I rischi della comunicazione informativa e culturale operata dalla televisione


La diffusione nazionale della televisione dà inizio ad un fenomeno inculturativo tuttora in atto con un’intensità pervasiva crescente: la trasmissione a distanza d’informazioni tra le più disperate, attraverso le immagini mette nello stesso tempo milioni di spettatori, senza muoversi dal posto in cui ciascuno si trova, nella condizione di vivere la medesima esperienza culturale.
Sia uno spettacolo musicale o sportivo, un telegiornale, un telefilm o un film o altro tipo di trasmissione, quanti sono davanti al televisore ricevono lo stesso messaggio che veicola un unico tipo d’idee, di sentimenti, di fantasie. Anche se chi è al di qua del video reagisce con la sua sensibilità e con il suo bagaglio di conoscenze, che sono diversi da individuo a individuo, di fatto è “bombardato” da immagini che, con la forza coibente e convincente della loro evidenza e concretezza, gli forniscono in maniera sistematica e continua determinate risposte ai bisogni della vita quotidiana: attraverso la pubblicità gli dicono che cosa gli serve e cosa consumere, attraverso i divi del momento gli indicano i modelli più accreditati a cui ispirarsi, attraverso l’attualità 8avvenimenti politici, sportivi, di cronaca…) gli orientano la sensibilità e il pensiero e ne selezionano l’attenzione in una certa direzione. Sono soltanto alcuni dei molti esempi possibili per sottolineare almeno due cose.
Da una parte c’è la fondamentale passività del fruitore televisivo (con la TV il coinvolgimento dello spettatore si accresce notevolmente, quasi come con il cinema): il video è un canale d’informazione a senso unico, che va solo dall’emittente al ricevente, il quale alla lunga, se non trova in altre sed’il modo di “disintossicarsi” e di filtrare criticamente i messaggi ricevuti, finisce con il ragionare e con il sentire con la “testa” della televisione, di cui non riesce a fare a meno; si trasforma cioè in un “video-dipendente”. Dall’altra parte c’è, come rovescio della medaglia, l’alto potente del mezzo televisivo di condizionare l’opinione pubblica: chi gestisce questo fondamentale strumento di produzione culturale, attraverso le scelte dei programmi da mandare in onda, dei loro contenuti e delle modalità di presentarli dispone di una possibilità d’influenza sulle opinioni, sui giudizi, sui comportamenti e sugli atteggiamenti del pubblico sconosciuta, per la sua pervasività, agli strumenti precedenti della comunicazione tra gli uomini.
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