Mito 72506 punti

Traccia:
Cerca di sintetizzare l'evoluzione del consumismo negli ultimi decenni e le sue caratteristiche, che ne fanno uno degli elementi distintivi della nostra società contemporanea.
Svolgimento:
Dopo la seconda guerra mondiale nei paesi occidentali la condizioni di vita migliorarono moltissimo grazie ad un notevole aumento della produzione. Anche le persone dei ceti più bassi potettero godere di un benessere prima riservato solo a gruppi ristretti. Tutti divennero potenziali consumatori. il modello americano dilagò, a partire dalla presenza stessa dei soldati yankee nell'ultima fase del conflitto. Essi poi condizionarono le scelte di vita, imponendo prodotti fino ad allora quasi sconosciuti nel mercato nazionale, come la gomma da masticare, la cioccolata, le sigarette e i dischi di musica. La profonda influenza suscitata dagli Stati Uniti sull'Europa riguarda due aspetti in particolare:la diffusione delle idee di democrazia e di modernità, e l'estensione al vecchio continente di un modello economico basato sull'espansione dei consumi privati. Il cosiddetto consumismo infatti si è sviluppato quando sono comparsi nelle case non solo borghesi, ma anche operaie, beni non strettamente necessari alla sopravvivenza, come radio, televisioni, automobili, frigoriferi, aspirapolvere, lavatrici. Nacque così il cosiddetto “tempo libero”, e la gente incominciò a pensare non solo a come vivere, ma a come godersi la vita. Contribuì ad affermare questo stile di vita anche la pubblicità, spesso mediata dai mezzi di comunicazione di massa, quelli già conosciuti, come la radio, e quelli nuovi, come il cinema a colori e la televisione. Tutto ciò fu favorito da una fase di espansione senza precedenti dell'economia di paesi come Stati Uniti, Canada, Giappone ed Europa occidentale (compresa appunto l'Italia). Contro questo dilagare del consumismo non solo a livello economico, ma anche a livello culturale, si levarono le voci dei filosofi della Scuola di Francoforte, i poeti della neo-avanguardia e Italo Calvino, nonché gli esponenti della beat-generation. Tutto ciò creò le basi per il movimento del sessantotto, che ebbe tra i suoi bersagli polemici anche la legge dell'accumulo che si sviluppa nella società borghese. Forse, dopo quegli anni, a parte i recenti movimenti no-global, non si assistette più ad una critica cosi profonda del fenomeno del consumismo. A parte le manifestazioni e le prese di posizione pubbliche, che non sempre corrispondono in privato ad un’esistenza improntata alla assoluta parsimonia, vale la pena di riflettere sulle contraddizioni interne del consumismo. Anzitutto, come diceva lo psicologo Erich Fromm, il consumismo ci fa perdere la nostra identità, il nostro essere, privilegiando il possedere, l’avere. Così questo stile di vita conduce ad una omologazione che tende ad appiattire le caratteristiche regionali e locali, come denunciava Pier Paolo Pasolini. Ma la cosa più sconvolgente è che il consumismo non mantiene tutte le sue promesse. Esso infatti vorrebbe garantire a tutti il benessere, eppure il divario tra paesi ricchi e poveri non si è assottigliato, anzi, in questi decenni solo una percentuale minima della popolazione mondiale può godere di questo stato di agiatezza, sulle spalle di miliardi di poveri. E poi, come mai, comunque, proprio nei paesi ricchi si moltiplicano le patologie connesse con un uso scorretto dei prodotti, come la cattiva alimentazione, con malattie come obesità, anoressia e bulimia? Perché non sono state sconfitte, anzi aumentano le malattie sociali, come la depressione, la solitudine, la disoccupazione, il calo delle nascite, ecc...? Perché il pianeta si sta autodistruggendo, con fenomeni quali la desertificazione, l'effetto serra, l'inquinamento ambientale, ecc...? Malgrado ciò, io sono convinto che di per sé la ricchezza non è un male, a condizione che sia distribuita davvero a tutti, almeno come tentativo. Certi vantaggi, nel campo della salute, dei viaggi e delle comunicazioni, sono innegabili, ma richiamando forse Aristotele, occorre trovare un “giusto mezzo”, cioè un equilibrio tra esigenze di sviluppo e salvaguardia dell’ambiente, tra diffusione planetaria dei mezzi di informazione e protezione delle identità nazionali e locali.

Registrati via email