buth99 di buth99
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Sono nati, hanno visto la luce e sono cresciuti in ogni angolo del mio corpo. Hanno cominciato a vedermi ed osservarmi, a farsi domande su chi, che cosa fossi. Con il passare del tempo ognuno di loro ha cominciato a conoscermi, ciascuno incuriosito da ciò che loro offrivo e che è parte di me. Hanno apprezzato, chi più chi meno, i vestiti e gli accessori che i loro stessi padri hanno deciso di farmi indossare, lasciando proprio a loro il compito di abbellirli ulteriormente e rinnovarli. Questi sono i miei figli, coloro che ho visto maturare e fare il proprio percorso. Ora ciascuno di essi è giunto ad un punto cruciale per la propria vita, un momento in cui ognuno deve decidere il proprio futuro e al fine di effettuare la scelta migliore è necessario che tengano conto di numerosi aspetti che stanno caratterizzando l’attuale società. Molti di loro sono giovani di talento, che fin dall’infanzia detengono un sogno nel cassetto e dopo lunghi anni di fatiche e impegno fra i banchi di scuola, esami, lauree all’università non vedono l’ora di poter realizzare il loro sogno. Per questi ragazzi è giunto il momento di entrare nel mondo del lavoro, quel mondo talmente sconosciuto, dai diversi volti e dalle grandi sorprese. Io, madre e casa di ognuno di questi fanciulli, nutro dentro di me il desiderio di vederli realizzati davanti ai miei stessi occhi e che ciascuno di essi sia in grado di affermarsi e progredire in un mondo in costante rinnovamento. Mio malgrado, mi tocca sentire e provare sulla mia stessa pelle notizie non di certo confortanti e che purtroppo mi addolorano; indagini condotte da centri nazionali di ricerca mostrano che il saldo fra laureati usciti e arrivati è uno spaventoso -13%, l’unico negativo in Europa. Tutto ciò dovuto al fatto che il mercato del lavoro non è in grado di assorbire gli studenti usciti dalle Università. Il lavoro ormai è il punto di incrocio fra la perdita di competitività del tessuto economico italiano e l’incapacità del nostro sistema istituzionale di prendere una precisa direzione di marcia. Intorno al lavoro italiano mille tasselli si compongono e ricompongono di continuo in un mosaico mutevole e ipercinetico. Secondo dichiarazioni rilasciate da vari studenti laureati, in molti sono costretti ad attendere alcuni anni prima di intravedere uno spiraglio in uno sbocco professionale e per tanti non è ancora possibile notare la luce in fondo al tunnel. Altri, seppur in minor numero, consapevoli che una determinata professione che li attrae, ha un basso tasso di occupazione, tendono a frequentare facoltà universitarie maggiormente riconosciute e con un alto tasso di occupazione per evitare di rimanere con un pezzo di carta in mano al termine del loro percorso di studi. A rincarare la dose ci pensano i telegiornali e quotidiani, i quali fanno saltare all’occhio dati fondamentali e da non sottovalutare: un numero sempre crescente di giovani laureati italiani lascia la propria terra in cerca di una destinazione che possa soddisfare le loro esigenze personali. Insomma, che dire: i miei figli non sono più soddisfatti di ciò che io metto loro a disposizione e per me si tratta di un’amara realtà di cui prendere atto. Per la maggior parte di essi rimango solamente la casa, in cui hanno mosso i primi passi e in cui hanno fatto le prime esperienze di vita. Molti di loro se ne vanno in cerca di un futuro migliore che io non posso garantire loro in maniera certa. Non sono più in grado di valorizzare i loro titoli di studio, non fornisco loro certezze e basi solide. Ogni giorno qualcuno di loro mi saluta, varcando quella porta d’uscita, decide di prendere un treno, un aereo e un po’ spaesato, con in mano delle valigie di cartone, dinamico, intraprendente e affamato di nuove opportunità se ne va in cerca di un'altra casa con innumerevoli progetti da realizzare. In seguito all’iniziale dolore che provo per questa situazione, ripenso a loro e mi convinco che la loro scelta, accompagnata con il coraggio e il sacrificio potrà portarli lontano e fruire a loro non solo dal punto di vista lavorativo. Infatti, per loro è del tutto naturale muoversi senza confini; sono sempre più convinti che la mobilità internazionale è di per sé positiva poiché permette di aprirsi al mondo, conoscere nuove culture, arricchire il proprio bagaglio di esperienze e ampliare la rete di relazioni. Io non sono più in grado di soddisfare ogni loro esigenza, non permetto loro di ottenere un guadagno sufficiente per poter vivere autonomamente e loro sono costretti ad abbandonarmi per non rassegnarsi a rimanere a lungo disoccupati o fare un lavoro sotto inquadrato e sottopagato. Tutti i dati che giungono restituiscono un quadro meno stereotipato rispetto a quello usualmente fornito nei mass media, schiacciato molto spesso sul tema della fuga dei cervelli. La fuga è solo un aspetto di questo fenomeno anche se in effetti è quello più problematico. Io mi sforzo economicamente per formare umanamente e professionalmente i miei giovani, i miei talenti e ciò che mi rincuorerebbe maggiormente sarebbe il fatto che loro investissero il proprio tempo nel rendere sempre migliore la loro stessa patria, per sé e per i propri connazionali. Dall’altro lato ci sono altri figli, che non mi hanno abbandonato, credendo sempre in me, ma che ora, mio malgrado si lamentano. Da parte mia si aspettano di più. Vedono i loro fratelli in altre mete, realizzati e questo alimenta in loro la voglia di raggiungerli e arrivare alla loro posizione. Loro sono i cosiddetti cervelli in gabbia ed io sento che il canto da loro emesso non è per amore ma per rabbia. E non posso negare che abbiano motivo per farlo data la situazione. Essendo parte di me, sono consapevole del fatto che non la sopporteranno a lungo. Un lavoro insoddisfacente renderà la loro vita tale, e un popolo di insoddisfatti è purtroppo uno dei mali che mi affligge particolarmente. Nonostante ciò ci saranno sempre alcuni miei prediletti che affermeranno con forza e in maniera decisa che è possibile realizzarsi senza fuggire all’estero. Crederanno sempre nella mia forza indipendentemente dal risultato che io potrò restituire loro. Tuttavia, per quanto io sia legata a questi miei pargoli non posso andare contro a ciò che viene riportato da dati ufficiali: il numero di giovani in uscita da questa casa è sempre in aumento e nonostante il tasso di disoccupazione e la crescita siano rispettivamente diminuiti e aumentati la situazione cambia poco. Figli miei, da madre quale sono io vi dico: “ Vedervi lontano da me mi intristisce, mi sconsola e mi fa riflettere su cosa io possa aver sbagliato con voi. Ma allo stesso tempo vedervi distanti ma realizzati come uomini sotto tutti i punti di vista mi dà gioia e convinzione di aver fatto bene il mio dovere nei vostri confronti. E questa emozione e questi risultati che osservo in voi sono la motivazione che mi permette di credere ulteriormente fino in fondo in ciò che ho speso per voi e di ripeterlo con tutte le successive generazioni che verranno perché sono consapevole che ciò non sarà vano. Ciò che avete visto di bello in me non scordatelo, perché è parte di voi e qualcosa di cui ne andrete fieri. Perciò aprite le ali, volate lontano se è questo che desiderate. Se questo è il meglio per voi, da madre quale sono, mi sento in dovere di non ostacolarvi nel vostro cammino e rimarrò qui a braccia aperte ad accogliervi in qualsiasi momento . Ma ovunque andrete , e dovunque sarete non dimenticatevi da dove venite. Siate sempre orgogliosi di dire che siete miei figli, ovvero i figli d’Italia!.

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