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La contestazione studentesca nei paesi industrializzati
Gli anni settanta sono stati caratterizzati dalla fioritura, nei principali paesi industrializzati, di un movimento di protesta da parte delle generazioni più giovani: la cosiddetta "rivoluzione studentesca". Tra le cause del fenomeno devono essere ricordate la crisi del sistema di valori tradizionali su cui si basava l'istruzione e la protesta contro gli aspetti più negativi del capitalismo: l'università, fortemente elitaria, si trovò spiazzata di fronte alle iscrizioni di massa, dovute al miglioramento dei redditi e alla accresciuta domanda di cultura; inoltre la ripresa economica di molti paesi a sistema capitalistico, come l'Italia, fu caratterizzata da una politica economica favorevole agli imprenditori e svantaggiosa per i lavoratori, ai quali furono imposti bassi salari e dure condizioni di lavoro. Per tutti questi motivi le nuove generazioni apparivano più sensibili sia ai problemi della partecipazione politica sia a quelli che riguardavano la giustizia sociale e lo squilibrio fra pesi industrializzati e paesi sottosviluppati. In molti giovani nasceva il desiderio di allargare i propri orizzonti culturali, ma anche di partecipare in prima persona alle decisioni politiche e di poter determinare il futuro personale e quello della società in cui vivevano. Le proteste dei giovani si sono allargate dall'ambito scolastico a quello politico e sociale. Molto forte è stata l'influenza dei movimenti di liberazione nei paesi coloniali o sottoposti a dominio coloniale indiretto, ma anche quella alla cosiddetta "teoria critica della società": si tratta di un filone di pensiero filosofico e sociologico costituitosi attorno ad un gruppo di studiosi tedeschi. Essi hanno elaborato una critica complessiva al modo di pensare dominante nell'occidente capitalistico e orientato al raggiungimento del benessere materiale. Di contro, hanno proposto un approccio critico alla realtà, sostenendo che la volontà degli individui fosse in grado di rovesciare i rapporti di forza nelle società. Un altro filone, al quale il movimento del 1968 si è ispirato, è il marxismo terzomondista; si tratta di quella corrente del marxismo che, prendendo spunto da Mao, intendeva rovesciare il sistema capitalistico a patire dai movimenti di liberazione nei paesi del Terzo Mondo. La contestazione giovanile ha avuto inizio negli Stati Uniti, mescolando le rivendicazioni della popolazione nera e le proteste contro l'impiego militare nel Vietnam e con più generali rivendicazioni per una scuola democratica e aperta alle istanze sociali. A partire dal novembre 1967, in diversi paesi europei (Francia, Germania occidentale, Italia) si propagarono agitazioni studentesche di notevole portata e intensità. Dappertutto, la contestazione è partita dalle università cercando poi di trovare un contatto con la classe operaia e con il mondo del lavoro. La classe operaia era un settore della società ormai profondamente cambiato; gli operai chiesero con forza un miglioramento dei salari e delle condizioni di lavoro, ma si batterono anche per riforme generai: la casa, la sanità, il fisco. I governi toccati dalla contestazione studentesca hanno reagito con duri interventi repressivi, e in un secondo tempo con moderate riforme in campo scolastico e sociale. La contestazione è proseguita, su scala più modesta, negli anni successivi; in alcuni casi, essa ha più o meno indirettamente generato fenomeni deviati, come il terrorismo politico, praticati da gruppi organizzati in bande paramilitari, che perseguivano con radicalità l'obbiettivo di stravolgere il sistema esistente.

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