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La criminalità organizzata

Per “criminalità organizzata” si intendono attività criminose costituite in maniera stabile, con una certa organizzazione gerarchica e con obiettivi e fini comuni.
Generalmente tali organizzazioni nascono con scopi economici, e si insediano in molti aspetti dell’illegalità. Ovviamente non esistono solo organizzazioni che si estendono a livello nazionale; la criminalità organizzata è identificabile anche in piccole bande di strada in cui sia presente una gerarchia per i suoi componenti.
Nominando però le parole “criminalità organizzata” è chiaro pensare alla più tristemente celebre “mafia”, organizzazione criminale nata in Italia, precisamente in Sicilia, con il nome di “Cosa Nostra”. Successivamente altre forme simili di criminalità vennero identificate con questo nome, come la mafia russa, la mafia irlandese, quella cecena, ecc.
Inoltre è da tenere in conto il fenomeno del terrorismo, che benché abbia caratteristiche sovrapponibili con quelle della mafia, è fondamentalmente differente, in quanto il suo scopo non è finanziario ma prettamente politico.

Ovviamente le organizzazioni più grandi, e per questo più dannose, devono rispondere a dei criteri particolari, come quello di essere composte da più di due persone, di commettere atti illegali per un periodo di tempo prolungato e di rispondere di reati gravi.
La realtà delle organizzazioni criminali è più viva che mai nell’Italia dei nostri giorni. Purtroppo questo fenomeno è sempre attuale e non è raro che si abbia paura addirittura di parlarne.
La mafia è radicata all’interno di gran parte del nostro territorio, anche se probabilmente non salta all’occhio con facilità.
Il nostro è un paese messo in ginocchio da una criminalità che aleggia sui campi più disparati, in silenzio e, soprattutto, indisturbata. Denunciare non è facile, scherzare col fuoco non è cosa da tutti.
Innumerevoli uomini di valore hanno addirittura perso la vita per difendere una fantomatica giustizia che ad oggi è difficile vedere come qualcosa di concreto.
Quest’anno è ricorso il ventesimo anniversario dalla strage di Capaci, in cui Giovanni Falcone, la sua compagna di vita e gli uomini della sua scorta, persero la vita. Nello stesso anno un attentato uccise anche Paolo Borsellino.
L’incredibile è che tutto ciò possa essere concepito e accettato. La mafia è un cancro per l’umanità in generale, ma in particolare lo è per il nostro paese. È purtroppo inutile fare retorica e quindi cercare un modo per risolvere tutto questo; ci vorrebbe un gesto estremo, qualcosa che coinvolga noi tutti, che parta dall’alto, che dia voce ad un popolo che ormai crede di averne perso il diritto.
Vivere in bilico tra un potere che fa dell’illegalità la sua fonte di profitto ed un altro che dovrebbe governarci, ma che lo fa senza sostenerci, è quanto mai difficile.
Un paese purtroppo quasi totalmente corrotto non si merita giovani volenterosi che, come ricordano avvenimenti tristemente vicini nel tempo, vengono colpiti dalla mafia come se fossero i veri nemici. È chiaro il riferimento all’episodio di Brindisi. Parafrasando una citazione che non è stato raro poter sentire in questi giorni, la mafia teme più la scuola che la giustizia, perché la scuola forma le menti e rende i giovani capaci di decidere e scegliere.
Ogni nostro minimo gesto può aiutare a migliorare il futuro, perché è nostro e dobbiamo renderlo alla nostra altezza.

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