buth99 di buth99
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Il linguaggio, utilizzato in ambiti e contesti differenti, si è sempre di più unificato presso i giovani. Tendiamo ad adattare il contesto al linguaggio e non il contrario; invece di ampliare il nostro vocabolario siamo soliti a ridurre il numero di parole con cui esprimerci. Con le stesse parole vorremmo trasmettere concetti diversi. Facilitati dagli avanzati mezzi di comunicazione di cui disponiamo, facciamo prevalere in noi una certa pigrizia accontentandoci di un messaggio a discapito del colloquio con un’ altra persona. Inviare un messaggio è certamente più semplice ed immediato, ma siamo sicuri che in questo modo il nostro interlocutore recepisca le nostre intenzioni? C’è una netta differenza tra le parole dette e quelle scritte. A volte le nostre idee sono davvero chiare ed esplicite nello stesso modo in cui sono scritte, però vi sono casi in cui il pensiero è più complesso e richiede delle delucidazioni che molto spesso dall’ interlocutore non vengono richieste perché si affida a ciò che è contenuto negli SMS. Il dialogo incentiva il confronto fra due persone. Sono molti i fattori che influenzano la comprensione, ma con un approccio diretto vi sono più probabilità che il messaggio passi esattamente come era stato pensato dal mittente. Le espressioni facciali, i gesti, gli atteggiamenti comportano una differente interpretazione. Queste sfaccettature invece sono incomprensibili tramite un SMS. Un “Ti voglio bene” è di difficile interpretazione attraverso i social network, mentre ritrovandosi davanti qualcuno che in prima persona mostra i suoi sentimenti, l’interpretazione del messaggio diventa per noi più chiara. I giovani si sono infiacchiti, a causa della diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione hanno perso la capacità di socializzare con gli altri. Pecca della nostra società è sicuramente cercare la via più semplice e possibilmente anche la meno impegnativa. Per questo i ragazzi hanno perso la voglia di riscoprire le bellezze del dialogo, preferendo quello virtuale. Ormai gli amici nella vita reale li possiamo contare sulle dita di una mano, quando quelli virtuali aumentano visibilmente, amici che nella maggior parte dei casi non si possono definire tali. Questa attività rischia di privarci del nostro tempo libero: all’inizio è soltanto un passatempo, un modo con il quale passare le giornate, ma piano piano diventa una vera e propria dipendenza: siamo assuefatti, tutti i momenti a nostra disposizione li impieghiamo in questo dedicandoci a qualcosa di astratto che spesso vediamo come un mondo alternativo molto più allettante di quello reale. Un giorno probabilmente rimpiangeremo questo spreco che da adulti potrebbe rivelarsi completamente inutile. Avremmo potuto utilizzarlo per la nostra formazione, per scoprire la realtà, per ampliare i nostri orizzonti, ma abbiamo preferito spenderlo con il telefono in mano, seduti sul divano. Il nostro bagaglio culturale si impoverisce, utilizziamo strenuamente le medesime parole poiché non abbiamo tempo da dedicare alla lettura, al sapere. Il cervello si impolvera, disabituato alla conoscenza si impigrisce, non è più reattivo, riprogrammato esclusivamente per scrivere banali e superficiali SMS. La superficialità ci caratterizza, sappiamo che il nostro saluto verrà prontamente ricambiato, che la nostra domanda circa la salute dell’altro avrà una risposta e scadiamo nella banalità, portando la conversazione ad una fine. Un tempo, il mezzo di comunicazione più utilizzato erano le lettere: il messaggio in esse contenuto non era mai banale poiché si conosceva quanto queste impiegassero ad arrivare a destinazione. Sebbene fossero un pezzo di carta, il valore affettivo presente in esse era molto sentito e arrivavano a toccare il cuore del destinatario. Con gli SMS tutto ciò ha perso valore: dopo le solite domande di cortesia, si spera che la conversazione finisca il prima possibile. Tuttavia non bisogna demonizzare la tecnologia e il progresso, poiché gli aspetti positivi sono molti e concorrono sicuramente con quelli negativi. In primo luogo sono mezzi di cui disponiamo quotidianamente: anche a prezzi accessibili chiunque può comprare un cellulare che possa chiamare o inviare messaggi e anche i più anziani si stanno adattando poiché la tecnologia per prima si è adattata a loro, ad esempio producendo modelli con tastiere ergonomiche e schermi di dimensioni più grosse. In caso di estremo bisogno, il cellulare potrebbe essere il mezzo più veloce con cui comunicare l’emergenza. Se per strada si assiste ad un incidente durante il quale una persona rimane ferita, chiamare il pronto soccorso tramite telefono è immediato. Anzi alcuni cellulari permettono di usare questa funzionalità di emergenza senza nemmeno sbloccare lo schermo. Se vogliamo chiedere ad una persona la disponibilità per un evento o per un incontro, un SMS potrebbe essere l’espediente più efficace e meno imbarazzante. In un contesto più vicino a noi, se abbiamo bisogno degli appunti o dei compiti da un compagno possiamo comodamente inviare le foto tramite allegato. Spostandoci in ambito lavorativo, possiamo notare che anche gli adulti fanno uso dei nostri stessi mezzi. Le e-mail sono un mezzo per organizzare incontri o colloqui, per spedire file, per inviare video di grosse dimensioni, fatture, perché giunga in fretta e in maniera efficace tutto quel materiale necessario al collega. Sullo sfondo della vicenda della quale noi giovani siamo protagonisti, vi sono i mass media. Padroni indiscussi che dipingono il background sul quale noi agiamo e dal quale siamo profondamente influenzati. Cresciuti in concomitanza con la nostra nuova filosofia, la nostra visione della vita, essi hanno sfruttato tutto ciò, rendendolo proprio e trasformandolo in fonte di reddito. Tramite i loro mezzi di comunicazione, tramite il loro linguaggio, sono divenuti gli antagonisti della nostra “tragi-commedia”. Basati su messaggi difficilmente visibili al nostro occhi, ma recepiti chiaramente dal nostro cervello, la televisione si impone sulla nostra mente inviandoci subliminalmente idee delle quali non siamo partecipi, ma che si insediano in noi. Il loro potere è illimitato, ci convincono ad agire come marionette, da protagonisti diventiamo burattini in mano a persone che non vogliono portarci ad un lieto fine. Pensiamo di essere dei rivoluzionari staccandoci nettamente dal pensiero comune, creando una profonda divisione tra il mondo degli adulti ed il mondo giovanile. Inconsci del fatto che molte delle nostre idee sono di derivazione dei mass media. Il pensiero del singolo diventa il pensiero di molti. Vediamo fatti, posti in maniera tale da rimanere impressi nella nostra testa, e più ci pensiamo, più proviamo a identificarci ed imitare tali modelli. Modelli che frequentemente non sono corretti come la maggior parte di quelli che allettano i giovani. I mass media utilizzano la nostra stessa arma con comicità, molto spesso volgare, ci spingono a cimentarci in imprese disdicevoli che ottengono la riprovazione sociale ma l’acclamazione dei coetanei. Anche Internet è luogo di molte tentazioni, ambiente sempre più popolareggiante dove tentiamo di imitare i nostri ideali, i personaggi virtuali, tentando in prima persona di diventare uno di essi. Questi mezzi di diffusione appunto definiti per la massa, anch’essi sicuramente dai molteplici aspetti positivi come la celerità, la chiarezza e la facile comprensione delle notizie, hanno però assunto sempre più il ruolo di dominio sulla nostra libertà. Gli SMS, le e-mail e i mass media, con i loro alti e bassi, sono parte della nostra esperienza quotidiana, e non potremo più eliminarli. Ciò che tuttavia possiamo cambiare è l’utilizzo: a dispetto dei messaggi subliminali e della dilagante pigrizia e superficialità, dobbiamo riprenderci il dominio sulle nostre facoltà intellettive, ricominciando a pensare più con la nostra testa e meno in funzione di elementi esterni. Liberandoci dai vincoli, dalle obbligazioni imposte, dobbiamo avere il coraggio di affrontare i nemici sempre più incalzanti, e dedicarci maggiormente alle idee che derivano da noi e da noi soltanto. Dobbiamo essere i padroni indiscussi della nostra mente.

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