti, secondo obiettivi di portata mondiale.
La diffusione di una quantità sempre crescente di simboli , si materiali, di tecniche e di prodotti ha portato alla formazione di una “cultura globale”.
In campo strettamente economico, per globalizzazione s’intende in particolare l’odierna tendenza dei mercati e delle singole imprese a superare i confini regionali o nazionali per estendere le loro attività in tutto il mondo.
In realtà la globalizzazione non è una novità perchè nella storia la ricerca di “spazi globali” ha sempre accompagnato l’evoluzione dell’uomo.
Gli eroi della globalizzazione sono stati gli esploratori come Ulisse, Magellano e Gagarin.
La globalizzazione dell’economia è stata resa possibile da tre fattori principali: la libera circolazione del denaro e delle merci nei mercati di tutto il mondo; lo sviluppo dell’informatica che ha reso possibile la circolazione in tempo reale delle informazioni; la crescita dei sistemi delle telecomunicazioni, dai telefoni cellulari a Internet, che ha ulteriormente favorito gli scambi a distanza e le comunicazioni.
L’economia globale ha perso ormai ogni vincolo con il territorio: qualsiasi impresa può produrre ovunque sia più conveniente e vendere in tutti i continenti. Si è formata così un’economia che sfugge ai controlli degli stati e ai vincoli imposti alla libertà di impresa.
Perché la globalizzazione economica non si traduca nella crescita delle ingiustizie sociali, sarebbe necessario lo sviluppo di un governo mondiale dell’economia, che però le riunioni periodiche dei rappresentati dei paesi più industrializzati (G8) non sono ancora in grado di garantire.

Cause della globalizzazione


* Cosa è?: Termine col quale viene indicata una serie di fenomeni che si verificano su scala mondiale, con l'effetto di unificare le condizioni economiche, i modi di vita, la cultura e, più in generale, le idee, prendendo come modello quello occidentale.
In senso più ristretto, la globalizzazione indica le nuove forme dell'organizzazione produttiva e finanziaria, soprattutto negli ultimi anni del XX secolo, sviluppata da USA, Unione Europea e Giappone al fine di creare un unico mercato e massimizzare i profitti.
Essa denota quindi quel processo tramite il quale aumentano e si intensificano i rapporti di ciascuna nazione nei confronti di molte altre. Quindi non significa come molti credono mondo senza confini, senza frontiere nazionali né mercato unico mondiale. Per molti secoli la competizione economica tra gli stati si è facilmente tramutata in conflitto militare. Nel secondo dopoguerra invece le tendenze all'avvicinamento dei mercati si sono accentuate al punto tale che a partire dagli anni 80 si è cominciato a parlare di globalizzazione. L'industrializzazione ha imposto l'apertura degli scambi e ha dato avvio alla mobilità territoriale di persone e tecnologie destinata a divenire sempre più intensa. Ma fin dalla scoperta dell’America si può parlare di globalizzazione: il commercio è stata una delle sue principale cause di diffusione, anche la migrazione ha contribuito alla sua “nascita”

* Forme: Nel groviglio del mercato mondiale si è formata una nuova economia virtuale di flussi monetari transnazionali, che sono sempre meno legati ad un sostrato materiale e si risolvono in un gioco di informazioni e dati seguendo le dinamiche di un processo che possiamo definire col termine di globalizzazione economica.
I processi di integrazione e unificazione delle diverse aree economiche hanno dato luogo a quelle trasformazioni definite come globalizzazione dei mercati che hanno determinato la nascita e lo sviluppo del mercato globale: in risposta a questo nuovo contesto si sono sviluppate nuove strategie di marketing globale.
La possibilità, non solo teorica, di organizzare i processi del lavoro e della produzione dividendoli sulla superficie terrestre in maniera tale che, 24 ore su 24, la prestazione cooperativa desiderata venga fornita alla tariffa più bassa è il risultato della globalizzazione della cooperazione o della produzione.
Nel corso dell’ultima generazione le banche attive a livello internazionale hanno mostrato la tendenza a passare da un’operatività transfrontaliera a una strategia che prevede un processo di globalizzazione bancaria. La principale differenza fra attività bancaria internazionale (o transfrontaliera) e globale risiede nel modo in cui la banca finanzia i propri impieghi esterni, ossia i crediti a soggetti residenti al di fuori del paese in cui essa ha sede. Mentre una banca internazionale utilizza fondi raccolti sul mercato interno per finanziare i crediti concessi a residenti esteri, una banca globale finanzia questi crediti con fondi reperiti sullo stesso mercato del mutuatario.
Con la caduta dello Stato-nazione le classiche modalità di acquisizione ed esercizio del potere assumono connotati nuovi e passano attraverso la consapevolezza da parte dei nuovi attori politici della sempre più marcata universalità dei problemi percepiti dalla società: le catastrofi ecologiche, le tematiche legate alla gestione dei consumi, la disoccupazione, ecc., riguardano non solo il contesto nazionale ma soprattutto l'ambito globale. Il termine globalizzazione allude quindi in questo caso alla collocazione del politico al di fuori dello Stato-nazione in un processo di globalizzazione politica.
Gli Stati-nazione non possono più innalzare barriere e i loro confini, difesi con le armi, sono facilmente penetrabili, almeno per quanto riguarda il loro inserimento nello spazio della comunicazione globale. Possiamo definire questo processo col termine di globalizzazione delle informazioni e della comunicazione.
Strettamente connessa alla globalizzazione delle informazioni è la globalizzazione delle tecnologie che consente una maggiore specificità nella trasmissione di idee, culture e informazioni.
3/4 multinazionali e il popolo di Seattle

Slow Food: Slow Food nasce nella città di Bra, in provincia di Cuneo e si pone come obiettivo la promozione del diritto a vivere il pasto, e tutto il mondo dell'enogastronomia, innanzitutto come un piacere. Fondata da Carlo Petrini e pensata come risposta al dilagare del fast food e alla frenesia della vita moderna, Slow Food studia, difende e divulga le tradizioni agricole ed enogastronomiche di ogni parte del mondo.
Slow Food, attraverso progetti (Presìdi), pubblicazioni (Slow Food Editore), eventi (Terra Madre) e manifestazioni (Salone del Gusto al Lingotto di Torino, Cheese a Bra e Slow Fish a Genova) si è impegnata per la difesa della biodiversità e dei diritti dei popoli alla sovranità alimentare, battendosi contro l'omologazione dei sapori, l'agricoltura massiva, le manipolazioni genetiche. Attraverso la rete di associati che si incontrano, si scambiano conoscenze ed esperienze, Slow Food ha inteso fare del godimento gastronomico anche un atto politico, sottolineando come dietro a un buon piatto ci siano scelte operate nei campi, sulle barche, nelle vigne, nelle scuole, nei governi.
Slow Food è un movimento internazionale fondato a Parigi nel 1989.
Oggi Slow Food riunisce più di 80.000 soci in più di 100 paesi del mondo.
Il movimento Slow food è sostenitore di una agricoltura maggiormente compatibile, che, a loro parere, permette non solo una migliore qualità del cibo, ma anche una modalità di maggiori rese. A tale concezione si contrappone il movimento che ha portato alla rivoluzione verde sostenuto dal premio Nobel Norman Borlaug.

Fast Food: Il fast food (espressione inglese traducibile letteralmente come "cibo veloce") è un tipo di ristorazione di origine e principale diffusione in paesi di cultura anglosassone, servita in locali dallo stesso nome, veloce da preparare e da consumare. Si possono incontrare anche fast food ambulanti che forniscono cibo simile e con le medesime modalità. È un pasto veloce, un sistema rapido di ristorazione a partire dagli anni ottanta ha avuto una vasta diffusione a livello mondiale.
Questa cucina è costituita principalmente da hamburger, hot dog, patate fritte, pizze, sandwich ma anche da altri cibi derivati da cucine etniche, come la cipolla fritta, e suggerisce l'uso massiccio di diverse salse come la senape, la maionese ed il ketchup. La cucina cinese, anche se spesso servita al banco da portare via, non è di solito considerata fast food.

Confronto: “Un mondo fatto di bandierine, cappellini, siglette, palloncini, pagliaccetti colorati e patatine, di diminutivi e vezzeggiativi che mascherano la faccia truce del colosso americano. il McCibo non ci piace perché non è buono e non è sano. In 80g ci sono: 46 g di carne bovina macinata (lingua, cuore, grasso, cartilagini, tendini, intestino compresi); 10 g di carne recuperata meccanicamente dal resto della carcassa e poi tritata; 20 g d’acqua; 2 g di sale e spezie; 1 g di glutammato monosodico; 5 g di polifosfati e conservanti.” … Slow food

Greenpeace: Greenpeace è un'associazione non violenta, che utilizza azioni dirette per denunciare in maniera creativa i problemi ambientali e promuovere soluzioni per un futuro verde e di pace. Greenpeace è indipendente e non accetta fondi da enti pubblici, aziende o partiti politici.
Con circa tre milioni di sostenitori in tutto il mondo, Greenpeace è uno dei più grandi movimenti ambientalisti del mondo. Greenpeace si ispira ai principi della nonviolenza; è indipendente da qualsiasi partito politico; non accetta aiuti economici né da governi né da società private e si finanzia esclusivamente con il contributo di singoli individui che ne condividono gli ideali e la missione.
Greenpeace è formata da una rete di uffici nazionali e regionali interdipendenti che lavorano insieme a Greenpeace International, ad Amsterdam.
Il ruolo di Greenpeace International è di avviare e coordinare i programmi e le attività di campagna. Ogni ufficio nazionale o regionale lavora su alcune o su tutte le priorità stabilite da International, anche se questo non impedisce agli uffici nazionali di stabilire priorità a livello locale che possono anche portare a una vera e propria campagna.
Greenpeace International è finanziata dagli uffici nazionali che, a loro volta, vivono delle donazioni fatte dai sostenitori dei rispettivi paesi. Tutti gli uffici sono tenuti a sostenere Greenpeace International con il 18% delle loro entrate, mentre Greenpeace International, oltre a finanziare le campagne internazionali, ad assicurare la manutenzione della flotta e a investire in ricerca scientifica ed innovazione tecnologica, lavora su specifiche campagne internazionali in paesi chiave e aiuta economicamente gli uffici più piccoli che non riescono ad autofinanziarsi.

Popolo di Seattle: Nel dicembre 1999 si svolge a Seattle la conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) che si prefigge di discutere temi quali la tutela dell’ambiente, la globalizzazione dei mercati, il debito dei paesi del Terzo mondo. La conferenza si chiude senza alcun risultato significativo a causa della protesta dei rappresentanti dei paesi del Sud del mondo e, soprattutto, del clamore suscitato dalle manifestazioni organizzate da migliaia di persone appartenenti a movimenti di cittadini, organizzazioni non governative, movimenti giovanili e ambientalisti, sindacati.
È l’atto di nascita del cosiddetto “Popolo di Seattle”, un composito movimento internazionale che ha come mezzo di collegamento Internet e come collante la protesta contro la globalizzazione dei mercati e delle regole e prassi economiche, spesso incuranti dei danni ambientali e delle peculiarità e differenze di ogni singolo paese. I “no global” contestano anche la progressiva trasformazione della sanità, della scuola e della cultura in oggetti di commercio. Fra i nomi simbolo del movimento troviamo l’agricoltore francese José Bové e la saggista Naomi Klein, autrice di No Logo, un libro che mette sotto accusa lo strapotere delle multinazionali e dei loro marchi. Il luogo simbolo è invece Porto Alegre, in Brasile, dove, dal 25 al 30 gennaio 2001, si è svolto un controvertice mondiale in opposizione al World Economic Forum di Davos (Svizzera).

* Vantaggi e svantaggi: Sotto l'aspetto economico, la globalizzazione comporta:
1) l'eliminazione delle barriere giuridiche, economiche e culturali che pongono limiti alla circolazione di persone o beni di qualsiasi tipo;
2) Allargamento su scala mondiale delle attività produttive commerciali e finanziarie.
3) Interdipendenza sempre più stretta tra operatori, realtà produttive e sistemi economici in località e paesi geograficamente distanti, nel senso che un evento che si verifica in un qualsiasi luogo del pianeta può avere ripercussioni quasi immediate a livello politico e soprattutto economico in altre località del pianeta.
4) Diminuzione dell'importanza della collocazione geografica della produzione, con tendenza a privilegiare i Paesi caratterizzati da un basso costo della manodopera e/o minori vincoli fiscali e burocratici in genere.
5) Diffusione di una cultura globale, che riflette sostanzialmente l'importanza delle singole nazioni che ne fanno parte.
6) Perdita di rilevanza dei singoli Stati nazionali.
E' interessante notare che la globalizzazione, nel suo complesso, non è il risultato di precise scelte politiche o economiche, quanto piuttosto un processo poco controllabile che deriva dalla risultante di un gran numero di decisioni e di azioni che avvengono a livello locale.

Vantaggi (solo teorici, perché il principale motore della globalizzazione è costituito dalle multinazionali che mirano esclusivamente a massimizzare i propri profitti):
1) La crescita economica è potenzialmente favorita dagli scambi commerciali e finanziari: i paesi poveri possono trovare più facilmente mercati per i loro prodotti e nello stesso tempo aver accesso ad altri prodotti a prezzi più bassi.
2) La partecipazione ai sistemi internazionali può rafforzare i principi democratici, la difesa dei diritti civili, limitando i poteri dei governi eccessivamente autoritari.

Svantaggi:
1) Aumento dell'instabilità dei mercati, con ricorrenti crisi finanziarie molto difficili da porre sotto controllo.
2) Rischio dell'aumento degli squilibri tra paesi ricchi e paesi poveri, a causa della tendenza dei primi a imporre scelte che sono funzionali soprattutto ai propri interessi.
3) L'adesione a un sistema di vincoli come quello degli organismi economici che operano su scala planetaria può limitare fortemente e in maniera poco controllabile la capacità di autodeterminazione dei popoli, la partecipazione democratica alle decisioni politiche, condizionando pesantemente le decisioni degli stessi governi nazionali.
4) L'accesso alle risorse messe a disposizione dalla globalizzazione comporta spesso come contropartita una relativa dipendenza e la necessità di uniformarsi ai modelli di vita occidentali, con la conseguente distruzione dei modelli di vita locali, della cultura, con frequenti ripercussioni anche sull'ambiente.

Vantaggi e svantaggi della globalizzazione



La tendenza alla formazione di un mondo globalizzato si manifesta con l’ aumento della circolazione di merci e di capitali e soprattutto con l’ incremento degli scambi dei beni culturali come film e prodotti televisivi. Questo ha moltiplicato i contatti tra gli individui e i loro valori. Molti giudicano la globalizzazione in modo positivo perché favorirebbe un generale arricchimento culturale, altri vi rintracciano segni di impoverimento culturale poiché alcuni paesi tendono ad assimilare la cultura di altri grazie ai lori film e prodotti culturali. Infatti gli USA sono il più grande mercato esportatore di beni culturali con il 41% del mercato mondiale. Occupa un ruolo fondamentale a livello mondiale l’ industria cinematografica che nel 2003 ha fatto registrare incassi di 75 miliari di dollari. Il maggior produttore di film annui è l’ india ma la visione è destinata principalmente alle popolazioni locali, i film statunitensi sono quelli che registrano maggior presenza mondiale. La produzione è aumentata anche in Europa, anche se i film statunitensi rappresentano il 50% delle prime visioni. I maggiori importatori di film statunitensi sono i paesi africani e sudamericani dove rappresentano il 90% del mercato. Gli USA domina anche nella televisione dove i loro film trasmessi rappresentano il 70%. Le multinazionali dei beni culturali sono 4 e 3 sono degli USA: la prima è la CNN con 16 canali diffusi in 212 paesi e oltre 150 milioni di spettatori; controlla anche la rivista TIME; il secondo gruppo è VIACOM che controlla MTV e la Paramount Pictures. Il terzo gruppo è la DISNEY CORPORATION e il quarto, di proprietà di un australiano è la NEWS CORPORATION con 800 società. È presente anche in Italia con SKY TV, mentre in Asia ha creato STAR TV. Le produzioni musicali sono riconducibili a 4 colossi: UNIVERSAL MUSIC, SONY BMG, WARNER MUSIC e EMI.
Con la globalizzazione si registrano mutamenti linguistici: la lingua dominante è l’ INGLESE parlata dal ¾ della popolazione mondiale. Il suo predominio deriva dalla forza economica statunitense e dall’uso come seconda lingua x i commerci. Inoltre il 60% dei programmi radio è in inglese e il 72% delle pagine web anche. Le lingue destinate a scomparire entro la fine del secolo secondo la stima dell’UNESCO sono: 100 in Australia, 417 negli USA e Canada, 50 in Asia e 7 in Europa. Le cause della scomparse delle lingue sono: l’ omogeneizzazione dei mass media realizzati in una lingua dominate; le migrazione che conducono i figli ad abbandonare la lingua del genitori; la nuova struttura di mercato che richiede l’ uso dell’inglese e la diffusioni di ideologie che non ritengono il plurilinguismo un valore da tutelare. Le lingue sicure dall’estinzione sono il cinese mandarino parlato dal 1 miliardo di persone, l’inglese parlato da 510 milioni, l’indio 490 milioni, lo spagnolo 420 milioni e l’ arabo 230 milioni.

Internet e la globalizzazione



LA GLOBALIZZAZIONE HA PORTATO RICCHEZZA O POVERTA’?: Per rispondere a questa domanda bisogna osservare la globalizzazione sia dal punto di vista dei paesi sviluppati nordoccidentali sia da quello dei paesi del sud del mondo (poveri o in via di sviluppo).
La globalizzazione infatti favorisce lo sviluppo economico di alcuni Stati, in particolare quelli industrializzati e sviluppati, attraverso guadagni e profitti provenienti da un modo di agire: il decentramento. Esso consiste nello spostare le industrie in paesi sottosviluppati, dove la manodopera ha un costo inferiore. Così facendo si offre un lavoro alle popolazioni dei paesi più poveri.
Il processo di globalizzazione sta procedendo pari passo con l’aumento degli squilibri sociali. Fin ora infatti l’esplosione commerciale non ha prodotto una diffusa espansione economica e se per molte persone (nei paesi sviluppati) la globalizzazione è una fonte di arricchimento, per molte altre è causa di peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita.
Gli effetti negativi della globalizzazione comunque non colpiscono soltanto i paesi poveri o in via di sviluppo, basta pensare ad esempio ad un paese avanzato come gli Stati Uniti dove oggi un amministratore delegato guadagna 400 volte di più di un operaio.

E’ POSSIBILE TROVARE UN GIUSTO EQUILIBRIO SULL’USO DI INTERNET?: Internet è la più grande fonte di informazione e comunicazione che sia mai esistita, ed è anche l’elemento che “rappresenta” il settore più innovativo e rivoluzionario della globalizzazione, ovvero quello delle telecomunicazioni (trasmissione a distanza di suoni, documenti, immagini…).
La grande rivoluzione consiste nel fatto che internet ha eliminato la necessità di spostare materialmente merci, persone e capitali.
Ma anche in questo caso, come nel caso di molti “prodotti della globalizzazione”, l’utilizzo di internet si scontra con gli squilibri di sviluppo; infatti il 60% degli utenti di internet si trova nei paesi industrializzati dove vive meno del 20% della popolazione mondiale.
In molti paesi non è ancora possibile accedere a internet sia perché i costi di un computer o di un collegamento ADSL sono insostenibili, sia perché i governi di alcuni paesi non lo permettono, sia perché in molte regioni non arriva l’elettricità oppure perché gran parte della popolazione è analfabeta.

PER IL PROGRESSO MONDIALE E’ STATO UTILE INTERNET ASSOCIATO ALLA TELEFONIA MOBILE?: Internet e la telefonia mobile offrono risorse che dieci anni fa erano impensabili e sono diventati uno strumento di lavoro e di svago per le persone di quasi tutto il mondo. Grazie a Internet è possibile fare acquisti, lavorare o studiare senza muoversi da casa.

Il motivo del successo di Internet è il fatto che la rete consente la comunicazione in tutto il mondo tramite posta elettronica, messaggi in tempo reale e addirittura in videoconferenza, al costo di una telefonata urbana.
L’enorme diffusione di Internet e l’abitudine a collegarsi, che è diventata quasi una moda anche tra gli utenti comuni, ha fatto nascere varie forme di attività commerciali intorno a quello che si può considerare l’evento storico-tecnologico del nuovo millennio.

Internet ormai è una realtà globale sempre più diffusa nei vari settori della vita di chi ha esigenze di tipo lavorativo. I siti internet sono in continua crescita e diventa sempre più diffusa la capacità di Navigare su Internet da parte anche di coloro che non sono proprio molto ben disposti verso l’uso del computer, infatti attualmente si parla molto di “Alfabetizzazione Informatica” proprio per il reale fatto che chi non sa utilizzare questo strumento è destinato ad essere tagliato fuori dal ciclo produttivo del paese in cui vive.

Non tutti gli aspetti di internet però possono considerarsi positivi. Negativo è ad esempio il venire meno della privacy e della riservatezza (vedi facebook, twitter, e non solo), il rischio di inganni o truffe online, ma soprattutto è il rischio che si crei una dipendenza da internet che fa diventare questo grande mezzo di comunicazione una “mania” come il fumo o la droga (dipendenza da facebook o da giochi online).

Autori che hanno contribuito al presente documento: Cicerone97, emme206, paperotta_95, Livii99, GIADA44, ace991, Kikyo, Franceskina_95, poll95.
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