Saggio breve: L’importanza della solidarietà internazionale

Quando si parla di solidarietà internazionale, si pensa subito, oggi, agli aiuti da parte delle nazioni più ricche al cosiddetto “Terzo Mondo”; si pensa alle iniziative che le nazioni più ricche prendono per aiutare i popoli afflitti dal tremendo flagello della fame. Questi aiuti costituiscono, certo, una forma di solidarietà; ma bisogna capire che i problemi dei popoli sottosviluppati non si risolvono con una forma di semplice elemosina. Ciò che importa, è metterei Paesi svantaggiati in grado d’imparare a superare le loro difficoltà, usando tecniche nuove di lavoro e partecipando al progresso. E c’è anche una “fame di cultura” che bisogna soddisfare nei Paesi più poveri: la loro povertà è legata in buona parte all’ignoranza in cui versano le loro popolazioni. L’ignoranza è un flagello tremendo anch’essa, perché si oppone al miglioramento delle condizioni di vita. Non si tratta, dunque, soltanto d’inviare cibo, medicinali, aiuti in denaro ai popoli sfortunati; si tratta, anche e soprattutto, di spingerli a promuovere da soli il loro sviluppo economico e culturale. Dopo che per tanti secoli le nazioni più potenti hanno dominato su altre, opprimendole e sfruttandole in nome di una pretesa superiorità, si è giunti oggi a capire che colonialismo e imperialismo hanno fatto il loro tempo, che tutti i popoli debbono partecipare alla vita dell’umanità in forme altrettanto dignitose.

Nel corso della storia, si sono sviluppate forma di oppressione da parte di nazioni più potenti a danno di altre. Fenomeni come il colonialismo, il nazionalismo, l’imperialismo sono durati a lungo, tanto che se ne risentono ancora effetti e forme di presenza; ma essi sono stati contrastati e hanno finito col trovare un limite nella forza delle idee.
Le guerre che le principali nazioni europee combatterono fra loro nel corso dell’Ottocento, per espandersi sempre più e fondare vasti imperi coloniali, sono anch’esse estranee e ripugnanti rispetto alla nostra sensibilità. La pretesa di alcuni popoli di dominare su altri è stata combattuta da questi e si è giunti a un nuovo assetto del mondo; un assetto caratterizzato da forme sempre più diffuse d’indipendenza e autonomia di ciascun popolo, di ciascuna nazione. E si è anche capito che le sorti di ciascun popolo, di ciascuna nazione, sono legate a quelle di tutti gli altri. Una vera solidarietà si pone come aspirazione ed è riconosciuta necessaria; e questo, anche se nella realtà continuano i contrasti, è il segno di una possibile svolta nella storia.
Gli ostacoli alla solidarietà sono, come ovvio, tutti quei fattori che si pongono come fattori di conflitto, di rivalità, di avversione, di odio fra nazione e nazione, fra uomo e uomo. Sono ostacoli alla solidarietà: la convinzione della superiorità assoluta della propria nazione o della propria razza su un’altra (fu questa convinzione che spinse Hitler, il Furher, ossia la guida, il capo dei Tedeschi, di razza ariana, a sterminare milioni di ebrei all’epoca della seconda guerra mondiale); la bramosia di dominio, di ricchezza, che spinge l’individuo a calpestare i diritti degli altri, pur di appagare il proprio egoismo, e i popoli a lottare contro altri popoli in nome della volontà di conquista; la diffidenza reciproca, che fa temere a ciascuna nazione di poter essere aggredita dall’altra e quindi spinge le varie nazioni ad armarsi per non essere deboli rispetto ai nemici in un’eventuale guerra; il ricordo di torti e lutti che si dovettero subire in passato e la convinzione di doversi vendicare alla prima occasione, cercando di riprendersi in guerra territori perduti in una guerra precedente; e così via.
Tutti questi fattori formano un intreccio assai difficile da scegliere; ed è per questo che ancora oggi ci sono focolai di guerra nel mondo. La solidarietà si pone come ideale, come utopia. Oggi, però, le ragioni della solidarietà sono non soltanto orali, ma anche e soprattutto concrete, in quanto solo la solidarietà potrà impedire l’olocausto nucleare e lo sterminio dell’intera umanità.

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