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L’Imperatore Augusto

Molti storici ritengono che il primo vero imperatore sia stato Cesare. Molte sono le diverse tesi contrapposte e infatti per descrivere in modo corretto la figura dell’imperatore Augusto bisogna contrapporlo a Cesare. I due, discendenti dallo stesso ceppo familiare, erano diversi in tutto, tranne che nel ruolo che ricoprirono nell’Antica Roma. Una prima differenza si deve agli anni in cui vissero: Cesare che era un uomo geniale, intelligente e molto combattivo nacque probabilmente il 13 luglio del 101 a.C. e, dopo le varie cariche di questore, edile, pretore e propretore, console e proconsole in Gallia, dal 69 a.C. al 50 a.C., divenne dittatore di Roma nel 49 a.C. e “regnò” fino alla sua morte avvenuta nel 44 a.C.. Augusto che era un uomo costante ed equilibrato nacque il 23 settembre del 63 a.C. ed è stato il primo vero imperatore romano. Il suo principato fu il più lungo della Roma imperiale,dato che regnò per oltre 40 anni, dal 27 a.C. al 14.d.C.. Augusto salì al potere nel 27 a.C. dopo aver combattuto contro le flotte di Antonio e Cleopatra, nel 31 a.C., ad Azio. Tornato a Roma nel 29 a.C. come vincitore, pose al centro dei problemi il bisogno di uscire dal collasso sociale e dal disordine economico e politico instauratosi dopo la morte di Cesare. Nacque così il Principato, annullando così la Repubblica romana. Augusto, però, non si pose mai come un dittato-re, anzi propose e attuò una Restitutio Reipublicae, con cui ridonava (formalmente) al senato i privilegi che gli spettavano.

Proprio per questo bisogna sottolineare che Augusto era acclamato dal popolo, perché voleva ritornare ai vecchi valori e ai principi della Repubblica, tornare alle tradizioni e mantenere quelle ancora salde (ecco perché non si circonda di un lussuoso apparato di corte alla maniera dei sovrani orientali) e propone leggi sul matrimonio. Dobbiamo però ricordare, come dice Kovaliov che “era necessario restaurare non la Repubblica democratica dell’epoca delle guerre civili, ma la vecchia Repubblica aristocratica dei nobili col predominio del Senato, la scarsa autorità dei comizi, con la sua semplicità di vita e i buoni costumi, ma creando tutto ciò si sarebbe creata una nuova monarchia. Come avvene.” Cesare, invece, che aveva mostrato di gradire le concezioni monarchiche di Alessandro Magno, quindi dei culti orientali (come dice Giannelli), non era amato dal popolo. Questo anche perché per Augusto i tempi dei cambiamenti erano maturi e anche perché non li ha attuati tutti insieme. Come afferma Piganiol, Cesare, a differenza di Silla e Augusto, attuò delle riforme che annullavano contemporaneamente il senato e i magistrati e questo, rendeva indispensabile il potere personale. Per questo Cesare viene visto più come un dittatore che come imperatore qual è Augusto. Con la dittatura fugò ogni speranza di ritorno ad un governo normale e costituzionale. Per questi motivi alcuni congiurati insorsero credendo che l’antica libertà potesse ristabilirsi automaticamente con la morte del “tiranno”. Nessuno osò difendere Cesare, come ci racconta Heuss, pur essendo i cesariani in maggior parte. Erano scomparsi tutti i suoi sostenitori, per cui i congiurati poterono agire senza alcuna resistenza. Ma la loro insurrezione non fece risorgere l’antica Repubblica, perché non si era lasciata niente dietro di sé.
Ritornando ad Augusto, possiamo dire che godette di molti privilegi, ricevette dal senato poteri eccezionali che ne fecero un vero e proprio monarca. Gli venne conferita la potestà tribunizia a vita, che gli permetteva di porre il diritto di veto sui provvedimenti degli altri magistrati e del senato; l’imperium proconsolare, cioè il comando delle legioni; il titolo di principe del senato, che gli dava il diritto di votare per primo le varie proposte di legge influenzando, di conseguenza, gli altri senatori, i quali, non erano disposti a metterglisi contro apertamente; il consolato a vita e la carica di pontefice massimo, con cui sovraintendeva alla vita religiosa; l’appellativo di Augusto dal 27 a.C. che aveva una doppia valenza: quella sacrale (da cui prese il nome l’ordine sacerdotale degli Auguri) e una valenza di accrescimento della patria (dal verbo latino “augeo” che vuol dire “accrescere”); e il titolo di padre della patria in segno di riconoscenza per aver servito lo stato in circostanze particolarmente gravi e anche per far si che i cittadini avessero un certo rispetto nei suoi confronti. Dopo aver assunto la carica di pontefice massimo ripristinò, come promesso, un ritorno al passato dal punto di vista religioso, dato che restituì dignità e valore alla religione tradizionale ed elevò la funzione dei collegi sacerdotale. Venne così introdotto il culto imperiale che era caratterizzato dall’adorazione dell’imperatore vivente e dell’apoteosi, cioè la sua assunzione tra gli dei al momento della morte.
Augusto attuò anche molte riforme: amministrative, dei legionari, e dell’esercito. Istituì il prefetto dell’Urbe, che aveva l’incarico di prevenire e reprimere i disordini in città e nel circondario entro un raggio di cento miglia; il prefetto dei vigili, con compiti di polizia, vigilanza notturna e spegnimento degli incendi; il prefetto dell’annona che garantiva la distribuzione del grano e di altri viveri ai cittadini poveri e durante le carestie.Istituì la guardia pretoria, la guarda personale dell’imperatore che a-vevano non soltanto il compito di proteggere il principe e di prevenire o reprimere ogni tentativo rivoluzionare, ma anche di intimorire il senato.
Augusto divise l’Italia in 11 regioni e l’impero in 25 province suddivise a loro volta in province imperiali (più turbolente e maggiormente mi-nacciate dalle invasioni governate da funzionari nominati dall’imperatore) e province senatorie (sotto il controllo del senato e governate da proconsoli o pretori nominati dal senato stesso). Le pri-me versavano i tributi al fiscus, che era la cassa personale dell’imperatore; le seconde all’aerarium, cioè al tesoro dello stato. In alcune province furono poi istituite le prefetture, cioè delle circoscri-zioni territoriali governati da un prefetto dipendente dal governatore. Come detto in precedenza attuò anche varie riforme militari. Istituì l’aerarium militare che garantiva una “pensione” ad un soldato che lasciava il servizio militare con una buona condotta e creò una flotta militare per tenere lontani, dal Mar Mediterraneo, i pirati. Augusto aveva anche una chiara idea per la politica estera: voleva garantire l’ordine e la sicurezza e continuare la missione civilizzatrice di Roma. Conquistò la Spagna, le popolazioni delle Alpi, le popolazioni sul Da-nubio e l’Armenia (conquistata però con una complessa operazione diplomatica). Augusto non riuscì a spingersi oltre il Reno, perdendo la battaglia di Teutoburgo.
Augusto però si preoccupò anche della cultura. Organizzò la sua pro-paganda con un collaboratore d’eccezionale valore e lealtà, Mece-nate. Grazie a ciò vi fu una fioritura di scrittori e poeti immortali (Virgilio, Orazio, Ovidio, Lucrezio, Properzio, Catullo, Tibullo, Tito Livio). Fu l'età d'oro della letteratura latina. Sorsero molte case editrici. La stampa non era ancora stata inventata, ma le principali opere uscivano in edizioni di cinque o diecimila copie, tutte scritte a mano dagli schiavi, ed andavano esaurite in pochi mesi. Questo anche perché Augusto voleva creare una letteratura romana degna di stare alla pari con i capolavori della Grecia, come afferma Syme ne “La Rivoluzione Romana”.
La società romana, da guerriera ed incolta, si fece sempre più salottiera e raffinata e così si formava il tipico uomo di lettere, lo scrittore di professione, come ci ricorda Parain.
In conclusione si può affermare che Augusto può essere considerato "l'Imperatore della pace". Il suo fu un periodo aureo per la storia di Roma. Con Augusto indubbiamente Roma raggiunge il culmine della sua storia politica, sociale e culturale. La vecchia costituzione repubblicana appare formalmente immutata mentre si è compiuta la più radicale e profonda delle trasformazioni. Comincia la nuova ed ultima fase della storia di Roma, quella dell’Impero. Ed il seguito di questa storia non sarà mai più così bello com’è stato.

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