Piacere: istruzioni per l'uso

Come tutti sanno, il piacere ci accompagna quotidianamente e si presenta in forme sempre diverse: dai complicati scambi di sorrisi, sguardi ed effusioni, alla primitiva scarica adrenalinica mentre si fa sport. Cos'è, davvero, il piacere? Di certo è una parola intorno alla quale orbitano secoli e secoli di studi, considerazioni, esperimenti. Innumerevoli sono stati i poeti che l'hanno lodato, gli scienziati che hanno tentato di carpirne i segreti ed i giovani che l'hanno profondamente amato. "Il piacere è nato con l'uomo e concepito per il bisogno di benessere". Ecco ciò che dissi tempo fa parlando di Leopardi e la sua "Quiete dopo la tempesta". La natura, ciò che circonda il nostro essere ed ogni più sfuggente piccolo particolare, rendono nuova e migliore la tendenza al piacere. Siamo nati per questo. Ci è stato concesso l'ineffabile piacere della passione, descritta divinamente dal grande d'Annunzio: "Ricercavano il Sommo, l' Insuperabile, l' Inarrivabile". Parole profonde, la cui forze ed imponenza portano al di là del materiale benessere fisico, oltre l'immaginazione, sulla sottile linea di confine tra il sogno ed il reale. L'amore per una donna, l'irrefrenabile bisogno di sfiorarla, l'indomabile veemenza del battito di cuori pulsanti d'energian non sono qualcosa che può essere spiegato. Non esiste teoria scientifica o teologica che tenga. D'altronde, però, il mondo è bello perché è vario. Il pessimismo ungarettiano, infatti, si affaccia fiocamente come nota stonata: "Volti al travaglio come una qualsiasi fibra creata, perché ci lamentiamo noi? E' innegabile il mio acceso dissento." Come possiamo essere considerati fibra volta al dolore, alla sofferenza? L'indole umana volge alla felicità, ed è per questo che l'abbandonarsi è soltanto una mera sconfitta.Il vero fallimento è l'apatia. Ragionare che l'unico obiettivo fosse quello di evitare la tristezza, non è follia? Anche Leopardi, colto da improvvisa solitudine ed insoddisfazione, ha pensato che la vera felicità si presentasse nella momentanea assenza di dolore. E' facile fare del dolore la scusa per non prendere atto che la vita è bella, preziosa, breve. Vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo e cogliere il bello in ogni cosa, esasperare l'emozione di ogni piccolo gesto. Questo è il segreto. "Il giornale, il cane, capire, scarpe comode [...]" Sembrerebbero parole superficiali, disordinatamente assemblare: non è così. Bertold Brecht scrive poche, semplici parole da cui traspare tutto il suo amore per la vita; una vita in cui il normale diventa speciale, il quotidiano diviene nuovo, ed il nuovo si trasforma in sogno. Come non parlare poi del piacere della conoscenza? Moltissimi traggono piacere dal carpire i segreti del mondo, assorbire informazione come affamati di un'insaziabile voglia d'imparare. Tale pensiero avvalora le tesi per cui il piacere può celarsi in ogni ed essere applicato a qualsiasi teoria sociale. Il popolo giapponese, per esempio, trova la pace nella tranquillità di vivere, nella pacatezza dei movimenti, nella cura dei semplici particolari, nel silenzio. Altri, invece, traggono benessere dalla frenetica voglia di acquistare, rumoreggiare, osservare l'informe immagine delle grandi città. La verità è che ogni uomo, donna, bambino che appartenga a qualsivoglia razza, ceto sociale ed economico, riesce a provar piacere, senza limitazioni e restrizioni. Non abbandoniamoci dunque all'insoddisfazione, ma viviamo nella consapevolezza che ogni giorno sarà migliore del precedente.

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