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Canoni di bellezza dei giorni nostri

E’ dagli anni Duemila che bellezza diventa sinonimo di magrezza e le donne aspirano ad essere sempre più longilinee. In questo periodo è il corpo al centro dell’interesse e non la persona; l’essere, l’essenza e la spontaneità vengono sostituite dall’apparenza e dal controllo: snellezza, altezza e magrezza eccessiva sono gli stereotipi irraggiungibili di bellezza attuale. Anche se indiretti, i messaggi sono abbastanza chiari: se sei magra puoi avere successo in amore e in lavoro, puoi essere felice e popolare quindi, l’ideale della magrezza, è associato a valori molto profondi come all’apprezzamento e all’accettazione sociale e non assume più un insulso significato estetico. Le nuove dive sono le top-model, esili e sottili, adatte ad indossare qualsiasi vestito. Lo scopo dei creatori di questi abiti, è di far risaltare il vestito rispetto alla modella: come detto da Brigitte Bardot, il loro scopo è quello di far somigliare il corpo femminile a quello dei giovani maschi da loro prediletti e ribadisce che gli responsabili dell’involuzione del modello di bellezza, detestano il corpo femminile. L’ideale di bellezza che esalta la perfezione e scredita il grasso, costringe le donne ad un continuo automonitoraggio del proprio fisico attraverso diete varie e un’eccessiva attività fisica. La “dismorfofobia”, ovvero la sbagliata reputazione della propria immagine e l’incapacità di valutare in modo oggettivo la propria fisicità, spinge le donne a ricercare soluzioni drastiche a problemi spesso inesistenti, ma reali per il loro modo di pensare e percepire il proprio corpo.

La dieta sembra essere così la promessa di felicità e successo, che però si rivela poco efficace, poiché i livelli di peso desiderati sono irrealistici e perché i veri problemi sono altri. Le bambine fin da piccole vengono loro proposte immagini femminili con proporzioni irrealistiche, presentate come ideali di bellezza. A cominciare dalle bambole più famose come le Winx o la celebre Barbie. Il vedersi sempre sfilare sotto gli occhi veline, show girls, attrici dal fisico perfetto può produrre profonde reazioni nell’animo di una ragazzina in età adolescenziale, spesso insicura: si potrebbe sentire inferiore, pensare di non essere all’altezza e di non poterlo essere mai. Cresce così la sua insicurezza e pur di sentirsi altrettanto bella, desiderabile, apprezzata, inizierà a sottoporsi a diete sempre più drastiche, fino a non mangiare per trasformare il proprio corpo nel canone di bellezza stabilito ed ottenere così: riconoscimento, apprezzamento, attenzione, affetto e amore. Bisogna capire però che i canoni di bellezza stabiliti dalla società non danno felicità perché essere felici significa stare bene con ciò che si è.
Ana Carolina Reston, alta un metro e 72 e con i suoi 46 chili è stata vittima dell'ingrato mondo delle passerelle morendo di anoressia appena ventunenne. Mangiava una fetta di cocomero ogni tanto, una mela o un pomodoro eppure si vedeva troppo grassa: era continuamente ossessionata dal peso, perché temeva che l'agenzia la licenziasse se avesse preso qualche chilo. Un'altra vittima è Isabelle Caro, una modella francese che aveva accettato il ruolo di testimonial della campagna pubblicitaria italiana sul dramma dell'anoressia dove mostrava il suo corpo ripugnante di 31 kg. L'anoressia, malattia che colpisce sopratutto le adolescenti, è un lento suicidio. Il problema sta nel fatto che i corpi scheletrici delle modelle o delle ballerine ora appartengono anche a ragazze qualunque: hanno gli occhi privi di espressione, i volti scavati, gambe e braccia che sembrano bastoni coperti di pelle e le costole che sporgono. Rifiutano il cibo, quindi anche la propria persona e tutto questo solo per stare in linea con la moda. Oggi in Italia esistono 300 mila e più, siti web che istigano le ragazze a non mangiare e a dimagrire: insegnano tutte le tecniche per essere anoressiche e bulimiche doc.
Degli studi hanno confermato che essere belli e magri aiuta a trovare lavoro a volte anche più gratificanti e meglio pagati, infatti fra più aspiranti ad un posto di commessa o cameriera, l’impiego andrà sicuramente alla più carina quindi la conclusione sembra essere che la bellezza paga. Anche alle industrie delle diete, dei cosmetici, della chirurgia estetica, sono legate al mito della bellezza e cercano di convincere noi donne che se compriamo i loro prodotti o se andiamo a farci qualche ritocchino, avremo il look e la forma giusta. Dunque avremo successo e felicità: E' nel loro interesse farlo credere! Anche le televendite, i giornali e Internet ci propongono novità bizzarre e pericolose che svuotano il nostro portafoglio e fanno affluire miliardi di euro a chi si approfitta della nostra credulità. Il giro d’affari è in continua espansione.
E così, mentre le donne diventano sempre meno sicure di sé stesse e del loro corpo, le aziende che lavorano per “costruire” la loro bellezza diventano sempre più forti, ricche e potenti. Siamo arrivati al punto che si ha la convinzione che essere così come si è non vada bene e che si debba correggere ciò che non corrisponde a ciò che dice la società. Nelle riviste vengono mostrate delle immagini (modificate con il fotoritocco per renderle conformi all’ideale di perfezione moderno) ritraenti corpi magri e tonici e allora per essere come loro, ci affidiamo ai chirurghi estetici con la speranza di migliorare qualche parte del nostro corpo per essere perfetti. La tossina botulinica e le iniezioni di acido ialuronico riescono a sconfiggere i segni del tempo. Ma il problema è che la maggior parte delle donne che si rivolgono ai medici sono delle ragazzine giovanissime, perfino minorenni.
Molte ragazze iniziano a mettere del denaro da parte per farsi fare qualche lavoretto dopo la maggiore età con la convinzione di avere più probabilità di successo nella vita e nell’amore. E poi ci sono anche le donne che si sottopongono a decine di interventi estetici per assomigliare alla bambola più famosa al mondo: la Barbie. Sono tre ragazze ucraine e russe, Valeria Lukyanova, Olga Oleynik e Anastasia Shpaghina. Innaturali e inquietanti con la loro pelle plastica, con il vitino da vespa e con i loro occhi immensi e privi di proporzioni, vorrebbero vivere di aria e di luce senza toccare cibo. Il risultato? Le donne stanno diventando tutte siliconate e innaturali. La mercificazione della bellezza femminile, pubblicato negli anni Novanta, da Naomi Wolf, ha confermato la realtà dei fatti attuale: l’ideale della bellezza non è qualcosa di naturale ed innato nelle donne, non è scaturito dai loro bisogni, ma è un canone costruito dal mercato per farle sentire inadeguate ed in difetto, sfruttandone così le loro insicurezze per scopi commerciali. Secondo la scrittrice, il mito della bellezza è una menzogna costruita per necessità economiche. Le donne così sprecano preziose energie che potrebbero utilizzare per altri obiettivi, piuttosto che sprecarle in inutili sensi di colpa e vergogna per i loro difetti fisici. E’ questa la ragione per cui il mito della bellezza viene definito come un’arma a doppio taglio contro le donne, uno strumento per impedire loro di esprimere tutte le loro potenzialità, un contrattacco della società maschile per contrastare il loro crescente potere. Riguardo al Make-Up, nel 2013 è scoppiata la moda delle palette cromatiche. Sono delle palette supportate da una mappa grafica che spiegano come realizzare degli smoky eyes in poche mosse con la scelta dalle tre, alle dodici tonalità di colore: un’idea di Pupa, di Lancôme e di Giorgio Armani.

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