maryP di maryP
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Tema

Il Caffè” era una rivista fondata da un gruppo di giovanotti aristocratici a Milano, la capitale della Lombardia Austriaca. Questa rivista era strutturata in un modo particolare: gli articoli avevano come sfondo un’immaginaria bottega di caffè, i cui ospiti discutono su vari argomenti. Caratteristica della rivista era quella di criticare la cultura accademica tradizionale. Il linguaggio che viene usato è rapido e rivolto a un pubblico di non specialisti.
Gli austriaci tentarono di imporre la propria autorità sul giornale: ne nacquero dei conflitti, e il gruppo di intellettuali si disperse. Alcuni accettarono di sottostare all’ottica conservatrice austriaca, altri rifiutarono, e si isolarono spontaneamente.
Madame de Stael contribuì a diffondere le idee che furono poi alla base del romanticismo: il suo articolo più importante, “Sulla maniera e sull’utilità delle traduzioni”, fu pubblicato nel 1816. L’autrice affermava che bisognava far circolare in Italia la letteratura straniera, per rinnovare la letteratura tradizionale.

Con questo articolo cominciò un aperto dibattito tra intellettuali, chiamato “polemica classico-romantica”: la posizione opposta alla de Stael era sostenuta da Pietro Giordani, un classicista. Egli sosteneva che bisognava difendere l’identità della letteratura italiana.
Questa polemica si fondava principalmente su tre punti. Il primo riguardava l’apertura alla cultura europea: i romantici erano favorevoli, mentre i classicisti volevano una chiusura nazionalistica. Il secondo punto era il rinnovamento del linguaggio: mentre i classicisti avevano come modello il mondo classico e la mitologia, i romantici preferivano ispirarsi alle tradizioni popolari cristiane. Il terzo punto esaminava il livello sociale da scegliere come pubblico: i romantici preferivano le persone mediamente colte e sensibili, ossia la borghesia, mentre i classicisti si riferivano sempre agli intellettuali.
Manzoni fu uno dei grandi scrittori che partecipò a questo dibattito. Si definiva romantico, ma il suo romanticismo si divideva in positivo e negativo, chiamato così perché Manzoni critica la mitologia e l’imitazione dei classici. Manzoni è definito anche storico-realistico perché per lui i temi devono essere tratti da quello che realmente accade nella storia.
Altro grande intellettuale fu Leopardi, che, al contrario di Manzoni, andava contro le teorie dei romantici. Secondo lui la felicità originaria coincide con l’epoca classica, perché è basata sulle illusioni, che all’inizio considera causa della felicità. Leopardi non è d’accordo con i romantici italiani neanche sull’idea di aprire nuove strade alla poesia, che secondo lui è destinata a fallire.
In conclusione, dopo il 1816 l’Italia fu dominata da un aperto dibattito letterario tra due schieramenti: romantici e classicisti. Questo dibattito fu molto importante in tutti gli autori di quel secolo, perché li spinse ad assumere una posizione ben definita. Posizione che i letterati dovevano difendere e confermare in ogni loro opera.

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