Fumo - pubblicità indiretta

Pubblicità sul fumo

Pubblicità indiretta

Inizialmente il fumo si è autopubblicizzato, poi l’uomo ha perfezionato la macchina della propaganda facendo della reclamizzazione l’arma principale del suo commercio.
In Italia la pubblicità diretta è sempre stata proibita in quanto il tabacco è monopolio dello Stato e non c’è concorrenza. Tuttavia il fumo è stato ampiamente pubblicizzato in modo indiretto, con la letteratura, la televisione, il cinema. Infatti capita spesso che in un film il protagonista sia un fumatore, così come nei libri.
Le persone sono così condizionate a iniziare a fumare dall’immagine del fumatore elegante, bello e sicuro di sé.

Strategie finanziarie delle multinazionali

Una ventina di anni fa l’industria americana delle sigarette promosse la prima campagna contro il fumo, ma solo allo scopo di lanciare le “leggerissime”.

Nonostante molte iniziative in America i fumatori divennero sempre meno (oggi solo un americano su sette fuma), così le multinazionali rilanciarono il tabacco al resto del mondo, sponsorizzando eventi sportivi, capi d’abbigliamento e organizzando feste nelle quali si distribuiscono gratis le sigarette.
Un altro esempio di marketing in Africa: i commercianti si possono fare ridipingere gratis la facciata del negozio se accettano di averla somigliante ad un pacchetto di sigarette, sono anche stampate sulle tende dei negozi e sui taxi.
David Yen, presidente di un gruppo antifumo, ha amaramente affermato: ”Stavamo facendo dei progressi nello scoraggiare il fumo, ma i nostri intenti sono stati fermati da ondate di pubblicità americana a favore del fumo”.

Normative antifumo

La prima legge che, in Italia, regolamenta la pubblicità delle sigarette risale al 1962 ed è la Legge 165 che vieta ogni forma di pubblicità per fumatori su carta stampata, tv, manifestazioni sportive. Segue il Decreto ministeriale 425 del 1991 che vieta la pubblicità televisiva delle sigarette e di qualunque altro prodotto del tabacco, anche se effettuata in maniera indiretta mediante nomi, marchi o simboli di aziende produttrici.
Ma solo nel febbraio del 1998 la Commissione è giunta ad un accorto comune sull’argomento. In linea con il Parlamento si vieta qualunque forma di sponsorizzazione che promuova il tabacco. Venivano previste però alcune variazioni per l’ attuazione delle direttive da parte di alcuni Stati membri. Nella risoluzione del 13 febbraio 1998 il Parlamento appoggiava la posizione comune senza alcun emendamento.
Nell’ ottobre del 2000 la direttiva è stata considerata illegale dalla Corte di giustizia europea. Il divieto è entrato in vigore nel 2004 allo scopo di rompere il rapporto tra pubblicità e consenso sociale al fumo e interessa le pubblicità su stampa e televisione. La discussione sulla direttiva, prevista per il 18-19 novembre 2002 dal Parlamento riunito in assemblea plenaria vedeva già una bozza contrapposta da parte del comitato degli affari legali. Il Parlamento ha accolto tutte le limitazioni alla pubblicità su stampa, radio, Internet e alla sponsorizzazione delle manifestazioni sportive. La direttiva passa ora nelle mani del Consiglio dei Ministri e, se non incontrerà ulteriori impedimenti, dovrà entrare in vigore entro il 2005. Resta esclusa dai limiti legislativi della pubblicità indiretta che usa il nome di una marca del tabacco per promuovere altri prodotti.

La Convenzione Quadro di Ginevra del 21 maggio 2003

Nella riunione di Ginevra (56°edizione dell’assemblea mondiale della sanità) i Paesi membri dell’ O.M.S. hanno adottato all'unanimità il documento sul controllo del tabacco. Il documento ha previsto che entro il 2004 dovranno sparire dai pacchetti scritte ingannevoli e l’etichettatura dovrà indicare anche la quantità degli ingredienti della sigaretta e inoltre le scritte di avvertimento sulle malattie del fumo dovranno indicare il 30% della superficie del fagotto.

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