Daniele di Daniele
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Sport e Business: i problemi del nostro calcio
Destinatario: settimanale di approfondimento culturale (es. Specchio)
Per sport intendiamo quell'insieme di attività, fisiche e mentali, che ci aiutano a mantenere in forma il nostro corpo. Esistono vari tipi di sport, quelli singoli, quelli di gruppo, sport con e senza competizioni, ma principalmente, sopratutto per i giovani, lo sport è un motivo di incontro e di svago, in cui la vittoria non deve essere vista come un'affermazione sull'avversario, ma piuttosto come il segno di una migliore forma fisica o di un migliore allenamento.
Nel nostro paese lo sport che ha un maggiore rilievo è sicuramente il calcio, anche se in questi ultimi anni rischia di perdere la sua componente agonistica per diventare un mero business, sono molti gli affari economici che girano intorno al calcio giocato: alcune società sportive sono quotate in borsa, solo poche sono quelle che possono permettersi di spendere milioni di euro per un giocatore, bravo e prestigioso, andando quasi a schiacciare le società più piccole che fanno fatica a quadrare il bilancio annuale, sembra che il caro vecchio cuore sportivo non basti più.

Se si parla di interessi non possiamo neanche essere indifferenti all'interazione tra televisione e sport: tutte le squadra pagano i diritti televisivi, ma qui non si parla solo di televisione in chiaro, che ha poco calcio giocato e molte trasmissioni di calcio, ma più che altro di televisioni interattive, che permettono tramite una carta prepagata di acquistare in anticipo le competizioni della propria squadra che si potranno vedere comodamente seduti nel proprio divano e, in alcuni casi, si può scegliere anche il commentatore tifoso della tua bandiera.
Questa situazione da un lato rende lo sport più visibile a tutti, mentre dall'altro fa perdere il contatto con lo stesso, con lo stadio, con il campo verde, e ci priva di tutte quelle uniche sensazioni che solo un vero tifoso conosce quando sente dagli spalti il ischio dell'arbitro e la prima palpitazione per il calcio di inizio.
In questo panorama più complesso anche la figura dello sportivo si carica di una responsabilità maggiore: in molti casi sembra un vero e proprio lavoratore, assunto dalla società per cui gioca è investito di un pesante carico, non può permettersi cali psico-fisici per non deludere i suoi tifosi, i suoi dirigenti e per evitare anche, in casi più estremi la sua "cessione". Alcuni giocatori professionisti, i migliori, diventano delle vere e proprie star, "adorati" e presi come modello da imitare sia dai più piccoli e dai coetanei, ricordiamo che il calciatore è un ragazzo giovanissimo, e in molti casi invidiati per i loro successi sportivi e il loro relativo guadagno che gli permette di avere un tenore di vita di gran lunga superiore alla media.
Ma per ottenere maggiori introiti, le società di primo piano hanno visto aumentare il numero di partite giocate in maniera esponenziale: un giocatore di spicco può anche arrivare a fare 70-80 partite l'anno, nazionale compresa. Ciò espone a infortuni e logorio fisico, perché non c'è quasi mai la possibilità di allenarsi o di recuperare tra una partita e l'altra. Insomma più che una sana attività sportiva, gli atleti vengono sottoposti a stress fisici e psicologici di non facile sopportazione.
Questa grande macchina economica, però rischia di implodere su se stessa: i moderni scandali sul calcio scommesse, partite truccate e non in ultimo i casi di doping non fanno altro che disamorare gli amanti dello sport e i veri tifosi, non quelli che si accoltellano al di fuori di uno stadio, ma quelli che amano il calcio e che vogliono solo godersi novanta minuti di pieno relax guardando la partita che da tempo hanno atteso. Non a caso nel nostro paese gli sport cosiddetti minori stanno acquistando le simpatie di una sempre maggiore fetta di pubblico, desiderosa di ritrovare i veri valori della competizione sportiva

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