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Camillo Benso: Un “furfante” dal cuore puro
Durante il periodo risorgimentale italiano uno degli uomini simbolo che portarono al raggiungimento dell’unità d’Italia, fu Camillo Benso conte di Cavour.
Egli fu sin dall’inizio un grandissimo uomo politico che in pochi anni riuscì a fare del Piemonte lo stato italiano più forte ed economicamente sviluppato. Ma ancora oggi la sua figura è misteriosa, se da un lato c’è chi lo giudica un ingannevole uomo politico disposto con ogni mezzo a raggiungere il proprio scopo, dall’altra c’è chi lo vede come l’unico grande vero politico italiano, un uomo che poteva raggiungere i suoi scopi proprio grazie alla sua furbizia e al suo senso pratico.
Tra gli storici che studiarono la vita Camillo Benso uno dei più importanti fu l’inglese Denis Mack Smith, che lo identifica nei suoi scritti come un uomo d’inganno, “un uomo disposto a convincersi che un buon fine giustifichi mezzi immorali”. Lo storico delinea in un suo saggio, Cavour Machiavellico, un comportamento del politico non molto conforme con quello che era il “buon senso” dell’epoca, sottolinea il fatto che egli non evitasse di usare, nei casi più importanti,mezzi illeciti, come la corruzione e l’inganno, per raggiungere i propri obbiettivi, un caso emblematico fu quello con il quale Cavour dichiarò “furfanti” gli inglesi perché alleatisi con l’Austria assolutista, senza tenere conto che proprio lui nello stesso momento stava firmando l’alleanza con la Russia, che a sua volta era assolutista.
Cavour era convinto che i mezzi illeciti, una volta raggiunto il proprio scopo, non avrebbero avuto più senso di essere ricordati e quindi sarebbero serviti solo per una buona causa.
Dall’altra parte invece si schiera Rosario Romeo che giudica Cavour come un grande statista e una grande mente della politica, Romeo non nega l’utilizzo di mezzi illeciti da parte del politico, ma giustifica il fatto dichiarando comunque l’intento nobile del politico, ossia quello di creare un Italia “grande, forte e gloriosa”.
Queste due visioni totalmente opposte della figura di Cavour delineano il carattere di un uomo che per molti versi poteva risultare misterioso, schivo e disinteressato alla situazione italiana, ma che comunque riuscì nella sua vita a dare una grandissima importanza ad ogni suo gesto, lasciò di fatto un impronta importante nella società italiana ottocentesca proprio grazie a questo suo “modo di fare”.
Cavour riuscì in molte occasioni a rendersi decisivo, ad esempio nello schierarsi a fianco dei “potenti” nella guerra di Crimea, o nell’inventare una scusa per riuscire a mantenere i rapporti con Napoleone III che spaventato dall’attentato ricevuto rischiava di abbandonare ogni interesse verso la situazione italiana.
La figura di Camillo Benso quindi lascia un segno importante nella storia dell’unità d’Italia proprio perché, grazie a questo suo carattere incisivo diede alla luce tante di quelle novità in campo politico che comunque hanno influenzato il pensiero, ma soprattutto il comportamento dei politici fino ai giorni nostri.
Probabilmente nell’applicare la propria politica Camillo Benso non rifiutò “piccoli aiuti” come potevano essere, compromessi o corruzione, ma purtroppo tale comportamento diventa quasi giustificabile in una società che nell’ottocento non esisteva, in una società che andava formandosi tramite azioni che niente avevano di politico; guerre su guerre e ripetitivi “scambi di città” resero l’Italia quasi una merce di scambio tra le grandi potenze europee, e quindi l’unico modo per poter dare un’identità ad una Nazione che di per se non esisteva, era quello di salvarla, con qualsiasi mezzo dalle mani dei grandi sfruttatori europei, per renderla un qualcosa di solido, per renderla una Nazione che niente doveva avere in meno rispetto alle più grandi potenze dell’epoca.

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