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Saggio sull'Eutanasia
Questo saggio riguarda un tema molto affrontato e discusso al giorno d’oggi: l'eutanasia.
Navigando in Internet abbiamo trovato dei documenti di tal genere e li abbiamo usati per costruirne un saggio; due di questi ci sembrava riassumessero questo argomento meglio degli altri e, siccome sono molto similari, ho cercato di “amalgamarli” per trovarne una spiegazione esaustiva.
Etimologicamente la parola eutanasia significa “buona morte”, che consiste nell’intervento medico volto ad abbreviare l’agonia di un malato terminale (doc. UAAR). Questa definizione può essere integrata aggiungendo al concetto di morte senza dolore, quello di “morte con dignità” ( doc Dott. Enzo Iasevoli).
Esistono due forme di eutanasia:
una forma cosiddetta attiva;
una forma cosiddetta passiva;
e una terza definita variante, ossia quella del “suicidio assistito”.
Nella prima il medico somministra al paziente la “dose letale” ,al malato terminale e senza speranze, dopo avergliene fatto sottoscrivere la richiesta;
la seconda invece si presenta quando il medico si astiene dal praticare cure volte a tenere ancora in vita il malato.
Il suicidio assistito si verifica infine quando un medico o chi per lui fornisce veleno a un ammalato, che ne abbia fatto richiesta, ed assista a che esso venga ingerito dal richiedente , senza prestare alcuna collaborazione.
Il problema dell’eutanasia non è però specifico della nostra epoca, in quanto i medici di un tempo si trovavano indecisi sulle azioni da compiere e attorniati da molte controversie già a quei tempi; molto poco poteva essere fatto a causa dell’impotenza della medicina… allora la meta era riuscire a salvare la vita, e nel più dei casi era impossibile; oggi invece lo scopo non è semplicemente salvare, ma PROLUNGARE la vita, anche quando non può promettere più nulla.
Tutto ciò per Iasevoli è un’espropriazione di quello che viene comunemente definito “il diritto di morire con dignità”.
Per quanto riguarda l’aspetto etico, la dottrina della chiesa afferma:
il riconoscimento del carattere sacro della vita dell’uomo in quanto creatura;
il primato della persona sulla società;
il dovere dell’autorità di rispettare la vita innocente.
Ad appoggiare queste considerazioni Pio XII disse che nessuno è padrone di se stesso e non può prendere decisioni di vita o di morte di sé e nessuno può distruggere la vita.
L’eutanasia dunque è considerata omicidio.
Non tutte le chiese cristiane la pensano così: diverse chiese protestanti hanno assunto posizioni più liberali, alcuni chiese minori e la chiesa calvinista riconoscono pienamente il diritto dell’individuo di disporre della propria vita, ed infine per i valdesi questo atto è un diritto che va riconosciuto.
L’opinione della chiesa cristiana è confermata anche dal punto di vista legislativo in molti paesi tra cui l’ Italia, ove l’eutanasia è considerata omicidio volontario anche se con diverse attenuanti; si rischiano comunque dai 6 ai 15 anni di reclusione. Contrariamente negli USA La Corte Costituzionale Federale ha dato carta bianca e soltanto lo Stato dell’Oregon ha legiferato per la legalità.
La situazione presenta all’estero una legalità (con qualche attenuante) in: Belgio, Canada, Cina, Colombia, Danimarca, Paesi Bassi, Stati Uniti e Belgio; nella Germania e in Svizzera il suicidio assistito non è un reato, mentre in Australia è considerata , come in Italia, un reato.
Sono presenti tuttavia in tutto il mondo diverse campagne per la legalizzazione dell’eutanasia riunite nella World Federation of Right to Die Societies e alcune più “ristrette” come “Exit” e UAAR;
lo scopo principale di queste associazioni consiste nel sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di raggiungere stadi più progrediti nel riconoscimento dei diritti del malato terminale. Tutto ciò ha giovato al fine di creare proposte di legge, grazie anche all’influenza che questo argomento ha in questi tempi nella vita sociale.
Personalmente credo che l’eutanasia sia un tema molto complesso e delicato per dare una propria opinione, anche se me ne sono fatta un’idea. La nostra vita è talmente tanto condizionata dalla tecnologia che non mi pare giusto che essa influisca anche sul decesso; a mio modesto parere dico che la morte dovrebbe essere un avvenimento naturale.
Eppure penso alle persone che, essendo in fase terminale, soffrono inutilmente e pensano alla morte come una “liberazione dal male” e vogliono a tutti i costi affrettare i tempi.
Penso infine che non debba esserci una legge che vieti l’eutanasia, perché il desiderio della morte varia da persona a persona, è una cosa soggettiva, essendo noi padroni di noi stessi (al contrario dell’affermazione di Pio XII, doc Dott. Enzo Iasevoli).
Per dare comunque una giusta risposta a tutto ciò bisognerebbe trovarsi in quella situazione, perché nessuno può dire o giudicare cosa possa essere soffrire attendendo la morte………

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