Ominide 61 punti

Shoa: cancro dell'umanità

Shoah, olocausto, sono solo parole che racchiudono in esse un significato ben più profondo e terrificante ossia quello del genocidio ebreo compiutosi nella seconda guerra mondiale. Dal 2000 festeggiamo il 27 Gennaio come il giorno della memoria di tale massacro compiuto dal regime nazista e fascista che con ragioni razziste infondate deportarono centinaia di migliaia di ebrei in campi di concentramento nei quali venivano bruciati in forni crematori o ammazzati in camere a gas. Le testimonianze dei superstiti sono agghiaccianti e bisogna comprendere il terrore della Shoah non semplicemente condannando il massacro ma analizzando i documenti e le testimonianze, realizzare qual era la condizione di vita dei prigionieri. Numerosi sono i documenti, le poesie, le composizioni volte alla memoria di tale evento, citando una strofa della Canzone del ghetto di Varsavia che recita "La fame è un tormento la strada è lastricata di morti oh ebrei figli della misericordia si vuole vivere ancora un giorno" si può intendere come gli ebrei vivevano già in condizioni misere, dove la morte era all’ordine del giorno e la paura era un sentimento così comune che non si avvertiva più. Un’altra forte testimonianza è quella di Richard Glazar che ci racconta come gli ebrei venivano trucidati affinché non esistesse alcun individuo che potesse provare tale massacro, infatti nonostante fossero noti i genocidi delle SS non si denunciassero per omertà nei confronti del regime: solo un individuo che aveva subito in prima persona le torture avrebbe potuto testimoniare tale massacro. Ma i massacri non si compivano solo nei campi di concentramento, questi erano diffusi in tutta Europa: E. Klee, W. Dressen e V. Riess nella loro testimonianza scrivono "più volte le pubbliche esecuzioni di massa diventavano delle feste popolari. A Kovno, in Lituania, gli abitanti del paese, fra cui madri con i loro bambini, applaudivano ogni volta che un ebreo veniva ucciso". Il terrore era accettato e gli ebrei erano ormai inquadrati come esseri inferiori, senza alcun diritto. Nel mio percorso di studi ho affrontato diverse volte l’argomento dell’olocausto ma ogni volta questo massacro mi fa riflettere su come sia stato possibile che degli uomini abbiamo inflitto tali torture ad altri uomini e man mano venendo a conoscenza di più racconti il male compiuto mi sembra essere sempre più grande di quanto lo immaginavo la volta precedente. Non bisogna però condannare ancora i tedeschi o i discendenti diretti di Hitler o dei comandanti delle SS poiché come dice E. Wiesel: "Non credo alla colpa collettiva: soltanto i colpevoli sono colpevoli. I figli degli assassini sono bambini, non assassini a loro volta". I bambini restano sempre tali con la loro innocenza, e non possono farsi carico di colpe delle quali loro non hanno atto. Per ricordare l’olocausto con i suoi orrori negli anni non serve condannare i discendenti degli assassini ma apprendere nella sua completezza l’orrore del genocidio attraverso testimonianze scritte ma anche orali: solo così si potrà valorizzare il lavoro che i superstiti fanno affinché la loro storia non sia dimenticata e affinché un strage simile non si compia mai più. Ma nonostante ciò persistono ancora oggi delle minoranze come i naziskin che supportano queste ideologie assassine.

Registrati via email