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L’uomo e l’anima in Petrarca.

La contraddizione, la coesistenza degli opposti, […] sono parte integrante della scrittura petrarchesca.
Con queste poche righe Santagata ha sinteticamente descritto lo stile e la personalità di Petrarca. Tutti i suoi componimenti presentano delle costanti: la ripetitività dei temi, il dissidio, caratteri autobiografici, formalità linguistica e stilistica. La poesia, come l’otium letterarium, è un mezzo per evadere dalla società, isolarsi e provare a purificarsi studiando l’età antica, al quale l’autore guarda con rassegnazione e nostalgia. E’ proprio nei momenti di solitudine che nascono le maggiori opere di Petrarca; sembra che egli sfoghi sul foglio tutte le sue paure. Uno tra questi componimenti è “Il Secretum”: il dialogo, strutturato tra l’autore e Agostino, non è altro che una scissione tra il Petrarca “coscienza” e il Petrarca “umano” cioè quello soggetto a tutte le passioni, fallacità e debolezze caratteristiche dell’uomo. Egli è consapevole di essere invaso dall’accidia e sa bene quanto le passioni siano dolci e quanto questa dolcezza, falsa, sia triste; è costretto a convivere con entrambe perché è incapace di liberarsene e allo stesso tempo non trova uno spunto per farlo, infatti al suo dissidio si aggiunge il disprezzo per l’umanità completamente colma di superficialità e futilità: non può guardare a nessun punto di riferimento nel presente, ragione per la quale vive di emulazione del passato non solo nello stile letterale, ma anche negli ideali. Petrarca, però, è perfettamente consapevole che sia impossibile tornare indietro, quindi allo stesso modo non potrà vivere a immagine e somiglianza dell’età antica latina.

Infatti un altro tema ricorrente è quello della fugacità del tempo, scrive Petrarca “ciò che piace all’uomo è un breve sogno”. Il sonetto è una tipologia che il poeta predilige per lo sviluppo della sua posizione a proposito: nelle quartine attua una specie di flashback, in cui ricorda l’amore per Laura, che ha tutte le caratteristiche della letteratura cortese, ove tutto splende e sembra perfetto , a partire dall’aspetto fisico della donna esteso in seguito nel “locus amoeno”; nelle terzine torna al presente e all’oscurità della sua anima, per la quale non ha avuto, durante tutta la sua vita, un minimo di considerazione. Il filosofo Aristotele sosteneva che il corpo fosse il luogo migliore in cui posizionare l’anima, poiché essi sono profondamente legati a tal punto da avvertire simultaneamente la felicità. Ma l’eccesso di piacere avrebbe causato dolore e l’unica parte dell’uomo in grado di controllare e limitare gli eccessi è l’anima. Evidentemente Petrarca, pur conoscendo la filosofia, non ne ha saputo cogliere gli insegnamenti durante la giovinezza e quindi non ha prevenuto la sofferenza che avrebbe turbato la sua vecchiaia.
“La vita fugge e non s’arresta un’ora” è forse la poesia che più descrive questo tema; è un sonetto costruito sull’antitesi tra passato e presente, che porta l’autore al timore del futuro. Pur di liberarsi dalle angosce della vita, Petrarca valuta come il suicidio potrebbe essere una possibile soluzione ma subito dopo si ricrede: esso non essendo un atteggiamento approvato dalla Chiesa, avrebbe allungato la lista dei peccati e incrementato la sua già nota condanna. Nonostante ciò non riesce ancora a trovare la forza per purificarsi e rimanda questo compito a qualcun altro: in “Padre del ciel, dopo i perduti giorni” Petrarca invoca Dio pregandolo di perdonare quell’impegno e quella forza impiegati nel passato che non sono stati destinati a lui; rinnega tutte le gioie e le soddisfazioni precedenti pur di trovare la pace. Questa è la parola chiave con la quale l’autore termina il Canzoniere, come fosse una richiesta d’aiuto.
Come già evidenziato, le opere di Petrarca contengono frequenti elementi autobiografici: potremmo descriverlo come un poeta privo di certezze, ricco di contraddizioni, che vive tutta la sua esistenza combattuto tra fama e prestigio da un lato, sconforto e senso di colpa dall’altro. Non attua un processo di catarsi dal momento che, essendo profondamente umano, non riesce a rinunciare ai piaceri terreni che la fortuna gli regala quotidianamente, come se fossero provocazioni alle quale egli cede soddisfandosi temporaneamente. In seguito paga l’amaro prezzo del senso di colpa e del pentimento. Zafòn, forse pensando a Petrarca, secoli dopo scriverà “[…] il diavolo ha creato la gioventù per farci compiere i nostri errori e Dio ha istituito la maturità e la vecchiaia per consentirci di pagarne il prezzo”.

Fonti: il “Secretum”, il “Canzoniere”, “I frammenti dell’anima. Storia e racconto nel Canzoniere di Petrarca” di M. Santagata.

Destinazione e destinatari: giornalino della scuola, alunni.
Argomento: contraddizioni e conflitti nel pensiero di Petrarca.

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