Ominide 646 punti

Saggio breve - Genitori e figli

Il rapporto tra padri e figli è sempre stato problematico o almeno complesso. Come afferma G. Garbarino, "il padre romano aveva diritto di vita e di morte sul figlio": nell’antica Roma la prole era tenuta in uno stato di totale soggezione all'autorità del pater familias, che aveva la possibilità di accettare o meno un figlio alla nascita e per tutta la vita manteneva il potere decisionale secondo l’idea che "i figli sono oggetti in possesso dei genitori".
Questa condizione è testimoniata in molti testi letterari, come nelle commedie plautine, in cui è spesso rappresentato un adulescens che deve ricorrere ai sotterfugi del servus callidus per ingannare il padre che non comprende i desideri giovanili.
Grazie poi all’incontro con la cultura greca, di orizzonti più vasti, il problema del conflitto generazionale diventa un tema centrale anche delle rappresentazioni teatrali di Terenzio.

Nelle sue opere e negli Adelphoe in particolare, dove afferma "E’ dovere di un padre abituare il figlio a comportarsi secondo la sua volontà e non per timore degli altri: questa è la differenza tra un padre ed un padrone", Terenzio si schiera a favore di un’apertura maggiore nei rapporti familiari e di un’educazione meno rigida e più rispettosa delle inclinazioni dei propri figli, assumendo una concezione assolutamente attuale.
Alla base del legame padre-figlio deve esserci la confidenza, la fiducia reciproca: Terenzio non rifiuta in maniera netta e decisa la tradizionale patria potestas, ma indica come vie migliori la comprensione e l’ascolto al fine di rigenerare un rapporto più maturo.
Come sottolineato da G. Cupaiuolo, il giovane del teatro terenziano non è più lo scapestrato adulescens plautino, ma un uomo maturo: sia padre che figlio in Terenzio sono ricchi di humanitas e liberalitas, tipici aspetti del Circolo degli Scipioni, cui Terenzio aderiva, ma una novità assoluta per quel periodo.
Ora, rispetto al passato, come afferma Kafka, i ragazzi avrebbero "bisogno di qualche incoraggiamento, di un po’ di gentilezza che facilitasse loro il cammino…": ancora adesso, più di prima, gli adolescenti cercano una figura di riferimento che non semplifichi tutto con l’autoritarismo, ma che aiuti a capire e a individuare la giusta direzione da prendere.
È per questo motivo che un padre deve riflettere attentamente sulle indicazioni di percorso da dare ai propri figli e soprattutto sulle modalità espressive da utilizzare per rendere i suoi messaggi più efficaci. In definitiva, l’adolescenza è un passaggio difficile, contornato da disagi, insicurezza ed attimi di nostalgia, ma, allo stesso tempo, dotato di presunzione, frenesia, fretta di crescere per sentirsi autonomo e non dipendere ogni momento dai genitori: è proprio in questo periodo in cui i ragazzi sono pieni di aspettative per il futuro che deve subentrare la figura del genitore, in grado di aiutarli a concretizzare le loro attitudini, comprenderli e dar loro il giusto sostentamento.

Registrati via email