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Pessimismo e Ottimismo in Dante, Foscolo, Leopardi, Pirandello, Calvino

Dante, Foscolo, Leopardi: pessimismo storico e metafisico
L'esperienza politica di Dante è l'aspetto che più contribuisce alla sua presa di coscienza dello stato di lacerazione, declino della situazione presente. Infatti vive direttamente il tentativo di Bonifacio VIII di imporre il suo dominio sulla Toscana, il conflitto tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri, la successiva vittoria dei Neri e il conseguente esilio che porterà Dante in varie regioni italiane (e che tra l'altro gli permetterà di capire la globalità di questo processo di declino che non è proprio della sola Firenze), il fallimento del progetto secondo cui Enrico VII di Lussemburgo doveva scendere in Italia per essere incoronato con il consenso del Papa. Dante sintetizza così il problema: l'imperatore manca della funzione di supremo arbitro della vita civile disinteressandosi dell'esercizio della sua autorità sulla penisola italiana lasciandola in balia dei suoi conflitti. La Chiesa d'altrocanto aspira al potere temporale che non è di sua competenza, è mondanizzata e corrotta, è negligente nei confronti del suo esclusivo compito di guida spirituale dell'umanità. Nel De Monarchia Dante allude ai due poteri con l'immagine di due soli che illuminano l'umanità guidandola. E' evidente quindi la necessità che nessuno dei due poteri sia subordinato all'altro e che essi non si influenzino reciprocamente. Dante sottolinea poi la loro diversa sfera d'azione: l'Impero ha per fine la felicità dell'uomo in questa vita, la Chiesa invece il raggiungimento della beatitudine eterna.

Tuttavia la soluzione non deriva da una messa in pratica di tali principi. Dante nella Commedia delinea un disegno molto più radicale: il processo di rigenerazione dell'umanità deve essere conseguenza di una rivoluzione spirituale, non solo di un determinato assetto politico o tipo di rapporto tra Stato e Chiesa. Dante racconta il suo viaggio nei regni dell'oltretomba al fine di indicare la via dell'espiazione e della purificazione.
E' evidente allora che se esiste una prospettiva di salvezza, essa non va ricercata entro i limiti di una svolta di tipo storico-politico, ma più in generale nella fede e nella morale cristiana. Questo passaggio è caratteristico perchè nasconde una ambivalenza cruciale: si tratta infatti sia della salvezza dell'uomo terreno che della salvezza eterna dell'uomo. Questi obiettivi per Dante sono raggiungibili tramite un unico processo: l'allontanamento dell'uomo dal peccato, la sua espiazione e in definitiva l'adesione alla legge necessaria di Dio. Non a caso il sesto canto di ognuna delle tre cantiche è un canto politico, numerosi sono i personaggi che hanno fatto parte attiva nella scena politica a lui contemporanea, invettive e apostrofi sono dirette talvolta contro Firenze o contro l'Italia. Una scelta simile non dipende (come interpretano banalmente alcuni studenti) dalla volontà di condannare fortemente i suoi nemici politici con l'espediente del giudizio divino, ma piuttosto è tesa a iscrivere il declino politico nel declino spirituale, quindi ricondurre l'uno all'altro. La conseguenza è che come ho già detto la rigenerazione spirituale e morale dell'uomo, oltre a garantirgli la salvezza eterna contribuisce alla rigenerazione storica.

Foscolo invece nutre una sfiducia nei confronti del processo storico e in particolare nei confronti dell'esistenza di svolte positive della situazione storica attuale. Nell'Ortis è molto visibile come Foscolo prenda coscienza del nuovo regime oppressivo di Napoleone, dell'impossibilità di una reazione a questa tirannide e della caduta definitiva delle speranze patriottiche. L'unica via d'uscita appare a questo punto la morte intesa come "nulla eterno".
Questa forma radicale di pessimismo storico viene però moderata dalla ricerca di una serie di valori positivi che si muovono a una quota diversa rispetto al muro rappresentato dalla storia perchè sono valori eterni quindi inalienabili sia dal processo storico che dall'azione del tempo: la famiglia, l'eredità classica, la poesia, l'aspetto celebrativo della morte. Questi temi, tra l'altro riproposti nei sonetti, acquisiscono una funzione più attiva nei Sepolcri. La tomba in particolare assume importanza fondamentale nella civiltà perchè è strumento di memoria. Permette di conservare i valori civili, le tradizioni di un popolo, tramanda la vita e le imprese di grandi uomini affinchè essi siano oggetto di imitazione. Questa illusione della sopravvivenza è il motore dell'impegno politico degli uomini attuali dal momento che a loro è garantito di essere ricordati. Vediamo quindi una svolta positiva nel pessimismo storico foscoliano.

"Pessimismo storico" ha invece una accezione molto diversa in Leopardi e occupa soltanto una prima fase del suo pensiero. Si tratta qui di una nostalgia nei confronti della civiltà antica che era in grado di vivere lontana dalla consapevolezza della sua vera infelicità con l'ausilio della natura che in questa prima fase è madre benigna della civiltà. La civiltà moderna, dice Leopardi, per mezzo degli strumenti della ragione, è giunta alla consapevolezza della sua vera condizione. Questa consapevolezza del vuoto della esistenza umana indebolisce l'uomo moderno stesso ed è fattore sfavorevole nei confronti della sua forza morale. In questa prima fase la condizione della degenerazione della civiltà contemporanea è attribuita ad un processo storico, cioè dipende esclusivamente dall'uomo. Conferma di tutto ciò è il fatto che il titanismo di Leopardi appartenente a questa prima fase è una sorta di strumento di reversibilità della condizione dell'uomo moderno. Consiste appunto in un atteggiamento del poeta che in qualità di depositario delle virtù antiche di fronte alla rassegnazione sprona alla reazione. Anche in questa prima fase ci sono comunque degli accenti pessimistici che non vanno sottovalutati: anche per l'uomo antico, considerato modello di perfezione, il piacere e la felicità sono solo una illusione momentanea. La seconda fase è definita a partire da una revisione del concetto di Natura che viene ad essere non più una madre benigna che opera per il bene delle sue creature ma un meccanismo cieco, indifferente alle sue creature, che non opera più secondo un fine. Cade così il mito dell'uomo antico che vive mantenendo un rapporto armonioso con la Natura, l'uomo è condannato all'infelicità in assoluto, a prescindere dall'epoca storica. Si parla di "pessimismo cosmico" proprio perchè l'infelicità dell'uomo non è frutto di una condizione storica ma di un principio metafisico che è al di fuori della portata dell'uomo, al di fuori del tempo, è costante e inesorabile. La reazione propria della seconda fase non è finalizzata come nel primo caso a dare una svolta in positivo alla condizione dell'uomo proprio perchè essa è irreversibile. E' qualcosa che nasce dalla consapevolezza collettiva della reale condizione umana e porta gli uomini a unirsi in uno spirito di solidarietà.

Pirandello e Calvino: un "pessimismo gnoseologico"
Il nodo fondamentale della visione di Pirandello consiste nella sfiducia nella universalità della soggettività e dei punti di vista. Ogni membro della società è percepito da essa come multiforme, come una pluralità di uomini, in base al fatto che ognuno assume un punto di vista diverso nel giudicare ogni altro. Esistono due conseguenze di questo asserto: la prima è che la società è evidentemente permeata da una forte contraddizione perchè è allo stesso tempo incapace di definire univocamente gli uomini che la compongono e caratterizzata dall'imposizione agli uomini di identità convenzionali, "maschere". La seconda conseguenza è che l'uomo si strugge perchè in lui si contrastano una forza per cui tende a cristallizarsi in una identità e la suddetta forza disgregatrice dell'io. La presa di coscienza di questa inconsistenza della soggettività suscita nei personaggi pirandelliani smarrimento e dolore. L'impossibilità di fissarsi in una identità e la coscienza di non poter essere uno bensì "nessuno e centomila" provoca angoscia ed orrore oltre ad un forte senso di solitudine. L'aspetto importante poi è che Pirandello non veda una soluzione che metta fine a questo disagio dell'uomo. Pirandello non vede un'altra società, non c'è una via d'uscita storica. L'unica via di relativa salvezza che talvolta viene data ad alcuni personaggi è la fuga nell'irrazionale, nell'immaginazione che porta verso un "altrove fantastico" oppure la via della follia. Qualcosa che in un certo senso può essere visto come una soluzione è l'abbandono da parte di alcuni personaggi dell'obiettivo di fissarsi in una identità, rifiutando di far parte della società e di tentare e illudersi di assumere in essa un ruolo.

La visione del mondo di Calvino è caratterizzata da un forte rifiuto dell'antropocentrismo. Si tratta di un problema conoscitivo e in generale del problema della possibilità di azione. L'uomo non è più in grado di avere un quadro globale del mondo, non ha gli strumenti per conoscere ogni aspetto della realtà con esattezza. A ragione di questo c'è soprattutto la mancanza di un modello interpretativo, di un metodo che possa essere applicato sempre alla risoluzione di un problema. La descrizione del mondo quindi non viene più a essere la ricerca di principi sempre più generali che iscrivano quelli più numerosi e particolari. La realtà assume ora la forma di una rete, di un labirinto in cui non si può trovare una via di uscita in modo tale che si possa elaborare una sintesi in una visione onnicomprensiva, globale. Ci si deve limitare alla conoscenza parziale della rete mantenendo la consapevolezza che l'insieme dei collegamenti tra un punto ed un altro corrisponde ad una delle svariate interpretazioni di cui la realtà è suscettibile. L'obiettivo dell'uomo, cioè il grado più elevato dell'azione a lui consentita, non è la ricerca della verità ma si limita alla non resa di fronte all'inestricabilità del labirinto, alla continua ricerca di interpretazioni, di collegamenti tra pensieri diversi e tra parole diverse. Sottolineerei in modo particolare la ricerca di collegamenti tra parole diverse perchè ciò si adegua di più all'idea di Calvino della realtà come insieme di parole. Le città invisibili è di fatto una rete di parole e di pensieri che è compito del lettore collegare.

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