coltina di coltina
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Conflitti interiori

Racconta una vicenda in cui il protagonista vive un conflitto interiore
Agata non aveva mai avuto dubbi su come comportarsi nella vita, fin da piccola i suoi genitori le avevano insegnato a distinguere il bene dal male, il conveniente dallo sconveniente, il dignitoso dal ridicolo.
Con una lunga categoria di cose che si potevano o non si potevano fare aveva passato tutta la sua infanzia, rassicurata dalla certezza di sapere sempre come comportarsi, di non avere spazi di dubbio.
eppure questa sicurezza era venuta meno all'improvviso quando aveva iniziato a frequentare le scuole superiori, lontana da casa, a 30 km dal suo paesino tranquillo.
I compagni di liceo erano un mondo strano, nuovissimo e attraente, ma insieme una terribile tentazione.
Le categorie della famiglia -"Impegnati nello studio", "Sii educata", "Non lasciarti trascinare dagli altri", "Ragiona con la tua testa"- non funzionavano più.

Fra le aule di disegno, ornato, figura e altre mille tecniche artistiche serpeggiava qualcosa.
Agata sapeva cosa stavano per preparare. Lo aveva sentito raccontare, senza nemmeno troppa segretezza, dalla sciccosa Rachele, la bella dietro alla quale tutti facevano la fila. Da poco era entrata nelle sue grazie, Rachele la chiamava all'intervallo, la invitava ad uscire e a lei, che era sempre rimasta un po' la piccola montanara provinciale della scuola, non sembrava vero!
Ai bagni Rachele si era lasciata andare ad una confidenza a mezza voce far uno sbuffo di fumo a l'altro. I ragazzi preparavano di entrare di nascosto nella scuola e allagare l'istituto.
Sembrava avessero già pianificato tutto, anche l'alibi: una festa di compleanno per Agata appunto!
I suoi prossimi 17 anni avrebbero fatto da copertura a un'azione di vandali?
Agata non ci aveva quasi creduto: chiedevano a lei di coprirli, di invitarli ufficialmente a un party inesistente per un compleanno vero e di fare da garante sulla loro presenza alla festa.
In fondo, sosteneva Rachele, quel cretino del Dirigente se lo meritava, dopo aver negato di fare la festa di carnevale a scuola e di averli sospesi per aver occupato l'aula magna!
Agata, perplessa, aveva evitato di rispondere, salvata dalla campana di inizio dell'ennesima lezione, ma sapeva di avere poco tempo; fra un paio di ore Rachele le avrebbe chiesto cos'aveva deciso e lei avrebbe dovuto schierarsi.
Sembrava molto facile "il vandalismo è un reato e va sempre combattuto!" avrebbe detto suo padre, ma questa massima non era così vera per Agata.
Era in debito con Rachele per averla portata con lei al livello delle ragazze in vista a scuola, per averla scelta come nuova confidente, per averle aperto il mondo dei primi corteggiatori (come se accanto alla compagna anche lei brillasse un po' di più). Sarebbe stato più facile se Rachele fosse stata una sbandata aggressiva e asociale, sarebbe stato chiaro che era una cattiva compagnia, ma Rachele era una brava studentessa, di buona famiglia, l'aveva difesa dalle prese in giro dei più grandi, l'aveva aiutata ad inserirsi....come si poteva dirle di no?
in fondo non le chiedeva di partecipare a qualcosa di illegale, ma solo di farle da copertura....magari non avrebbe nemmeno dovuto dire a uno a uno i nomi di chi c'era alla festa, sarebbe bastato organizzarla e poi usare come scusa che il locale era grande e non aveva sott'occhio tutti gli invitati ogni minuto.
In questo modo non avrebbe raccontato una bugia, e nemmeno tradito l'amica.
"Sii sempre più limpida che puoi" le diceva spesso mamma "la gente noterà che sei trasparente, affidabile e buona", "Le mezze verità sono più pericolose delle bugie" si ricordava di aver sentito in casa.
Cosa avrebbero detto i suoi genitori se l'avessero scoperta? Cosa avrebbero detto i professori e il Dirigente?
Quanto avrebbe fatto parlare di se in paese se fosse finita dentro per essere stata complice di una devastazione!
Ma quanti vantaggi avrebbe tratto d questa occasione?! Rachele sarebbe per sempre stata in debito con lei, Diego, che doveva partecipare al raid, l'avrebbe apprezzata per la sua fedeltà, magari per l'astuzia nell'inventare una buona copertura. E poi ci sarebbe stato anche il vantaggio di saltare almeno una settimana di lezioni (proprio alla fine dell'anno non avrebbe fatto male, con tutta la stanchezza dell'ultimo mese!)
il dilemma era notevole....ma in fondo accettare le sembrava più conveniente: nessuna partecipazione attiva, poca visibilità, nessuno avrebbe potuto dimostrare che lei sapeva....era deciso!
Poi un lampo....un presidente americano...un omicidio......un bambino con l'orologio di papà e una farse le tornò in mente: "Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana". John Fitzgerald Kennedy sapeva del raid nella scuola? No, ma le aveva risposto!

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