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Cambiamente emotivi e mentali nell'adolescenza

Tema svolto sui cambiamenti emotivi e mentali che investono i giovani nel periodo adolescenziale e il ruolo della sperimentazione

E io lo dico a Skuola.net
Cambiamenti emotivi e mentali negli adolescenti
Contemporaneamente ai cambiamenti fisici gli adolescenti si trovano a dover affrontare le pressioni sociali e la ricerca di una identità di persona adulta. Questo può essere un momento esaltante, in cui i giovanissimi si entusiasmano della loro trasformazione e sperimen­tano nuove modalità espressive. Non deve sorprende­re che gli stress psicologici imposti da tanti cambia­menti possono anche portare a improvvisi, bruschi sbalzi d'umore e a insicurezza emotiva. Il sistema più frequentemente adottato per affronta­re l'insicurezza è quello di rivolgersi al gruppo di coe­tanei. In mezzo a quanti vivono i suoi stessi problemi, l’adolescente può discutere i vari aspetti del suo sviluppo fisico e sessuale e sperimentare nuovi modelli comportamentali. Inevitabilmente, in questa fase nascono conflitti tra gli adolescenti, che mirano all'ind­ipendenza, e i genitori o altri adulti desiderosi di con­servare il controllo su di loro. La ribellione contro l'au­torità può manifestarsi in molti modi: fumo, il ricorso all'alcol o alla droga, gli estremismi politici, l'abbigliamento anticonformista e altre forme di comportamen­to antisociale sono molto frequenti e spesso mettono i genitori in difficoltà. L'organizzazione della vita sociale di tutti i giovani in gruppi di età, tipica della società odierna, diviene decisiva. Essendo costantemente in contatto con tanti coetanei che condividono gli stessi problemi (a scuola, sul lavoro, nel tempo libero), l'adolescente rafforza ed estende le proprie relazioni con il gruppo di pari così che tali relazioni diventano più frequenti, intense, significative. E' possibile sostenere che ci sono molti modi diversi di vivere l'adolescenza e che lo stesso soggetto che cresce è parte attiva, costruttiva, della propria evoluzione. Non ha quindi senso considerare l'adolescenza come una fase contrassegnata esclusivamente da ribellioni e da conflitti (sia intrapsichici, sia fra l'attore e il suo ambiente più prossimo) né vederla come un passaggio privo di scosse dalla riva indistinta e mal strutturata dell'infanzia alla riva ben costruita, funzionante, sicura dell'età adulta. In tutte le adolescenze il protagonista deve affrontare una gran mole di problemi: capita ad alcuni che essi siano distribuiti lungo il percorso e possano essere affrontati uno dopo l'altro sì che l'impresa può avere una buona riuscita; capita a molti altri invece che essi si presentino complessi, più o meno aggrovigliati in modo assurdo, tali da rendere assai difficile, a volte quasi impossibile, la risoluzione di essi. Non c'è adolescenza senza problemi anche se nella maggior parte dei casi tali problemi possono essere, con un costo più o meno rilevante, risolti. I problemi, d'altronde, non sono entità fatali e incomprensibili che capitano a caso. Sono sempre in rapporto con il contesto culturale e sociale in cui l'adolescente vive, con le relazioni che egli ha con il suo ambiente più prossimo, con la sua storia. Nel percorso adolescenziale il protagonista non è mai del tutto solo: egli è sempre in compagnia di altri (genitori, insegnanti, coetanei, altre persone significative) che possono offrirgli una guida sicura e comprensiva, oppure richieste incomprensibili tali da svalorizzare il senso del suo impegno, o al limite dargli indicazioni frammentate e contraddittorie che aggiungono confusione alla mancanza di esperienza. Questo non vuol dire che in molte occasioni l'adolescente non si senta veramente solo e distante da tutti: in quei momenti egli avverte di non potersi fidare di nessuno, di dover dirigere da solo il proprio cammino. Tutti fanno, in momenti più o meno lunghi, questa esperienza: è augurabile che essa non sia quella più importante o, all'estremo, quella che contrassegna tutta l'adolescenza.
L’adolescenza, oltre alla crescita corporea, è contrassegnata dalla definizione dell’identità, come già citato precedentemente. Il ragazzo abbandona lentamente il concetto di sé costruito sull’opinione dei genitori per sostituirlo ad una considerazione di sé derivata dai giudizi dei coetanei, per la quale sono di fondamentale importanza l’aspetto fisico, l’attrazione sessuale, l’intelligenza. L’adolescente può sentirsi valutato negativamente in alcuni di questi settori e ciò comporta inevitabilmente ansia, frustrazione o l’atteggiarsi in modo compensativo, nel tentativo di primeggiare in ambiti in cui si è considerati poco abili. I genitori possono essere tentati di diventare iperprotettivi, con il rischio che il figlio si opponga eccessivamente al mondo degli adulti. L’acquisizione di una propria identità è un processo che dura anni e si costruisce attraverso la sperimentazione e l’identificazione. La sperimentazione consente di provare a recitare una molteplicità di parti, a immedesimarsi in differenti ruoli. Contemporaneamente, avendo la possibilità di conoscere tante persone, l’adolescente ha la possibilità di osservarle, esserne affascinato, provare a imitarle. La sperimentazione e l’identificazione fanno sì che l’adolescente riveli una molteplicità di volti a seconda dell’ambiente in cui è. Ad esempio, un ragazzo può essere educato e riservato a casa ma indisciplinato a scuola, con grande stupore dei genitori. Attraverso le sperimentazioni e le identificazioni l’adolescente si riconosce come separato dagli altri e, confrontandosi con l’immagine che gli altri gli rimandano, si confronta con le proprie abilità ed i propri limiti. L’identità finale è frutto della scelta e della sintesi di alcuni dei ruoli sperimentati e inevitabilmente comporta il lutto per la perdita delle altre possibilità.
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