sbardy di sbardy
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L'informazione del banco frigo
Nell'ultimo decennio sullo scenario dei media e in particolar modo della televisione si è assistito ad un poderoso mutamento, dettato dal cambiamento dei costumi e dal consolidamento del consumismo. Soprattutto è radicalmente cambiato l'obbiettivo e lo strumento di fare televisione: si è passati da una vasta offerta di programmi per soddisfare le esigenze degli utenti di tutte le categorie ad una mentalità in cui il programma televisivo è ridotto ad un prodotto commerciale.
Con la caduta del monopolio della TV di stato e l'agguerrita concorrenza delle emittenti private, i programmi televisivi sono diventati schiavi dell'audience e non della qualità del prodotto stesso. Gli spazi pubblicitari rappresentano la vita o la morte delle emittenti, che di conseguenza sono in competizione tra di loro per accaparrarsi il conduttore o la conduttrice che riesce ad attrarre il maggior numero di spettatori. Insomma, l'etica della televisione se mai ne ha avuta una briciola, è stata soppiantata dalle regole del mercato.
Non vi è alcun programma televisivo che rimane immune dallo share e dall'audience, tantomeno i telegiornali che dovrebbero rappresentare una macchia nera tra il nero della televisione "spazzatura". Alla base dell'informazione televisiva non sta più il senso o il contenuto di una notizia, ma ciò che "fa notizia", cioè che fa parlar di sé. Il telegiornale non è più uno strumento che collega ogni telespettatore al mondo, ma una macchina per catturare l'attenzione, per non far cambiare canale prima e dopo la sigla di apertura e di chiusura.
Il telegiornale, per la sua caratteristica principale, l'immediatezza, e la sua capacità di essere diretto e tempestivo non ha il dovere di rielaborare le notizie fornendo la propria opinione, ma è comunque il ponte che ci collega in tutte le parti del mondo; se non ci fossero i media un fatto potrebbe accadere senza che il, resto dei sei miliardi di persone del globo non coinvolte ne vengano a conoscenza, quindi è come se non avvenisse. Per fare un esempio, per fare un esempio che potrebbe sembrare moralista, ma che rende molto chiaramente il concetto, osserviamo la guerra; nel mondo attualmente ci sono circa una cinquantina di guerre; di queste quali vengono menzionate dai telegiornali generalmente? Tre: il conflitto mediorientale, ormai da anni onnipresente sui nostri schermi; qualche scaramuccia che interessa una certa superpotenza coinvolta in qualche fatto più grosso del normale; i Balcani, perché giustamente non si può far finta di non vedere dei popoli mentre si "scannano" fuori casa nostra.
Queste guerre assumono i risvolti di film hollywoodiani e quindi ci coinvolgono particolarmente, ma se un notiziario ci racconta che in Sierra Leone, per esempio, migliaia di persone muoiono per un a guerra fomentata dalle multinazionali dei diamanti che ci piacciono tanto, allora disgustati cambiamo canale. Di questa, come di molte altre guerre, non conosciamo molto.
All'interno del panorama degli argomenti che fanno maggiormente notizia ci sono le tragedie. Le tragedie stimolano in noi una curiosità morbosa; questo avviene perché i drammi che sentiamo nei tg sono estremamente gravi, molto più gravi di quelli che affrontiamo quotidianamente, ma soprattutto capitano a persone estranee. Quindi ogni notiziario bada di presentare tre le prime notizie qualche tragedia, specialmente quelle familiari come è successo con la vicenda di Erica a Novi Ligure.
La notizia per essere venduta efficacemente, nonostante sia più o meno seria, deve diventare un "gossip": un pettegolezzo. Il mestiere di molti telecronisti è diventato perciò quello di sciorinare adeguate parole in modo conciso. Questa antitesi è il segreto per catturare l'interesse del telespettatore, ne sanno qualcosa i rappresentanti di commercio.
I vari tg si sono specializzati nell'offrire un prodotto adeguato ad una determinata fascia di utenti, che può essere la classe medioborghese in cerca di sentimenti forti: è il caso di tg1 e tg5, i cosiddetti "tg familiari"; oppure di determinate tendenze politiche, è il caso di tg4 e in minor modo di tg3...
Per concludere l'informazione televisiva è blasfema e se ci si allontana di poco dal fatto nudo e crudo potrebbe rientrare nei demenziali programmi di intrattenimento in prima serata, visto che come è successo recentemente nel programma di Celentano, tutti fanno informazione come e dove vogliono, trasformando notizie in scandali e pettegolezzi. Tuttavia non dobbiamo lamentarci più di tanto, poiché la televisione si è plasmata sui nostri costumi, e né dobbiamo limitarla poiché il prezzo della democrazia è appagato dal diritto e certe volte dal piacere di cambiare canale. O no?

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