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Televisione e psiche
Una lunga serie di percorsi obbligati verso l’insulso

Il problema dell’irrealtà trasmessa dai programmi televisivi affonda le sue radici in due campi completamente differenti, accomunati solo dal sottile filo della psicologia.
Il primo costituisce l’insieme di motivazioni che spingono l’autore televisivo ad impostare il suo programma. Il secondo è la situazione psicologica dell’ascoltatore che si sente “motivato” a guardare una determinata trasmissione.
L’autore televisivo sfrutta la debolezza della società odierna.
Nel ventunesimo secolo, la vita è estremamente frenetica, i giorni sono scanditi ritmicamente da scadenze fisse: la sveglia alle 6:45, l’autobus alle 7:15, l’ufficio alle 9:00, eccetera…
L’individuo passa il tempo in funzione della scadenza successiva, vivendo così in maniera metodica e abitudinaria.
Il lavoratore, come lo studente, torna a casa stanco dalla sua attività e avverte la necessità di “distaccarsi” dal mondo reale, cercando rifugio nel mondo virtuale creato dalla televisione.
Proprio in questa situazione entra in gioco l’astuzia del produttore, che imposta le trasmissioni seguendo uno schema-base ben delineato: vita – problemi quotidiani – deviazione – realtà ricreata.
Prendiamo come esempio il “Grande Fratello”, prova lampante a sostegno della mia teoria.
Il programma parte da un tema centrale, cioè la vita e il comportamento di un insieme di persone diverse all’interno dello stesso ambiente. Qui l’ascoltatore “conosce” i protagonisti e si fa delle idee a proposito: simpatie, antipatie, ecc…
Il secondo passo è la creazione della realtà simulata: iniziano i litigi, le discussioni, gli amori, ecc… come nella vita reale. Ora lo spettatore si “cala nel ruolo” e si impersonifica nei vari soggetti, spesso interagendo empaticamente con essi.
La terza fase è la deviazione del problema, che viene “sminuito” dalla frivolezza dei personaggi. Proprio alla fine di questa fase (che si crea automaticamente nell’ascoltatore), si genera la “realtà ricreata”: lo spettatore percepisce i problemi quotidiani in maniera più graduale e “delicata”. Nella sua mente si crea una sorta di “realtà alternativa” che lo rilassa.
L’individuo è ora parte integrante della “realtà televisiva”: segue ogni avvenimento con interesse (a volte maniacale); parla con altri spettatori in maniera animata riportando ogni evento accaduto nel contesto televisivo. Spesso si agita eccessivamente nell’apprendere di nuovi amori o litigi, come se accadessero nella sua stessa vita alle persone che conosce personalmente.
Ma il vero problema non consiste nel seguire con più o meno attenzione il programma, bensì nella dipendenza psicologica che esso provoca.
Lo spettatore non può fare a meno di seguire la trasmissione: un amico che lavora all’ufficio della Tv digitale “Sky” mi spiegava che arrivano persone in lacrime perché a causa del malfunzionamento del decoder non riuscivano a vedere il “Grande Fratello”
La trasmissione – spazzatura diventa una sorta di “droga”, che se sottratta genera gli stessi effetti di una vera astinenza: nervoso, irritabilità, agitazione.
Nell’adolescente le conseguenze sono ancora più serie.
L’età che va dai 13 ai 16 anni è contraddistinta dal cambiamento, dalla ricerca di un’identità, dal confronto che si cerca tramite “modelli”, che purtroppo sono anche i “vip” della tv, quelle statuine perfette dalla vita simile ad una fiaba…
Il problema è che non è accettabile un paragone tra una ragazzina e una velina, ma purtroppo le adolescenti cadono nell’errore di compararsi con personaggi esteticamente perfetti, finendo per deprimersi vedendo le differenze.
Ci ritroviamo a dover “consolare” adolescenti con complessi d’inferiorità, che possono generare delle vere e proprie “fobie sociali”, in altre parole la paura persistente di una o più situazioni nelle quali l’individuo è esposto al possibile giudizio degli altri ed ha paura di fare qualcosa o di agire in modo tale da rimanere umiliato o imbarazzato.
Nelle nostre menti non ci sarà solo la realtà della vita, ma anche quella virtuale, con i suoi problemi, che faranno parte quindi di noi…
Svegliamoci, perché la tv si spegne, i problemi della vita reale no…

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