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Diario ipotetico di Cristoforo Colombo

3 agosto 1492
Oggi sono salpato dal porto di Palos, in Spagna, con 90 uomini imbarcati su 2 caravelle e una nave più grande, che mi erano state prestate da Ferdinando D’Aragona e Isabella di Castiglia: la Nina (“Bambina”), la Pinta (“Colorata”) e la Santa Maria.La caravella è una nuova imbarcazione piccola e veloce studiata per la traversata oceanica, è dotata di vele quadrate per la navigazione con vento a favore e di una nuova vela triangolare di poppa per sfruttare anche il vento contrario. Durante la scelta del mio equipaggio, sono andato perfino nelle prigioni, in cerca di uomini disposti a navigare per mesi e mesi in un oceano ancora inesplorato e non avendo una meta precisa. Infatti tra il mio equipaggio ci sono 3 prigionieri a cui verrà scontata la pena per essersi imbarcati sulle mie navi, e anche un notaio di corte per annotare tutti gli avvenimenti e confermare le mie future scoperte.

10 agosto 1492
In questo giorno abbiamo fatto sosta alle Isole Canarie, a ovest del grande continente africano. Qui io e i miei marinai abbiamo mangiato frutta e verdura fresca e abbiamo caricato le tre navi di altri prodotti gustosi.
Questa sosta non è stata inutile, ma è stata studiata appositamente per poi riuscire ad inserirsi nella coda dei venti alisei che soffiano verso ovest.

10 settembre 1492
Le mie tre navi salpano dalle Isole Canarie dopo un mese di sosta; procediamo in linea retta seguendo approssimativamente il 28° parallelo.
Per ora nell’oceano troviamo mare bello e vento costante.

21 settembre 1492
Oggi io e la mia piccola flotta abbiamo raggiunto il mar di Sargassi, qui il vento è improvvisamente sparito, ora purtroppo la navigazione si fa molto più faticosa, anche perché l’oceano è sempre più pieno di alghe, tanto da sembrare una palude. Proprio per questo motivo oggi i miei marinai hanno tentato l’ammutinamento per la paura di essersi smarriti, ma io sono riuscito a fermarli dicendo loro che senza di me non sarebbero riusciti a tornare in patria, perché non conoscevano i miei calcoli e se anche ci fossero riusciti, una volta arrivati i reali li avrebbero condannati a morte. Riuscii, così, a riportare ordine tra l’equipaggio, ma anch’io a questo punto incomincio a dubitare dei miei calcoli perché secondo i miei studi avrei già dovuto vedere Cipango, il Giappone.

7 ottobre 1492

Ho dato ordine alle mie navi di virare verso sud per seguire uno stormo di uccelli che, spero, mi conducerà alla meta: le Indie.

11 ottobre 1492
La notte un marinaio della Pinta avvista un banco di sabbia all’orizzonte e tutti speriamo nella buona notizia.

12 ottobre 1492
Anche se non dovrei dirlo perché questo in realtà è un diario di bordo, lo dico lo stesso, sono veramente felice perché ormai tutti siamo certi che quella striscia di terra, che si profila all’orizzonte dopo la secca sia il Giappone e siamo dunque arrivati sulla terra ferma.

13 ottobre 1492
In questo giorno, accompagnato dai miei capitani, e preceduto dalla bandiera di Sua Maestà cattolica, sono sbarcato sulla terra e, in presenza del notaio, ho preso possesso della spiaggia; sono accorsi subito degli uomini vestiti con pochi stracci, che ho definito Indios. Abbiamo, poi, donato loro oggetti di poco valore come campanellini e specchietti in cambio di oro. In seguito ho scritto una lettera ai re di Spagna per metterli al corrente della mia scoperta.

17 ottobre 1492
Oggi abbiamo ripreso la navigazione approdando in un’isola che gli indigeni definiscono Cuba, subito ho pensato che il nome richiamasse Cipango. Ho dato ordine a un capitano di inoltrarsi nella foresta con una lettera per il Gran Khan.

13 dicembre 1492
Gli Indios si dimostrarono festosi ed affettuosi nei nostri confronti. Mentre mi accingevo al rientro in Spagna una truppa di 39 marinai ha rapito e offeso alcune donne indigene, quindi i marinai in pochi giorni vennero sterminati.

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