sbardy di sbardy
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Alcune considerazioni sull'aborto

Nella carta dei diritti fondamentali dell'uomo c'è scritto:

1. "Ogni individuo a diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona".
2. "Nessuno individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o a punizioni crudeli inumane e degradanti..."

eppure esiste una legge che "legalizza" la violazione di questi diritti elementari e fondamentali : la legge 194, la legge sull'aborto. Questa legge permette di abortire fino al terzo mese di gravidanza, oltre il quale tale "operazione" viene considerata illegale. Questo perché fino al terzo mese il sistema nervoso del feto non si è ancora formato, per cui non può percepire il dolore, ma il suo cuore batte già dal secondo mese. Di fatto viene ignorato che già dal momento del concepimento si è formato un nuovo individuo, già determinato in tutte le sue caratteristiche nel suo codice genetico, diverse da quelle di ogni altro essere umano. Questa non è considerata vita, se si permette di liberarsene.

L'Aborto oggi rappresenta una delle grandi questioni che preoccupa il mondo e che nello stesso tempo fa discutere e divide l'opinione pubblica in favorevoli e contrari.
Molte donne oggi non accolgono il frutto stesso del loro concepimento, spezzando così una vita nata da poco, una piccola vita che avrebbe dovuto vedere il mondo, una piccola vita che sarà perduta per sempre,una vita che sarà restituita al silenzio ma che probabilmente continuerà ad esistere e gridare nella coscienza di quella donna che gli ha impedito di esistere.
Ma quali sono i motivi che portano a commettere un atto così crudele ed atroce verso chi è piccolo e indifeso? verso chi, noi per primi dovremo amare, rispettare e proteggere, visto che lui non è in grado di farlo autonomamente?

1. In nome della libertà? di quella libertà che altrimenti andrebbe perduta in un vagone di responsabilità, preoccupazioni pannolini e biberon... ma in fondo per primi i nostri genitori non ci hanno detto che questi andranno a compensarsi con gioie e soddisfazioni e con l'amore che solo un figlio può dare?
2. Al fatto di non volere magari un bambino "diverso"? Il limitarlo al caso di feti imperfetti non fa altro che rendere più cinico un mondo che non accetta le forme di vita che possano essere una spesa per lo Stato o rappresentare infelicità per i genitori. Ma dove va a finire la nostra concezione spirituale dell'esistenza nel momento in cui l'anima di un handicappato si considera incapace di dare nulla al mondo in completa contraddizione con il mondo tradizionale che ha trovato sempre posto per tutti, anche per lo scemo del villaggio: che sarebbe stato della nostra civiltà se Omero, Beethoven e Leopardi fossero stati uccisi prima di venire al mondo perché portatori di gravi malformazioni (cecità, sordità e scoliosi)? E inoltre che succede se un figlio venuto al mondo divenisse improvvisamente sgradito ai suoi genitori per i medesimi motivi per cui si prevede l'aborto "terapeutico"? Viene ucciso come si fa con i feti? Siccome è un soggetto giuridico è tutelato dallo stato, ma perché allora il feto non può godere dello stesso trattamento?

3. Indigenza e impossibilità di mantenere il nascituro. A volte la scelta di abortire può essere determinata da difficoltà e incertezze economiche tali da non poter garantire la possibilità di crescere il bambino. Questa motivazione è forse la più condivisibile, perché è necessario poter far fronte alle necessità fondamentali del nascituro. E ciò comporta un dispendio di denaro non indifferente. Però lo stato ha una legislazione che in fondo viene incontro ad una famiglia con difficoltà economiche con bambino o ad una ragazza madre perché "la maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza"; "Tutti i bambini nati nel matrimonio o fuori da esso devono godere della protezione sociale"; "una donna incinta ha diritto a un'aspettativa dal proprio lavoro senza poter essere licenziata da parte del suo datore di lavoro". In questo senso uno stato laico, se non può impedire l'aborto, può certamente potenziare la sua legislazione in materia, anche perché attualmente non è poi così efficiente.
4. Tanti pensano che la vita non abbia senso se non nel piacere, nell'interesse o nell'utilità. Se l'altro è di ostacolo al proprio godimento, se non è utile, allora possiamo sopprimerlo; se non può vivere una vita di piaceri, la sua vita può essere recisa. La vita di un bambino la sua esistenza è ammissibile fin quando non sia di disturbo oppure che faccia piacere...

Mi sembra che il dramma dell'aborto sia stato valutato forse superficialmente da alcune donne. Molti infatti hanno l'idea che ciò che viene eliminato dal grembo della madre sia un corpuscolo di cellule informi che un giorno potrebbero diventare un bambino, ma non gode di vita autonoma. In realtà qualsiasi filmato su feti abortiti mostra chiaramente che ciò che viene massacrato è il corpo di un bambino, piccolo ma chiaramente formato, che sente il dolore, che capisce ciò che gli avviene intorno e cerca di "scappare" nel momento in cui riceve i primi attacchi dal medico abortista. Da un punto di vista morale l'aborto è un caso chiuso: è omicidio!
Eppure all'aborto ci sono le alternative: ci sono tanti modi per far sì che il concepimento non avvenga oppure in caso contrario ci sarebbe l'adozione (quante donne desiderano tanto un figlio e soffrono tanto perché non ne possono avere uno?),
Per quanto mi riguarda sono decisamente contraria all'aborto, c'è una canzone bellissima a mio parere che parla dell'argomento. È una canzone di Nek: mi ha colpito subito e profondamente, una canzone che mi ha fatto fermare a riflettere. Le parole della canzone dicono: "lui vive in te, si culla in te gioca e non sa che tu vuoi buttarlo via... ride e non sa che lui è il figlio che non vuoi ". Frasi forti dure ma dette non con tono di chi punta il dito, non quello irato, ma in maniera tale da far riflettere da far commuovere e cambiare idea.

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