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Contestazione studentesca
Traccia:
A questo punto del tuo percorso nella scuola secondaria, esprimi un giudizio sugli episodi di assemblee, autogestione e contestazione cui hai assistito, instaurando un breve paragone con la contestazione studentesca degli anni settanta.

Svolgimento:

Sentiamo spesso parlare del sessantotto o dei movimenti di protesta negli anni settanta. L’input del movimento studentesco fu dato dal carattere autoritario delle scuole e delle università, che accolsero, grazie alla scolarizzazione di massa, moltissimi iscritti, senza cambiare i loro metodi di insegnamento che risalivano al fascismo.

Inoltre fu molto importante anche la spinta ad una maggiore equità sociale, in un periodo in cui i padroni si stavano arricchendo sulle spalle degli operai.

Purtroppo il fenomeno fu strumentalizzato a livello politico, e generò indirettamente il periodo degli anni di piombo, poiché i terroristi delle Brigate Rosse cercarono di realizzare in modo violento i piani di rivoluzione sociale propugnati dal movimento.

Questo sbocco terroristico fu poi una delle cause principali della disgregazione del movimento studentesco. Certe acquisizioni, però, in campo educativo o sindacale, dovute a quel periodo, sono rimaste come un’eredità importante.

Eppure il fenomeno della contestazione studentesca non è solo un ricordo storico.

Periodicamente le scuole vengono occupate, anche se negli ultimi anni il carattere di illegalità dell’occupazione è stato mitigato dal consenso che le contestazioni hanno presso gli stessi insegnanti e genitori. Perfino gli scioperi degli studenti, che in realtà non sono veri scioperi ma partecipazioni a manifestazioni, sono visti da moltissimi solo come una occasione per marinare la scuola, più che come una attività di sensibilizzazione politica, come magari vorrebbero certi genitori nostalgici del ’68.

Concludendo si può ancora parlare, ma con termini molto cambiati, di contestazione giovanile, anche se essa si rivolge di più contro le istituzioni politiche che contro quelle educative e imprenditoriali, esprimendo un antiamericanismo radicale, in nome di un pacifismo che potremmo definire “internazionale” e “no-global”.

Anche qui, però, i distinguo sono d’obbligo, poiché, mentre negli anni sessanta-settanta il movimento studentesco era compatto, oggi le differenziazioni sono più marcate, e, con la caduta delle ideologie, i non-schierati o gli indifferenti (se non addirittura contrari a questi movimenti contestatori) rappresentano, di fatto, la maggioranza fra gli stessi giovani di oggi.

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